Il fagiolo poverello, nuovo Presidio Slow Food in Calabria

Il fagiolo poverello, ultimo Presidio Slow Food, è coltivato in Calabria senza prodotti chimici, secondo le tecniche antiche che permettono di non sfruttare eccessivamente il terreno. Molti giovani hanno aderito al progetto, segno che hanno deciso di non abbandonare la Calabria e di valorizzarne i prodotti tipici

fagiolo poverello
Foto di Jan Nijman da Pixabay

Il fagiolo poverello è coltivato solo con letame ben maturo, senza fertilizzanti chimici di sintesi

È poverello di nome ma non di fatto il nuovo Presidio Slow Food. Il fagiolo poverello coltivato in tre località della Calabria – Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo – in provincia di Cosenza, nel Parco Nazionale del Pollino, è talmente ricco di proteine che in tempi antichi era considerato la carne dei poveri. In più, rispetto ad altri prodotti simili coltivati nella zona, è particolarmente resistente agli agenti parassitari che, negli stessi terreni, attaccano altre tipologie di fagioli.

Il fagiolo poverello è nella storia del territorio

Il primo passo verso la “celebrità” del fagiolo poverello è iniziato nel 2014 grazie all’interesse di Teresa Maradei, referente Slow Food di questo Presidio. Dalla sinergia tra produttori e istituzioni locali è nata negli anni successivi la Comunità Slow Food per la salvaguardia della cultura agricola del fagiolo poverello, primo passo verso il riconoscimento come Presidio.

La coltivazione del fagiolo poverello – i semi sono grandi, ovoidali, la buccia è bianca, lucida e senza screziature – ha radici antiche nella Calabria occidentale. È molto digeribile perché il tegumento è molto sottile. La coltivazione avviene ancora con la tecnica tradizionale. Il fagiolo poverello è un rampicante che si fissa sui paletti di castagno ottenuti dai boschi cedui della zona; la raccolta, manuale, avviene tra ottobre e novembre. I baccelli sono lasciati ad essiccare per alcuni giorni sui cannizzi (graticci di canna intrecciata) e poi inseriti nei sacchi per essere battuti. Anche la sgranatura viene fatta a mano.

Il piatto caratteristico che viene cucinato con il fagiolo poverello è la pasta e fagioli preparata con i tubetti (un tipo di pasta corta e liscia), olio extravergine (si sposa benissimo con quello ricavato dalla cultivar dolce di Rossano, anch’esso Presidio Slow Food), polvere di peperoni rossi e croccanti (la zafarana) e peperoncino piccante. Il fagiolo poverello va cotto a fuoco lento nella pignatta di creta.

Coltivazione senza prodotti chimici

Il fagiolo poverello è coltivato solo con letame ben maturo, senza fertilizzanti chimici di sintesi. Come spiega Domenico De Luca, referente dei sei produttori del Presidio, la tecnica di coltivazione di questa varietà storica permette di non sfruttare eccessivamente il terreno. La produzione attuale è di circa 20-30 quintali, «ma la richiesta è più alta tanto che riusciamo a soddisfarla completamente, perciò siamo fiduciosi per il futuro. Il riconoscimento come Presidio, inoltre, può essere un importante incentivo per chi in passato coltivava il fagiolo poverello ma poi ha scelto di abbandonarlo». Se è importante proteggere la biodiversità continuando a produrre una varietà che era a rischio di estinzione, altrettanto importante è avere un ritorno economico dalla sua produzione affinché non sia abbandonata di nuovo.

«Il fagiolo poverello è un Presidio importante con tutte le carte in regola per essere un prodotto di punta e ci auguriamo che possa dare impulso all’economia di quest’area marginale, lontana dai centri grandi urbani», afferma Alberto Carpino, responsabile del progetto Presidi Slow Food in Calabria. Carpino fa notare anche quanto sia significativo che molti giovani abbiano aderito al progetto, vuol dire che non solo hanno scelto di non lasciare la Calabria, ma si impegnano per valorizzarne i prodotti tipici.

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