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Cosa mettono gli italiani nel carrello della spesa?

La dettagliata analisi dell’Osservatorio Immagino descrive cosa sta cambiando nel carrello della spesa degli italiani. Il dato di sintesi mostra che l’inflazione colpisce tutti gli strati della popolazione, e maggiormente le fasce deboli. Una situazione in evoluzione a causa dello scenario economico-politico generale

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di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – È cambiato il valore nutrizionale del carrello della spesa degli italiani tra il 2021 e il 2022? Un’interessante ricerca elaborata dall’Osservatorio Immagino GS1 Italy parte dai dati presenti nelle tabelle nutrizionali poste sulle confezioni di 81.004 prodotti alimentari.

A grandi linee la tendenza generale si mantiene sui livelli dell’anno precedente, ovvero cala il consumo degli zuccheri mentre carboidrati e proteine rimangono stabili.

Nel 2022 aumenta il consumo di prodotti che contengono fibre e diminuisce quello dei grassi e dei grassi saturi.

La valutazione complessiva del carrello della spesa registra quindi una diminuzione dell’apporto calorico.

“Drogheria alimentare”

Aumento delle proteine e calo dei grassi sono presenti nella categoria “drogheria alimentare” (che comprende pasta, riso, condimenti, sughi, vegetali in scatola e prodotti da forno).

Il +1,7% delle proteine è dovuto al maggiore consumo di alimenti per sportivi, piadine, panettone, pandoro, riso specialità, merendine e frutta secca senza guscio.

La contrazione dei grassi (-1,2%) dipende dai minori consumi di olio extravergine d’oliva, olio di semi, biscotti tradizionali, olio d’oliva, frutta secca con guscio e latte uht.

La quota dei carboidrati è stabile, ma guardando ai soli zuccheri il trend rimane negativo (in calo le vendite di zucchero, biscotti tradizionali, latte uht e creme spalmabili dolci.

L’apporto delle fibre conferma i valori positivi, anche se leggermente inferiore al 2021 (+0,4% contro 1,4%).

“Fresco”, “freddo” e “bevande”

Carboidrati, zuccheri e fibre sono cresciuti nella categoria “fresco” (latte, yogurt, formaggi, salumi e uova). I macronutrienti più importanti restano le proteine (10,7 gr per 100 gr di prodotto) seguite dai grassi (9,2 gr).

La crescita dei carboidrati (+1,5%) è da imputare al maggior consumo di primi piatti pronti, dessert freschi, latte fermentato/kefir, pasta fresca ripiena, snack salati e piatti pronti vegetali.

In dettaglio, la maggior quota di fibre (+6,3%) dipende dall’aumentato consumo di primi piatti pronti classici e vegetali, pasta fresca ripiena, snack salati e sostituivi dello yogurt, mentre per gli zuccheri (+1,4%) ci sono dessert freschi, latte fermentato/kefir, uova di quaglia, succhi freschi e merendine dolci fresche.

La categoria “freddo” comprende surgelati vegetali, gelati, piatti pronti surgelati e surgelati di carne. Qui aumentano carboidrati (piatti pronti, carne e senza glutine) e grassi (piatti pronti surgelati, senza glutine e dolci/pasticceria surgelati), mentre calano proteine (minor consumo di pesce, frutta e pizza surgelati) e fibre (meno surgelati di frutta, gelati multi pack e pizze).

Infine la categoria “bevande” (acqua, aperitivi, alcolici, birra, vino e succhi di frutta) è quella che incide meno sull’apporto nutrizionale complessivo.

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Italians do it better

I prodotti alimentari italiani sono di gran lunga i preferiti: nel carrello della spesa fatta in supermercati e ipermercati è entrato l’1,3% di prodotti in più targati Italia.

L’analisi di Osservatorio Immagino ha considerato pittogrammi, claim e indicazioni geografiche registrate e tutelate dall’UE. Nell’arco di 12 mesi l’offerta è aumentata del 9,3% mentre la domanda è scesa dell’8,0%.

Il gruppo più rilevante è costituito da 14.413 prodotti che riportano la bandiera italiana sull’etichetta (+1,7%): offerta in crescita del 9,1% (latte uht, affettati e bevande a base di tè) e domanda in calo del 7,5%.

Al secondo posto per rilevanza 7.538 prodotti con la dicitura 100% italiano, che hanno realizzato +3,3% (+12,5% dell’offerta compensata da -9,2% della domanda). I preferiti in questo gruppo sono latte uht, biscotti tradizionali, pasta di semola, merendine, gelati multipack e affettati. In perdita birre alcoliche, mozzarelle e mascarpone.

La dicitura prodotto in Italia, presente su 6.569 prodotti, ha diminuito le vendite dell’1,8%. Il calo della domanda (-8,9%) è stato in parte bilanciato dall’aumento di prodotti con questo claim. Zucchero, pomodori, uva, affettati e verdura di quarta gamma sono cresciuti; in calo i vini Igp, Igt, Doc e Docg.

A livello regionale, Sardegna (+8,3%), Molise (+10,7%) e Liguria (+6,3%) hanno segnato le migliori performance. In calo Lazio (-10,0%), Friuli-Venezia Giulia (-10,6%), Basilicata (-8,8%), Campania (-5,2%), Abruzzo (-4,0%), Vale d’Aosta (-3,0%).

Meglio senza

Un discorso a parte merita il complesso universo del free from, ovvero i prodotti accomunati da scarsa presenza o assenza di alcuni componenti: pochi zuccheri, poche calorie, senza zucchero, senza olio di palma, senza grassi idrogenati, senza sale, senza aspartame, senza conservanti, senza OGM.

Il fenomeno dei prodotti “senza” ha modificato profondamente i consumi alimentari negli ultimi anni, e ha confermato il trend crescente anche nel periodo 2021-22.

Il paniere comprende più di 13mila referenze, ossia il 17,2% dei prodotti esaminati da Osservatorio Immagino. Il giro d’affari è ovviamente notevole: 7,4 miliardi di euro, quasi il 25% delle vendite di supermercati e ipermercati, con una crescita dell’1,4%.

Il claim storico è “senza conservanti” seguito da “senza olio di palma”. Vanno molto bene anche i claim “pochi grassi”, “pochi zuccheri” e “senza coloranti”. In aumento il giro d’affari dei prodotti “senza additivi”, “senza zuccheri aggiunti”, “senza glutammato”, “senza antibiotici”, “poche calorie” e “senza aspartame” (anche se riguarda pochi prodotti).

Stabili i prodotti “senza OGM”, quelli senza o a ridotto contenuto di “grassi saturi”, mentre calano quelli “senza grassi idrogenati”, “senza polifosfati” e “senza sale”.

Meglio con

Sul versante opposto si trovano i prodotti rich-in, ovvero quelli che hanno qualcosa i più: “con vitamine”, “ricco di fibre”, “con Omega 3”, “integrale”, “ricco di ferro”, “fonte di calcio”.

Anche il giro d’affari di questo carrello della spesa è importante: 4,1 miliardi di euro per i 9.832 prodotti esaminati dall’Osservatorio Immagino che indicano in etichetta l’apporto di alcuni nutrienti, dalle fibre ai fermenti lattici.

Rispetto all’anno precedente, le vendite sono aumentate del 2,8%. Si consolida una tendenza che interessa il 12,1% dei prodotti presenti sugli scaffali di supermercati e ipermercati e porta a 13,7% il complesso dei prodotti di questo paniere.

Il componente più gettonato è il claim “proteine”, che registra +8,4% (+18,4% dell’offerta compensata da -10,0% della domanda). “Fibre” cresce +2,7% su base annua; positivo anche il gruppo “vitamine” (+0,8%), “integrali” (+1,4%), “calcio” (+6,4%), “fermenti lattici” (+5,0%).

In calo sono invece i prodotti con i claim “Omega 3” (-1,5%), “ferro” (-3,9%) e “iodio” (-6,2%): in questi tre casi la flessione della domanda non è stata compensata dall’aumento dell’offerta, diversamente da “magnesio”, “potassio” e “zinco”.

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Intolleranze, veg, biologico & Co.

I prodotti che in etichetta fanno riferimento alle intolleranze alimentari sono sempre più gettonati, nonostante siano consumati molto spesso da persone che non sono intolleranti né allergiche. In questa fascia rientrano gli alimenti “senza glutine”, “senza lattosio”, “senza latte”, “senza lievito”, “senza uova”.

A questo gruppo appartiene il 13,1% dei prodotti esaminati: 4,4 miliardi di euro per il 14,9% del paniere.

Il claim più performante rimane il “senza glutine” sia per numero di prodotti (rappresenta il 10,5% del paniere intolleranze) che per valore delle vendite (3,1 miliardi di euro).

Nel panorama del gluten free ci sono anche i prodotti con il logo “senza glutine” rilasciato dall’Associazione Italiana Celiachia (AIC).

Ottime performance anche per i claim “senza lattosio” e “senza latte”.

L’emergere dei claim più recenti “senza lievito” e “senza uova” testimonia il crescente successo dei prodotti contro le intolleranze.

Per il secondo anno consecutivo hanno una leggera contrazione le vendite di prodotti che fanno riferimento a precisi stili di vita che vanno dal “veg” (vegetariano e/o vegano, che resta la più importante, con un’incidenza del 6% sulle vendite) al “biologico”, passando per “halal” e “kosher”.

In tutti questi casi l’espansione dell’offerta non è riuscita a contrastare la contrazione della domanda, fatta eccezione per il paniere “kosher” (+0,2%) e per quello “halal” (+2,7%).

Il carrello sostenibile

Se durante la pandemia il focus era concentrato su salute e sicurezza, il post pandemia ha riacceso l’interesse per la sostenibilità: un tema sul quale le imprese continuano a investire per venire incontro alle esigenze dei consumatori e per essere in linea con una legislazione sempre più stringente. Parliamo di un paniere che interessa più di un terzo dei prodotti di supermercati e ipermercati.

Osservatorio Immagino fa notare che si tratta di sostenibilità a tutto tondo: dal prodotto al packaging, dalle condizioni dei lavoratori all’impatto della filiera.

Piacciono i prodotti riciclabili o con materiale riciclato, con meno plastica, biodegradabili, compostabili, senza fosfati, con almeno un ingrediente vegetale; le aziende dichiarano in etichetta il loro impegno per la riduzione dell’impatto ambientale e delle emissioni di CO2, come pure degli sprechi.

A questo proposito piacciono le certificazioni Ok-Compost, Ecolabel, Sustainable Cleaning e le confezioni in Mater-Bi.

La sostenibilità, quindi, è entrata a pieno titolo nel carrello della spesa, che si riempie di prodotti che recano in etichetta le certificazioni relative alla Corporate Social Responsibility e alla provenienza e sicurezza dei prodotti.

In sostanza, i consumatori vogliono sapere se le aziende rispettano i principi della sostenibilità ambientale e del lavoro.

Osservatorio Immagino ha evidenziato quattro aree. La bandiera del paese di origine è l’elemento distintivo più usato (14,3%), forse perché immediatamente riconoscibile, con una crescita annua dell’1,5%.

Il logo “EU Organic” compare nel 6,4% dei prodotti esaminati, con un calo di vendite del 3,4%. Il marchio europeo di conformità CE, che ha aumentato il giro di affari del 5,5% (va tuttavia rilevato che in questo marchio rientrano anche prodotti non alimentari, come termometri e test diagnostici).

In crescita il giro d’affari dei prodotti con il marchio FSC (Forest Stewardship Council), dovuto anche all’ampliamento dei prodotti offerti che vanno dal caffè macinato ai gelati in vaschetta, dal pesce surgelato alla pasta di semola fino ai fazzoletti di carta.

Friend of the Sea ha mantenuto un sostanziale equilibrio perché il calo di vendite del tonno e di altre conserve ittiche è stato compensato dall’aumento di cibo per gatti e piatti pronti.

Mi fa bene

Nel perimetro food cresce il numero di prodotti e ingredienti ritenuti benefici: +3,6%, dove la crescita dell’offerta (+11,6%) ha compensato il calo della domanda (-8,1%).

Best performer del gruppo è la mandorla, seguita da un mirtillo po’ in calo.

Crescono le vendite di cocco (ma cala l’acqua di cocco) e avocado, e tra i superfruit fanno il loro ingresso trionfale mango e anacardi

Trend negativo per le vendite di farine: si piazzano bene avena, farina di mais e farina di riso, ma si contraggono le vendite di farro, quinoa, kamut, germe di grano e olio di mais.

Tra i dolcificanti cala lo zucchero di canna (-6,8%) mentre conquista il carrello della spesa la stevia (+5,8%).

Non particolarmente brillante il mercato dei semi di zucca, sesamo, chia e canapa ad eccezione de semi di lino (best performer con + 16,8%). Altrettanto si può dire delle spezie: zenzero, curcuma e cannella sono i più menzionati in etichetta, ma le vendite sono in calo.

Tutti negativi i numeri dei superfood come goji, matcha, spirulina e açai.

Fra le nuove tendenze che vivacizzano il carrello della spesa si prevedono interessanti performance per burro d’arachidi, soia edamame, tahina e pappa reale.

Foto di Julia Zolotova su Unsplash

A qualcuno piace ruvido

Tutti i gusti son gusti, dice il vecchio adagio, e mai si rivela calzante come nel caso della consistenza dei prodotti: croccante, sottile, vellutato, cremoso, morbido, ruvido, ripieno, farcito.

Questo segna l’affermazione della tendenza esperienziale del cibo: le etiche non si limitano a informare ma cercano di stimolare emozioni e attirare l’attenzione dei consumatori.

Se “croccante” e “cremoso” hanno perso smalto, “tenero” mantiene il suo pubblico di affezionati, mentre “morbido” e “ripieno” si dimostrano più appealing.

Se “sottile” (specie per pizza surgelata e pasta fresca non ripiena) perde estimatori, “soffice” ne conquista (dolci natalizi e pasquali, merendine, pane per tramezzini).

Conquista spazio il claim “ruvido” a cui fa da contraltare “vellutato”, mentre vanno in crisi “farcito” e “fragrante”.

Il metodo di lavorazione dei prodotti alimentari sembra suscitare un interesse crescente da parte dei consumatori, specie se richiama la tradizione, l’artigianalità e la cura della produzione.  Un interesse a cui le imprese cercano di dare risposte più o meno soddisfacenti.

Nel paniere pasta il termine più presente sulle etichette è “trafilato”, generalmente al bronzo, che ha aumentato le vendite dell’11.4%. Per quanto riguarda l’olio il claim di tendenza è “estratto a freddo” (-3,2%), mentre la birra è meglio “non filtrata”, anche se ha segnato un calo del 10,2%.

La vendita dei prodotti “a lievitazione naturale” ha subito una leggera flessione mentre è migliorata quella dei prodotti definiti “lavorati a mano”.

Buone le performance dei claim “essiccazione”, riferito alla pasta di semola, “artigianale”, “non fritto” e “affumicatura”.

L’agricoltura e l’attrazione per la filiera

Dove la ricerca della sostenibilità è decisamente alta è nell’agricoltura.

Al claim “biologico” e al logo EU Organic sembrano preferiti i claim relativi alla “filiera”, che ha conquistato +8,3% delle vendite.

Il claim “senza OGM” continua a crescere (+0,1%), mentre “ingredienti 100% naturali” è il leggera flessione (-0,3%).

I prodotti “senza antibiotici” hanno guadagnato il 7,9% in un anno e riguardano specialità ittiche, pollo, volatili da cortile e conigli, e crescono le vendite dei prodotti certificati ICEA.

Per quanto riguarda la responsabilità sociale, i prodotti che hanno spinto il settore sono caffè macinato, gelati in vaschetta, pasta di semola e merendine. Le certificazioni più accreditate (non solo per prodotti alimentari) sono FSC (Forest Stewardship Council), Rainforest Alliance, PEFC, Fairtrade, mentre è in calo UTZ (-20,2%).

Non manca infine l’attenzione al benessere animale: cresce il mercato dei prodotti “cruelty free” e di quelli certificati ASC (Aquaculture Stewardship Council), MSC (Marine Stewardship Council), Friend of the Sea.

Riciclo quindi sono

Raramente le confezioni non riportano la riciclabilità delle confezioni, un’avvertenza apprezzata dai consumatori più attenti all’ambiente ma ormai – anche per merito delle raccolte differenziate – ritenuta complessivamente indispensabile.

Osservatorio Immagino rileva giustamente che la mancanza di queste informazioni non vuol dire che la confezione non sia riciclabile: ad esempio, il vetro è riciclabile al 100%.

Per avere un quadro generale del riciclo, nell’85% dei prodotti analizzati la confezione è totalmente (4,9%) o largamente (82,3%) riciclabile. In calo costante i packaging non riciclabili (3,5% del totale).

Il comparto più virtuoso è quello dei surgelati (il 64,8% fornisce informazioni sul riciclo), seguito da ortofrutta (53,2%), fresco (47,5%), drogheria (47,4%), carni (37,2%) e ittico (33,6%).

Nettamente più bassa la percentuale di informazioni sul riciclo per i prodotti non food.

Ma quanto mi costi?

Non torniamo qui sulle tante cause che hanno determinato la permacrisis, il neologismo che sintetizza l’attuale situazione di incertezza e difficoltà diffuse.

In estrema sintesi, si evidenzia una crescente attenzione a quello che si mette nel carrello della spesa: si guarda di più ai prezzi, alla convenienza e alle offerte. In alcuni casi si cercano prodotti in fasce di prezzo più basse a si rinuncia all’acquisto.

Il mercato tiene ancora abbastanza bene, ma si stanno manifestando gli effetti della crisi a partire dalle fasce più basse; reggono le vendite dei prodotti della fascia alta, sostenuti da una variazione minima dei prezzi e dall’aumento dei volumi. Nelle fasce media e bassa invece i consumatori hanno comprato meno per fronteggiare l’aumento più consistente dei prezzi.

Pur con le opportune differenze, i panieri più “particolari” (free from, rich-in) sono quelli con i prezzi più alti mentre i prodotti base sono rimasti più “accessibili”. Resta il fatto che spesso, anziché rinunciare a un determinato prodotto, si preferisce cercarlo nella fascia di prezzo più bassa.

Un ultimo accenno va fatto ai claim della convenienza (conveniente, risparmio, 3×2, maxi formato, formato scorta, maxi pack) per prodotti rivolti soprattutto a famiglie con figli e con reddito medio-basso.

Se da un lato i produttori hanno inserito più prodotti che trasmettono l’idea della convenienza, dall’altro la risposta dei consumatori è stata debole.

A conclusione della puntuale analisi di Osservatorio Immagino emerge che l’inflazione crescente colpisce tutte le fasce di reddito, ma incide maggiormente su quelle più deboli e la situazione è in evoluzione. Speriamo che nel prossimo rapporto si evidenzi una situazione migliore.

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Rinnovabili • Incentivi fotovoltaico, i bonus 2024 per privati e famiglie

Incentivi fotovoltaico, i bonus 2024 per privati e famiglie

Dal reddito energetico ai nuovi incentivi per l’autoconsumo virtuale, dal bonus fotovoltaico al 50% ai contributi regionali. Ecco una guida completa ed aggiornata a tutti gli incentivi dedicati al fotovoltaico in Italia per famiglie e privati

Incentivi fotovoltaico, i bonus 2024 per privati e famiglie
Guida agli incentivi per il fotovoltaico residenziale 2024

Guida completa e aggiornata agli incentivi statali e regionali per il fotovoltaico 2024

Anche nel 2024, in Italia, i privati cittadini possono dotarsi di un impianto fotovoltaico facendo affidamento su una serie di sussidi dedicati, dai bandi regionali ai contributi statali. Abbiamo raccolto tutti gli incentivi al fotovoltaico 2024 in una guida, per offrire una panoramica completa e aggiornata degli strumenti di agevolazione finanziaria e fiscale attualmente in vigore e delle modalità per accedervi.

Incentivi al fotovoltaico 2024 per privati e famiglie: bonus e contributi statali

Tra fine del Superbonus 110% e nuove configurazioni dell’energy sharing, i regimi incentivanti per il fotovoltaico dei privati cittadini stanno mutando rapidamente. Oggi la tendenza generale è quella di premiare gli impianti solari in autoconsumo e mettere in campo nuovi strumenti contro la povertà energetica. Dagli ecobonus edilizi “rimaneggiati” al pannelli solari gratuiti per le famiglie a basso reddito, ecco come stanno cambiando gli incentivi per il fv residenziale.

Fotovoltaico gratuito, i contributi del Reddito Energetico (ISEE) 

Una delle grandi novità in tema di incentivi statali al fotovoltaico domestico è il Reddito energetico nazionale 2024. La misura permette di ottenere, per alcune fasce economiche della popolazione, pannelli fotovoltaici domestici in maniera gratuita grazie ad un contributo in conto capitale. Con l’obiettivo più ampio di riuscire a realizzare nell’arco di due anni – il 2024 e il 2025 – circa 31mila impianti solari residenziali al servizio di famiglie in condizione di disagio economico. Budget stanziato per il biennio: 200 milioni di euro.

Beneficiari: possono fare richiesta del Bonus Fotovoltaico Reddito Energetico tutti i nuclei familiari con ISEE inferiore a 15.000 euro; oppure inferiore a 30.000 euro ma con almeno 4 figli a carico. L’incentivo è destinato al Soggetto realizzatore dell’impianto.

Tempistiche: le domande per gli incentivi possono essere presentate dal 5 luglio 2024 fino al 31 dicembre 2024, o fino ad esaurimento fondi. Dopo solo 24 ore gli 80 milioni destinati alle Regioni del Sud e le Isole sono andati esauriti. Ad oggi rimangono unicamente quelli per il resto dell’Italia.

Tipologia di intervento: Il bonus Reddito energetico 2024 incentivata i sistemi fotovoltaici residenziali su coperture e/o superfici di edifici con taglia compresa tra 2 e 6 kWp. Il contributo prevede una quota fissa massima di 2.000 euro più una quota variabile di 1.500 euro per ogni kW di potenza installata. Le agevolazioni previste dal Reddito Energetico Nazionale non sono cumulabili con altri incentivi pubblici.

Come fare domanda: L’istanza per il Reddito energetico deve essere inoltrata direttamente dalla piattaforma dedicata del Gse (Gestore dei Servizi energetici), previa iscrizione o identificazione con SPID. L’installazione di moduli fotovoltaici sul tetto va considerata manutenzione ordinaria e pertanto ricade nelledilizia libera che non richiede nessuna autorizzazione o atto amministrativo necessario per procedere immediatamente.

Fotovoltaico gratuito, i contributi del Reddito Energetico (ISEE) 

Bonus Fotovoltaico 50%  

Noto anche come Bonus Casa 50% o Bonus Ristrutturazione, questo contributo permette di portare in detrazione il 50% delle spese sostenute (bonifici effettuati) in caso di interventi di ristrutturazione edilizia. Ma nella lista di lavori rientra anche l’acquisto e l’installazione di impianti fotovoltaici residenziali.

Beneficiari: Possono portare in detrazione le spese sia i proprietari di singole unità abitative, sia i condomìni per le parti in comune.

Tempistiche: le agevolazioni per i pannelli fotovoltaici rimarranno in vigore fino al 31 dicembre 2024 (salvo proroghe).

Tipologia di interventi:  La detrazione fiscale si applica sulla spesa per impianti fv su tetto, balconi e persino le facciate degli immobili, sistemi di accumulo compresi. Coperto anche anche un eventuale ampliamento dell’impianto solare a patto che la potenza di picco resti sotto i 20 kW. Limite massimo di spesa: 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare. Questo incentivo permette ancora di optare tra cessione del credito o sconto in fattura, ma unicamente per gli interventi effettuati prime del 16 febbraio 2023, o entro la cui data siano stati stipulati contratti vincolanti. 

Come fare domanda:  La richiesta della detrazione IRPEF deve avvenire tramite la compilazione della dichiarazione dei redditi. Per usufruire del bonus fotovoltaico al 50% è necessario:

  • il bonifico parlante, 
  • l’asseverazione di un tecnico abilitato che attesti i requisiti tecnici dei lavori eseguiti,
  • la congruità delle spese con computo metrico,
  • l’APE,
  • l’invio della comunicazione della scheda tecnica all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Per approfondire le modalità di richiesta, leggi Bonus ristrutturazione, cosa accade se il bonifico parlante non coincide con il beneficiario.

Bonus Fotovoltaico 50%  

Superbonus 70% per il fotovoltaico residenziale

Il Bonus fotovoltaico 2024 più famoso in ambito residenziale rimane quello definito “super”. Ma abbandonato una volta per tutte il generoso e complesso 110%, il Superbonus per gli interventi di riqualificazione energetica in edilizia, pannelli solari per privati compresi, scende all’aliquota 70%. Tra tutti gli incentivi al fotovoltaico 2024, questo contributo è in assoluto il più generoso ma presenta anche rigidi paletti.

Beneficiari: possono portare in detrazione le spese i condomìni e le persone fisiche per interventi su edifici composti da 2 a 4 unità immobiliari distintamente accatastate. 

Tempistiche: il Superbonus 70% rimane in vigore fino al 31 dicembre 2024, poi l’aliquota si abbassa al 65%.

Tipologia di intervento: il Bonus Fotovoltaico al 70% copre le spese sostenute nel 2024 per l’installazione di impianti solari, accumuli compresi, anche se i lavori non vengono effettivamente eseguiti nel medesimo anno. Con l’obbligo però di migliorare la certificazione energetica (APE) dell’immobile di almeno 2 classi. Il massimo che può essere detratto è 2.400 euro per ogni kW di potenza fotovoltaica installata, entro un massimo di 48.000 euro. In alcuni casi è ancora possibile chiedere la cessione del credito 2024.

Come fare domanda: Anche in questo caso la richiesta della detrazione IRPEF avviene tramite la compilazione della dichiarazione dei redditi. Per usufruire del bonus fotovoltaico al 70% è necessario:

  • il bonifico parlante, 
  • l’asseverazione di un tecnico abilitato che attesti i requisiti tecnici dei lavori eseguiti e la congruità delle spese con computo metrico,
  • l’APE,
  • l’invio della comunicazione della scheda tecnica all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Gli incentivi per le Comunità Energetiche Rinnovabili e l’Autoconsumo Diffuso 

Una forma di incentivi fotovoltaici 2024 molto convenienti è stata introdotta dal nuovo Decreto CACER e premia l’energia generata da impianti solari (ma non solo) e condivisa virtualmente nei gruppi di autoconsumo diffuso e nelle comunità energetiche rinnovabili (CER). Il regime prevede una tariffa premio riconosciuta sull’energia condivisa incentivabile e un corrispettivo di valorizzazione ARERA a rimborso di alcune componenti tariffarie (nel 2023 è stato di 8,48 euro/MWh).

Beneficiari: possono richiedere gli incentivi i condomìni nel caso dell’autoconsumo diffuso, i privati cittadini per le CER.

Tempistiche: la misura è già in vigore e può essere richiesta fino al trentesimo giorno successivo alla data di raggiungimento dei 5 GW incentivati totali; o in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2027.

Tipologia di intervento: Possono essere incentivati unicamente impianti entro 1 MW di potenza unitaria. La tariffa premio per il fotovoltaico delle CER e dei gruppi di autoconsumo varia a seconda della zona geografica e si suddivide in una tariffa fissa, legata alla potenza dell’impianto, e una tariffa variabile in funzione del Prezzo zonale.

Tabella incentivi al fotovoltaico nelle configurazioni di autoconsumo virtuale
Tabella incentivi al fotovoltaico nelle configurazioni di autoconsumo virtuale

Come accedere: L’invio della richiesta di accesso al servizio per l’autoconsumo diffuso può essere fatto solo dal Soggetto Referente e l’istanza deve essere trasmessa tramite il Portale informatico del GSE “SPC-Sistemi di Produzione e Consumo”. 

Incentivi per l'Autoconsumo Fotovoltaico: CER e autoconsumo diffuso 

Incentivi per pannelli fotovoltaici nel Conto Termico 3.0 

E’ ancora presto per poter richiedere queste agevolazioni ma è opportuno parlare anche della proposta di Conto Termico 3.0, schema che modifica l’attuale regime incentivante per le rinnovabili termiche. L’attuale bozza del provvedimento propone di ampliare gli interventi ammissibili, incentivando accanto alle fonti rinnovabili termiche anche l’installazione di pannelli fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo, presso l’edificio o nelle relative pertinenze. A patto di sostituire contestualmente gli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti a pompe di calore elettriche

Beneficiari: La misura è aperta a privati, PA ed enti del terzo settore.

Tempistiche: Il Decreto Ministeriale è in fase di valutazione, dovrebbe entrare in vigore nel 2024 (salvo ritardi).

Tipologia di interventi: L’agevolazione è un contributo a fondo perduto (valore da definire). Attualmente sono in vigore incentivi che variano dal 40% al 65% della spesa sostenuta. Il Conto Termico è cumulabile con altri incentivi di natura non statale.

Come accedere: L’invio della richiesta di accesso al servizio per l’autoconsumo diffuso può essere fatto solo dal Soggetto Referente e l’istanza deve essere trasmessa tramite il Portale informatico del GSE “SPC-Sistemi di Produzione e Consumo”.

conto termico 3.0

Fotovoltaico, gli incentivi regionali 2024

Non esistono solo gli incentivi statali. Diverse Regioni in Italia offrono oggi delle agevolazioni per i pannelli fotovoltaici, destinate a privati cittadini o comunità. E in molti casi i contributi sono cumulabili con le misure di supporto distribuite a livello nazionale. Vediamo nel dettaglio i bandi regionali 2024 che sostengono la crescita del fotovoltaico residenziale, assieme a tempistiche e modalità per presentare la richiesta.

Gli incentivi al fotovoltaico residenziale del Friuli Venezia Giulia

Il bando del Friuli Venezia Giulia ammette a finanziamento l’acquisto e installazione di impianti fotovoltaici con annessi sistemi di accumulo a batteria, realizzati a servizio di unità immobiliari a uso residenziale con categoria catastale da A1 ad A9 e A11 situati nel territorio regionale.

Beneficiari: Possono partecipare al bando del FVG le persone fisiche residenti nel territorio regionale, ma la richiesta deve essere legata ad un solo immobile.

Tempistiche: il bando regionale è stato lanciato nel 2023 ma le richieste possono essere ancora presentate fino alla fine del 2024.

Tipologia di intervento: gli incentivi sono concessi a fondo perduto nella misura del 40% del costo totale dell’intervento. Per un impianto fotovoltaico di taglia sotto i 800 W (compresi anche i sistemi fotovoltaici Plug and Play da balcone) è ammissibile un costo massimo di 1.720 euro; per un impianto di potenza pari o superiore a 800 W, è ammissibile un costo massimo di 3000 euro al kW (per un totale massimo di 18.000 euro).

Come accedere: la domanda di incentivo deve essere presentata esclusivamente “online” attraverso il sistema “ISTANZE ONLINE” della Regione. L’incentivo è cumulabile con le detrazioni fiscali nazionali e con altri incentivi, purché la somma delle agevolazioni ottenute non superi la spesa complessivamente sostenuta.

Emilia Romagna: Contributi per le Comunità energetiche rinnovabili

L’Emilia Romagna ha lanciato un Bando del valore di 6 milioni euro, per favorire lo sviluppo di CER, in coerenza con la L.R. 5/2022, attraverso la concessione di contributi economici a copertura dei costi per l’installazione degli impianti fotovoltaici di  accumulo dell’energia a servizio delle comunità energetiche stesse e delle relative spese tecniche.

Beneficiari: le Comunità Energetiche Rinnovabili ubicate sul territorio della Regione Emilia-Romagna.

Tempistiche: il bando dell’Emilia Romagna si è aperto il 12 giugno 2024 per chiudersi il 31 ottobre 2024.

Tipologia di intervento: Per ogni Impianto/Unità di produzione deve essere presentata una singola domanda di contributo ed è riconosciuto il 25% dell’importo minore tra: la spesa ammissibile effettivamente sostenuta per l’investimento e  il massimale di spesa ammissibile previsto per l’investimento. La percentuale di contributo riconosciuta per ciascun impianto potrà essere aumentata del 5% qualora la CER sia situata in aree montane ed interne del territorio regionale, oppure vi prendano parte Soggetti economicamente svantaggiati (ISEE fino a 15.000 €), o il progetto sia localizzato nelle aree interessate dall’emergenza alluvione del Maggio 2023.

Come accedere: La domanda di contributo dovrà essere trasmessa alla Regione tramite applicativo web Sfinge 2020. I contributi del bando sono cumulabili con altri aiuti di Stato.

Fotovoltaico residenziale, il bando 2024 della Toscana

Quest’anno la Toscana ha pubblicato il Bando contributi “Casa a zero emissioni” finalizzato al miglioramento della qualità dell’aria nei 14 Comuni dell’area di superamento “Piana lucchese”. L’intervento stanzia 6 milioni di euro per interventi di dismissione di generatori di calore già installati e a uso residenziale a favore di pompe di calore ad alta efficienza, a cui possono essere aggiunti pannelli fotovoltaici con sistema di accumulo a batterie. 

Beneficiari: i cittadini residenti nei comuni Altopascio, Capannori, Lucca, Porcari, Buggiano, Chiesina Uzzanese, Massa e Cozzile, Montecatini Terme, Monsummano Terme, Montecarlo, Pescia, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese, Uzzano. Per un singolo immobile a famiglia.

Tempistiche: il bando è stato aperto il 15 febbraio 2024 e rimarrà in vigore fino a esaurimento fondi.

Tipologia di intervento: in caso di sostituzione di caminetto a legno o stufa a biomassa, il bando della Toscana permette usufruire di un contributi a fondo perduto fino ad un massimo di 3.000 euro per l’acquisto di un impianto fotovoltaico. Più altri 500 euro in caso di aggiunta di un sistema di accumulo. L’incentivo scende a 2.400 euro massimi in caso di sostituzione di un impianto a gasolio.

Come Accedere: solo online tramite la piattaforma di Sviluppo ToscanaLe agevolazioni sono cumulabili con gli incentivi nazionali del Conto Termico e degli ecobonus edilizi e possono essere incrementate in base all’ISEE.

Fotovoltaico Basilicata, il bonus 2024

Per il 2024 la Regione Basilicata ha messo a disposizione 15 milioni di euro con cui incentivare il fotovoltaico residenziale e altri impianti rinnovabili domestici. Alla cifra si aggiungono 24 milioni di euro per il 2025.

Soggetti beneficiari: proprietari o usufruttuari di immobili in cui hanno la residenza.

Tempistiche: Il bonus fotovoltaico della Basilicata può essere richiesto dall’8 aprile fino al 31 dicembre 2025 o fino a esaurimento budget.

Tipologia di interventi: Il regime lucano assegna contributi a fondo perduto valido per impianti fotovoltaici con una potenza non inferiore a 3 kWp (5% di tolleranza). Il sussidio può arrivare fino a un massimo di 10.000 euro compresi i sistemi di accumulo.

Come accedere:  La procedura di prenotazione delle risorse è “a sportello”. Le istanze devono essere presentate attraverso la piattaforma “Centrale bandi” della Regione Basilicata.

Bonus fotovoltaico basilicata 2024
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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Il Decreto Aree Idonee per le rinnovabili è entrato in vigore

Il Decreto Aree Idonee per le rinnovabili è entrato in vigore

Il Decreto Aree Idonee per le rinnovabili del MASE è entrato in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il 2 luglio 2024. Ecco tutte le norme e la suddivisione regionale della nuova potenza verde

Il Decreto Aree Idonee per le rinnovabili è entrato in vigore
le nuove norme del Decreto Aree Idonee 2024. Via depositphotos

Il Decreto Aree Idonee Rinnovabili è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Dopo un lungo periodo di rimpalli tra MASE (Ministero dell’Ambiente) e Regioni, il Decreto Aree Idonee per le rinnovabili ha concluso il suo iter normativo. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 2 luglio 2024, il provvedimento ministeriale è entrato ieri formalmente in vigore. Nato con l’obiettivo di fare chiarezza sulle aree da destinare o meno agli impianti eolici e fotovoltaici, il testo finale, tuttavia, non centra a pieno l’obiettivo. Il braccio di ferro innescato da poter centrale e potere locale ha ottenuto come risultato quello di demandare il peso delle decisioni più importanti alle amministrazioni regionali. Senza compiere di fatto quella semplificazione e omogeneizzazione inizialmente sperata.

Ma il decreto in questione è molto di più. Nelle sue pagine sono infatti contenute le nuove quote di Burden Sharing, ossia le ripartizioni regionali dell’obiettivo nazionale per la capacità rinnovabile 2030. Nel dettaglio le 19 Regioni e le due Province autonome di Trento e Bolzano dovranno spartirsi 80 GW di potenza verde attesa per la fine del decennio.

Decreto Aree idonee 2024, cosa contiene il testo

Il Decreto Aree Idonee Rinnovabili è composto da 9 articoli in totale, suddividendo le norme in due capitoli: la ripartizione della potenza fra regioni e province autonome; i principi e i criteri per l’individuazione delle cd. aree idonee.

La disciplina è stata voluta dal decreto legislativo n. 199 del 2021, ma nella pratica avrebbe dovuto rispondere ad un bisogno “storico”. L’obiettivo iniziale era, infatti, quello di ridurre al minimo quegli spazi di dissidio che hanno connotato in passato il rapporto tra livelli di Governo proprio in riferimento al tema delle FER.

Tuttavia il provvedimento risponde anche ad una seconda esigenza, ossia dividere tra i territori quegli 80 GW di potenza verde che il Belpaese dovrebbe installare entro la fine di questo decennio. Nel dettaglio a ogni regione è stata assegnata una capacità minima da raggiungere annualmente, a partire dal 2021. Nel conteggio annuale rientrano tutti i nuovi impianti e i progetti di potenziamento. Sia terra che in mare. Ma vediamo la ripartizione nel dettaglio.

Burden Sharing 2030, le nuove capacità rinnovabile regionale

 Ai fini del calcolo per il raggiungimento degli obiettivi territoriali, il Decreto Aree Idonee Rinnovabili tiene conto della potenza nominale degli impianti nuovi, potenziati, riattivati, ricostruiti integralmente o oggetto di rifacimentoentrati in esercizio dal 1° gennaio 2021 fino al 31 dicembre dell’anno di riferimento”. Compreso il 100% della capacità installata in mare.

Per questi ultimi il Decreto prevede, in caso di connessioni ricadenti in regioni diverse da quelle in cui insistono gli impianti offshore, una speciale ripartizione della potenza. Il 20% a carico del territorio  in cui si trovano le infrastrutture di connessione  alla  rete  elettrica  e  il restante 80%, “in via proporzionale rispetto alla reciproca  distanza, tra le altre regioni  la cui costa sia direttamente  prospiciente l’impianto”. 

Ai fini del raggiungimento dei target regionali il nuovo schema Aree Idonee Rinnovabili riconosce per gli impianti geotermici ad alta e media entalpia e quelli idroelettriciuna potenza nominale aggiuntiva pari alla potenza di ogni fonte rinnovabile per il relativo parametro di equiparazione”. Contestualmente il testo affida al GSE il compito di pubblicare i parametri di equiparazione sulla base della producibilità media rilevata da idro e geotermia rispetto a quella da fonte fotovoltaica.

Il contributo maggiore? Sempre quello della Sicilia con oltre 10,4 GW per la fine del decennio, seguita dalla Lombardia (8,7 GW) e dalla Puglia (7,3 GW).

Decreto Aree Idonee 2024, la capacità assegnata alle Regioni

Impianti rinnovabili: aree Idonee, non idonee, ordinarie o vietate

In base al provvedimento Regioni e Province avranno 180 giorni per individuare sul loro territorio con propria legge quattro tipologie di zone:

  • Le aree idonee, caratterizzate da un iter accelerato ed agevolato per la costruzione ed esercizio degli impianti a rinnovabili.
  • Le aree non idonee, le cui caratteristiche sono incompatibili con l’installazione di specifiche tipologie di impianti, sulla base delle linee guida governative già emanate.
  • Le aree ordinarie, ossia aree diverse dalle precedenti in cui si applicano i regimi autorizzativi ordinari.
  • Le aree vietate, zone che in base alle nuove norme introdotte con l’art.5 del DL Agricoltura sono precluse agli impianti fotovoltaici a terra.

Il potere di definire zone “appropriate e non” rimane, dunque, in mano alle autorità regionali e provinciali, ma, in caso di mancata adozione delle legge nei termini previsti e dopo un richiamo ufficiale con nuovo termine, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica adotterà “le opportune iniziative ai fini dell’esercizio dei poteri sostitutivi”.

Decreto Aree Idonee Rinnovabili: Principi e Criteri di individuazione

Il tema è stato uno dei più discussi durante l’iter di approvazione. Dopo una serie di rimaneggiamenti del testo, la formula finale del DM Aree idonee 2024 chiede alle Regioni di prendere in considerazione la massimizzazione delle aree da individuare al fine di agevolare il raggiungimento degli obiettivi del Burden sharing. Dando priorità all’impiego di superfici di strutture edificate, quali:

  • capannoni industriali
  • parcheggi, 
  • aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi e logistica.

E verificando  nel contempo l’idoneità di aree non  sfruttabili per altri scopi, come ad esempio le  superfici agricole non utilizzabili.

Alle amministrazioni regionali è lasciata la possibilità di classificare le superfici o le aree come idonee differenziandole sulla base della fonte, della taglia e della tipologia di impianto. Tenendo conto “delle aree immediatamente idonee di cui all’articolo 20, comma 8 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

Nelle aree non idonee entreranno automaticamente tutte quelle zone e superfici ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. 

Una delle parti più contestate? Le nuove fasce di rispetto, ossia quelle porzioni di territorio a protezione di elementi sensibili nelle quali le trasformazioni urbanistico-edilizie sono sottoposte a disciplina specifica. In base al nuovo decreto le Regioni possono stabilire una fascia di rispetto dal perimetro dei beni sottoposti a tutela di ampiezza differenziata a seconda della tipologia di impianto. Con un limite massimo di 7 chilometri. I rifacimenti sono esclusi.

Leggi qui il testo in Gazzetta Ufficiale

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Rinnovabili • Incentivi Reddito Energetico, il Sud termina i fondi in 24 ore

Incentivi Reddito Energetico, il Sud termina i fondi in 24 ore

Con oltre 10mila richieste inoltrate attraverso lo sportello del GSE, le famiglie del Mezzogiorno e delle Isole hanno rapidamente saturato il contingente. Ora restano solo gli incentivi di reddito energetico per le altre regioni

Incentivi Reddito Energetico, il Sud termina i fondi in 24 ore
Il contatore degli Incentivi del Reddito Energetico 2024. Credits: GSE

 In un giorno prenotato l’80% delle risorse del REN 2024

Gli incentivi del Reddito Energetico Nazionale sono stati un successo. Perlomeno nelle Regioni del Sud Italia, dove in appena 24 ore sono andati esauriti gli 80 milioni di euro messo a disposizione dal regime. Lo hanno fatto sapere il 6 luglio, con note stampa separate, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetici (MASE) e il Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Al netto  dei controlli e delle possibili rinunce, il REN 2024 ha mostrato come l’interesse per il fotovoltaico residenziale sia ancora particolarmente attivo. E come la misura, nata nel 2019 come strumento regionale di contrasto alla povertà energetica, abbia seguito il giusto corso.

Il Reddito Energetico ha visto la luce la prima volta nel Comune di Porto Torres, in Sardegna, come un progetto fortemente voluto dal sindaco pentastellato Sean Wheeler. L’obiettivo? Portare avanti un percorso sociale di rilancio economico del territorio, dotando le famiglie in difficoltà di pannelli solari gratuiti.

La bontà dell’iniziativa, dimostratasi fin da subito un successo, ha convinto prima altre regioni a replicare lo strumento e il poi il Governo Conte a studiare un meccanismo applicabile a tutto il paese. Tuttavia per trasformare l’idea in realtà sono occorsi anni, a causa sia del cambio di Governo e del rimpasto delle funzioni ministeriali che del particolare periodo storico.

Oggi appare chiaro che l’intuizione di Porto Torres possa costituire uno strumento interessante per alleviare la povertà energetica (allora, ben lontani dal caro bolletta 2022, si stimava un risparmio per famiglia di 150-200 euro). Un’opinione condivisa dal ministro dell’Ambiente Pichetto secondo cui “lo strumento ha avuto un buon  impatto e si rivelerà molto utile; in chiave economica ed energetica per le famiglie che lo hanno scelto, ma anche più in generale verso i nostri obiettivi di crescita delle rinnovabili sul territorio”.

Ma veniamo ai dati di questo fine settimana. Secondo le informazioni condivise dal GSE, le domande provenienti da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna hanno saturato il contingente dedicato al Mezzogiorno. Ossia 80 milioni di euro su un totale annuale di 100 milioni.

Da questi territori sono arrivate, infatti, oltre 10.500 richieste di accesso agli incentivi Reddito Energetico 2024 in appena 24 ore, dalle 12.00 di venerdì 5 luglio 2024.

Ma il portale del GSE resterà aperto. In ballo ci sono ancora le risorse destinate alle famiglie con basso ISEE nel resto delle Regioni e Province autonome d’Italia. In questo caso il budget di 20 milioni di euro risulta “prenotato” solo per un quarto (dati aggiornati all’8 luglio 2024). Con 618 richieste pervenute.

Per controllare l’andamento degli incentivi REN 24 viene in aiuto il Contatore del GSE che mostra le risorse residue, suddivise per zona geografica e in funzione delle richieste depositate.

In attesa di capire quando il bando sarà definitivamente chiuso e se il Gestore riaprirà lo sportello nel corso dell’anno per riassegnare le risorse liberate da rinunce ed esclusioni, c’è chi propone di anticipare gli incentivi del Reddito energetico 2025.

“Visto il grande successo, chiediamo al Governo di anticipare il bando di febbraio, che prevede altri 100 milioni di euro, in modo da permettere a tutti coloro che sono rimasti esclusi di poter fare richiesta”, scrive Antonio Trevisi, Senatore del Movimento 5 Stelle. “È fondamentale agire rapidamente per soddisfare le esigenze dei cittadini e sfruttare al meglio le risorse disponibili e per questo motivo lancio un appello per l’apertura del nuovo bando nazionale già a settembre, evitando di aspettare fino al 2025, e sollecito la Regione Puglia a riaprire il bando del reddito energetico per i fondi residui. E non dimentichiamo che il reddito energetico non è solo un aiuto economico per le famiglie italiane, ma rappresenta anche un passo significativo sul piano ambientale, verso un futuro più sostenibile”.

Leggi anche Incentivi fotovoltaico, i bonus 2024 per privati e famiglie

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