La fame si diffonde dall’Ucraina al resto del mondo

Dopo due anni di pandemia la fame sta rialzando prepotentemente la testa e le stime fatte dalla FAO sono precedenti alla guerra. Il conflitto in corso tra Russia e Ucraina sta cambiando gli equilibri delle produzioni alimentari. Secondo il World Food Programme si preparano scenari sempre più drammatici, soprattutto per i Paesi con le economie più fragili

fame
via depositphotos.com

(Rinnovabili.it) – Lo spettro della fame si sta diffondendo in Ucraina a causa del drammatico conflitto in corso con la Russia. Il rischio, purtroppo molto concreto secondo l’agenzia ONU World Food Programme, è che la crisi alimentare si sparga a macchia d’olio nel resto del mondo.

Gli operatori del WFP stanno allestendo dei centri di emergenza nei punti più a rischio del conflitto per soccorrere la popolazione, distribuiscono cibo alle famiglie in fuga dalla guerra e preparano piani di assistenza ai profughi che hanno già attraversato il confine.

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La fame è cresciuta con la pandemia, la guerra aggrava lo scenario

Dopo più di due anni di pandemia, nel mondo si assiste a un innalzamento senza precedenti dei livelli di fame; il fatto che la nuova ondata di fame parta dall’Ucraina, definita il “granaio d’Europa”, non fa che accrescere l’inquietudine nel timore di un effetto a catena.

Un timore espresso con grave chiarezza da David Beasley, direttore esecutivo del World Food Programme: «I proiettili e le bombe in Ucraina possono portare la crisi globale della fame a livelli mai visti prima».

Beasley insiste sulla drammaticità della situazione non solo nell’immediato, è una crisi locale con effetti potenzialmente devastanti nel mondo intero: «Ci saranno conseguenze sulle catene di approvvigionamento e in particolare sul costo del cibo.

Stiamo vedendo un aumento dei prezzi che ci costerà, in costi operativi, da 60 a 75 milioni di dollari in più al mese. E questo significa che ancora più persone andranno a dormire affamate».

L’Indice FAO dei prezzi alimentari è in rialzo da febbraio

Già nel mese di febbraio alcuni generi alimentari hanno raggiunto prezzi record, a cominciare dagli oli vegetali (+8,5% in un mese) e dai prodotti lattiero-caseari (+6,4%), come risulta dall’Indice FAO dei prezzi dei prodotti alimentari.

L’indice medio del prezzo dei cereali in un mese si è alzato del 3,0%, spinto dall’incertezza delle esportazioni dall’Ucraina di grano e mais. Ma sono cresciuti anche riso e carne, in controtendenza solo lo zucchero.

L’Indice FAO registra i prezzi medi in un arco temporale mensile: la lettura di febbraio tiene conto solo parzialmente degli effetti sul mercato del conflitto in corso in Ucraina, quindi i dati sono destinati a peggiorare.

La crisi Ucraina ha cambiato le carte in tavola

Le variazioni dei prezzi in una parte del mondo hanno ripercussioni anche nella parte opposta del globo: dipendono infatti da una serie di fattori a incastro. «I timori legati alle condizioni delle colture e alle adeguate disponibilità di prodotti per l’esportazione spiegano solo in parte gli attuali aumenti mondiali dei prezzi dei generi alimentari.

Una spinta di gran lunga maggiore per l’inflazione dei prezzi degli alimenti va ricercata in fattori estranei alla produzione alimentare, primi fra tutti i settori energetico, dei fertilizzanti e dei mangimi.

Tutti questi elementi tendono a ridurre i margini di profitto dei produttori di generi alimentari, dissuadendoli dall’investire per aumentare la produzione», spiega Upali Galketi Aratchilage, economista della FAO.

La FAO ha anche pubblicato il Bollettino sull’offerta e la domanda dei cereali, con una stima preliminare della produzione mondiale di cereali nel 2022. Le previsioni si basano sull’estensione delle superfici coltivabili, sulle rese presunte e sulle condizioni climatiche.

Anche in questo caso, ovviamente, la previsione non ha potuto tenere conto della crisi Ucraina che ha cambiato le carte in tavola.

La fame incombe sui Paesi più fragili

Il Rapporto su Prospettive dei raccolti e situazione alimentare prevede per i Paesi a basso reddito un calo della produzione cerealicola nell’ordine del 5,2%, a causa dei conflitti e degli eventi climatici estremi. La fame incombe su 44 Paesi bisognosi di aiuti alimentari esterni.

In questo tragico gioco dell’oca sembra di tornare alla casella di partenza, dove si rilevano i rischi per la produzione e l’esportazione legati al conflitto in Ucraina.

Non diciamo nulla di nuovo affermando che la guerra è sempre nemica dello sviluppo e portatrice di fame e povertà: l’unica differenza, a causa dei diversi equilibri globali, è che i suoi effetti nefasti si propagano come cerchi nell’acqua e la fame arriva anche molto lontano, dove non si aspetta.

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