Fichi d’India, l’ultimo novel food

Tra i novel food, i fichi d’India dovrebbero creare meno riserve degli insetti. Una vera miniera di elementi nutrienti e benefici per la salute: vitamine, sali minerali, fibre. Molti ne conoscono i frutti, ma pochi sanno che si possono mangiare anche le foglie. Un alimento da considerare in una dieta ecologicamente corretta

Fichi d’India
Foto di Greg Montani da Pixabay

I fichi d’India diventeranno un elemento abituale dei nostri menù?

Nella continua ricerca di soluzioni per nutrire una popolazione mondiale che cresce che siano nello stesso tempo compatibili con la salute del Pianeta, l’ultima possibile risposta arriva inaspettatamente proprio dalle piante grasse.

Cominciamo subito con l’evidenziare le virtù delle piante grasse che mai come ora sono degne di interesse: hanno grandi capacità di adattamento, crescono in climi secchi e non hanno bisogno di acqua. Anzi, il terreno umido è decisamente sconsigliato.

Le mille virtù dei fichi d’India

Il fico d’India è una pianta grassa che fino a qualche anno fa faceva parte del panorama delle regioni più calde del Meridione italiano.

Oggi, con il clima sempre più caldo, non è raro vederlo crescere rigoglioso in zone inaspettate, e anche questo è uno dei motivi per cui possiamo candidarlo tra i cibi di domani.

È una pianta robusta, che non richiede cure particolari, può vivere anche più di cinquant’anni e raggiungere i cinque metri di altezza.

Che i frutti del fico d’India siano molto gustosi non è un mistero: la polpa dolce e succosa con i suoi semi è ricca di vitamina C e di vitamina E, contiene aminoacidi, fibre, betalaine e polifenoli.

Ma la vera sorpresa è nelle “foglie”, denominate nopal, che hanno un’alta concentrazione di sali minerali (potassio, ferro, magnesio, calcio e manganese) e di vitamine A, B e K.

Un cocktail benefico, dalle proprietà antiossidanti e antinfiammatorie e con un effetto positivo anche sul sistema immunitario.

Diete ecologicamente sostenibili

La transizione dei sistemi alimentari verso la sostenibilità comincia nel nostro piatto: se da un lato bisogna adottare diete ecologicamente più sostenibili, dall’altro si deve garantire la giusta disponibilità di sostanze nutrienti, e i fichi d’India sembrano soddisfare questa esigenza.

I ricercatori dell’Istituto di Scienze delle produzioni alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Lecce stanno studiando con attenzione le interessanti potenzialità dei fichi d’India.

Dopo averne evidenziato i tanti aspetti positivi, il prossimo passo è quello di aumentarne la produzione in condizioni di sostenibilità, e ancora una volta ricerca e innovazione sono preziose alleate della sostenibilità alimentare.

L’approvazione dell’EFSA

Sebbene l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) abbia dato la sua approvazione al consumo di tutte le parti dei fichi d’India, è ancora un prodotto poco consumato e si trova soprattutto nei negozi del Sud.

Qualche piattaforma di e-commerce vende il nopal in cubetti già puliti.

Il nopal va consumato cotto dopo aver tolto le spine. I cubetti possono diventare l’ingrediente di insalate, frittate o risotti; si possono aggiungere a frullati e yogurt, cuocere in padella o alla brace.

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