FareShare lancia la campagna antispreco #FoodOnPlates

FareShare, la più grande organizzazione benefica del Regno Unito che si occupa di combattere la fame e lo spreco alimentare, ha lanciato la campagna #FoodOnPlates per impedire che milioni di tonnellate di cibo fresco e invenduto siano sprecati. L’obiettivo è conferirlo alle associazioni di beneficenza che servono pasti ai bisognosi e alle famiglie in difficoltà

Fareshare
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di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – FareShare è la più grande organizzazione benefica del Regno Unito che si occupa di combattere la fame e lo spreco alimentare. È costituita da un network che raggruppa 18 organizzazioni indipendenti che recuperano le eccedenze di cibo di qualità dall’industria agroalimentare e le ridistribuiscono alle oltre 10.500 associazioni e comunità territoriali di carità.

Grazie al lavoro di FareShare è possibile fornire colazioni nelle scuole e pranzi per gli anziani e i senzatetto. I numeri sono importanti: ogni settimana FareShare è in grado di distribuire quasi un milione di pasti a persone vulnerabili.

#FoodOnPlates, dallo spreco all’aiuto

L’ultima iniziativa lanciata da FareShares è #FoodOnPlates, una campagna per impedire che milioni di tonnellate di cibo fresco e invenduto siano sprecati: l’obiettivo dell’iniziativa è conferirlo alle associazioni di beneficenza che servono pasti ai bisognosi e alle famiglie in difficoltà.

Afferma Lindsay Boswell, CEO di FareShare, che «è uno scandalo che il cibo di buona qualità sia lasciato marcire nei campi o gettato in digestori di biogas o in discarica quando tante famiglie dipendono dagli aiuti alimentari o comunque non possono permettersi una dieta sana».

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Una situazione grave, sulla quale la crisi innescata dalla pandemia ha generato un effetto moltiplicatore e ha precipitato molte famiglie nel baratro dell’insicurezza alimentare: nel Regno Unito una persona su otto ha difficoltà a procurarsi il cibo e affida la sua sopravvivenza alle organizzazioni che forniscono aiuti alimentari.

Inoltre, ogni anno muoiono 64.000 persone per cause riconducibili alla cattiva alimentazione. Portare cibo sano dalle campagne alle persone più svantaggiate serve anche a combattere il “divario nutrizionale” che separa i più ricchi e i più poveri della società.

Tagliati i fondi a sostegno degli agricoltori

A fronte di un quadro così drammatico, gli agricoltori ritengono più economico buttare o lasciar marcire nei campi le eccedenze di produzione – parliamo di cibo buono da mangiare, non di scarti – piuttosto che portarlo alle associazioni di beneficienza. Un paradosso da abbattere.

La Francia, ad esempio, ha un sistema di agevolazioni fiscali per cui riesce a offrire cibo fresco invenduto alle associazioni benefiche in numero 6 volte maggiore. Nel Regno Unito, invece, sono stati tagliati i fondi che coprivano i costi aggiuntivi affrontati da agricoltori e produttori per conferire le eccedenze alle mense. Le richieste di ripristinarli sono state respinte, con il rischio che 53 milioni di pasti vadano sprecati.

Le mense sono un’ancora di salvezza per i bisognosi

Secondo una stima di WRAP (una delle principali charity mondiali che si occupa di economia circolare e di efficientamento delle risorse in ottica sostenibile), ci sono più di 2 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari nella catena di approvvigionamento, a cominciare dalle aziende agricole.

#FoodOnPlates ha bisogno di 5 milioni di sterline l’anno per aiutare agricoltori e produttori agroalimentari a coprire i costi di conservazione e trasporto in sicurezza del cibo invenduto e ridistribuirlo a fini benefici. In pratica, si potrebbe raddoppiare la quantità di cibo donato ai bisognosi.

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Durante la pandemia, FareShare ha distribuito 19.000 tonnellate di prodotti alimentari di emergenza donati da governo e imprese, e più di 35.000 tonnellate di eccedenze provenienti da aziende agricole e produttori.

La domanda di cibo, purtroppo, è ancora alta, e gli enti di beneficenza hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, un’ancora di salvezza per le famiglie.

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