G20 Agricoltura di Firenze, tra spreco di cibo e nuovi OGM

Nel comunicato finale enfasi alla lotta contro gli sprechi attraverso la cooperazione multilaterale e trasferimenti tecnologici orizzontali verso i paesi a maggiore insicurezza alimentare. Ma nulla di fatto su plastic tax e sugar tax. E spunta per la prima volta un riferimento al genome editing, la tecnologia alla base dei nuovi OGM

G20 Agricoltura
credits: presidenza italiana del G20

Pochi risultati concreti dal vertice G20 Agricoltura del 17-18 settembre

(Rinnovabili.it) – Più sforzi per ridurre lo spreco di cibo. Qualche passo avanti sul fronte del cibo sano. Ma nessun accordo su plastic tax e sugar tax. Temi lasciati fuori dal comunicato finale del G20 Agricoltura di Firenze per non spaccare il consenso, proprio come era successo per il G20 su clima ed energia di Napoli a luglio. E soprattutto, un esplicito riferimento al genome editing, cioè le tecnologie di ultima generazione per modificare il genoma delle piante producendo i cosiddetti nuovi OGM.

Dal G20 Agricoltura più cooperazione contro lo spreco di cibo

È il bilancio del G20 Agricoltura che si è tenuto il 17 e 18 settembre a Firenze. Per il ministro Patuanelli un buon compromesso. Su due “paradossi”: la compresenza di enorme spreco di cibo da un lato, e malnutrizione e insicurezza alimentare dall’altro; troppa acqua (inondazioni intense, grandinate a seguito di eventi climatici estremi) in alcune zone e poca acqua in altre aree, dove si fatica a captarla e utilizzarla in modo efficiente. L’innovazione è “uno degli elementi essenziali” del processo di miglioramento dell’agricoltura globale, che deve fare perno anche sui piccoli agricoltori.

Nel testo finale firmato dai 20 grandi della Terra, però, di impegni concreti e dettagliati se ne trovano pochi. Anche per quello che riguarda sprechi e il nesso cibo-salute. Qui l’accento è stato messo sul “rafforzare la cooperazione tra i membri del G20 e i paesi in via di sviluppo nel settore dell’alimentazione e dell’agricoltura per progredire meglio, condividere le conoscenze e aiutare a sviluppare capacità di produzione interna più adatte alle esigenze locali e contribuire alla resilienza e al recupero dell’agricoltura e delle comunità rurali”, si legge al punto 19. “Il grande obiettivo è incrementare la multilateralità”, sintetizza Patuanelli. Lo spreco di cibo cancella il 40% dei prodotti nel viaggio dal campo alla tavola, secondo stime del WWF.

Ma c’è anche un “grande focus sul trasferimento tecnologico non solo in verticale ma soprattutto “in orizzontale”, “verso i paesi meno sviluppati” in modo che possano “fare un salto” e rafforzare i loro sistemi alimentari. Difficile nascondere però l’assenza di impegni concreti e puntuali nel testo della dichiarazione. Soprattutto quando l’imperativo è fare in fretta e le cornici istituzionali e diplomatiche – per quanto necessarie – possono non bastare. “L’appuntamento successivo è in Indonesia tra un anno: se noi non facciamo niente nel mezzo, il pianeta non ci aspetta”, ha convenuto il ministro, sottolineando che “dobbiamo essere in grado di mettere in campo politiche che invertano la rotta in modo definitivo senza guardare al consenso e alle ricadute immediate” perché “tutto ciò che facciamo avrà effetto tra molti anni”.

E nel comunicato spuntano i nuovi OGM

Nel comunicato finale del G20 Agricoltura però una novità – forse importante – c’è. Per la prima volta appare un riferimento esplicito al genome editing. Tecnica controversa su cui anche a livello europeo si sta provando ad accelerare. I suoi sponsor la dipingono come panacea per l’insicurezza alimentare perché permetterebbe di creare colture più resistenti all’impatto dei cambiamenti climatici, agli insetti, e più ricche di nutrienti. Un passaggio fondamentale per supportare la crescita della popolazione mondiale e, al tempo stesso, arrivare all’obiettivo fame zero. Chi diffida del genome editing sottolinea invece che si tratta di Ogm mascherati, di cui non si conoscono eventuali ricadute in termini di salute e di impatto sugli ecosistemi. L’uso delle New Breeding Techniques (NBTs), come il CRISPR ad esempio, favorirebbe poi le grandi multinazionali e inasprirebbe i problemi che gravano già sulle filiere e sui sistemi alimentari nel complesso. A tutto svantaggio di piccoli agricoltori e biologico.

Il G20 italiano assume una posizione possibilista, ma in realtà il passo compiuto è importante perché si dà dignità al tema inserendolo nel comunicato finale. Al punto 17 della dichiarazione si legge: “Incoraggiamo la cooperazione nella ricerca per migliorare l’uso e l’applicazione della tracciabilità digitale lungo la catena alimentare e per rafforzare la comprensione e la conoscenza scientifica e basata sull’evidenza dell’editing del genoma in agricoltura, i suoi potenziali benefici e rischi, il suo potenziale utilizzo per lo sviluppo sostenibile e per informare i processi politici e i sistemi normativi”.  

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