L’ECHA tira dritto: il glifosato non è cancerogeno

Il parere dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche è fondamentale per orientare la decisione dell’UE, insieme a quello dell’EFSA. Per l’ECHA “la classificazione del glifosato come sostanza cancerogena non è giustificata”: ma ha considerato solo studi prodotti dall’industria, e la cui affidabilità è messa in discussione da un anno

Dicamba: l’Epa valuta i rischi dell’erbicida erede del glifosato
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L’autorizzazione UE al glifosato scade il 15 dicembre 2022

(Rinnovabili.it) – Per l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA), il glifosato non è cancerogeno. Anzi, non è neppure da mettere nella lista delle sostanze che sono sospettate di causare il cancro. “Sulla base di un’ampia revisione delle prove scientifiche, il comitato conclude nuovamente che la classificazione del glifosato come sostanza cancerogena non è giustificata”, ha scritto l’ECHA in un parere del Comitato di valutazione dei rischi (RAC) dell’agenzia datato 30 maggio.

Peccato che le prove scientifiche che sono state usate per questa valutazione siano di parte. Il copione è lo stesso del 2017, quando l’ECHA aveva dato l’ok all’erbicida e aveva così contribuito al rinnovo in sede UE dell’autorizzazione all’uso per i successivi 5 anni. Oggi come allora, denuncia l’ong Ban glyphosate, le fonti usate dall’ECHA sono solo gli studi redatti dall’industria. Mentre sono stati volutamente scartati numerosi altri studi, tutti peer-reviewed, che portano le prove del ruolo del glifosato nello sviluppo di alcuni tumori.

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Il punto cruciale è che la maggior parte delle ricerche portate avanti dall’industria sarebbero truccate, parziali, o non conformi agli standard scientifici minimi. Lo ha rivelato lo scorso luglio un rapporto dell’Institute of Cancer Research della Medical University di Vienna, che fa luce su 53 degli studi condotti dai big dell’agrichimica come Bayer e Syngenta sulla molecola dell’erbicida più venduto nel mondo. Solo 2 di questi studi sono giudicati “affidabili”.

E nonostante questo, la conclusione dell’ECHA è che “le prove scientifiche disponibili non soddisfano i criteri per classificare il glifosato come sostanza tossica per specifici organi bersaglio o come sostanza cancerogena, mutagena o reprotossica”.

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Con l’autorizzazione al glifosato in scadenza il 15 dicembre di quest’anno si sta scaldando di nuovo il dossier. Il parere dell’ECHA era un tornante cruciale per forgiare l’orientamento dell’UE. Adesso si attende quello dell’EFSA, l’Agenzia comunitaria per la sicurezza alimentare. Entrambe, nel 2017, avevano dato luce verde. Nonostante l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) considerasse il glifosato cancerogeno già da due anni.

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