L’impatto dei sistemi agroalimentari sul cambiamento climatico

Se le temperature continueranno ad aumentare, gli eventi estremi metteranno sempre più a rischio la sicurezza alimentare. Per preservare la salute del Pianeta serve la partecipazione di tutti, a cominciare dai Paesi grandi inquinatori. Abbattere le emissioni richiede un’azione globale che riguardi sia il sistema energetico che quello agroalimentare

Agroalimentare italiano
Foto di Jill Wellington da Pixabay

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – L’ultimo Rapporto dell’IPCC (The Intergovernmental Panel on Climate Change) è stato l’ennesimo avvertimento sugli inarrestabili cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo il Pianeta. Siccità alternate a inondazioni hanno un impatto gravissimo sull’agricoltura: cambiano i temi di semina e di raccolta, i raccolti sono meno abbondanti e questo influenza la solidità dei sistemi agroalimentari e le comunità che da essi dipendono.

Cambiamento climatico e sicurezza alimentare

Secondo le stime dell’IPCC le temperature continueranno ad aumentare, come gli eventi estremi che mettono a rischio la sicurezza alimentare globale. Una volta si viveva nella beata illusione che certe cose succedessero solo nelle parti più remote del mondo, oggi sappiamo che non è così, che il clima impazzito colpisce tutto il mondo.

Tanto per rimanere in Italia, abbiamo già dimenticato l’estate appena trascorsa, con una temperatura così rovente da portare la Sicilia sull’orlo dei 50 gradi? O le alluvioni che stanno mettendo in ginocchio varie parti d’Italia? I danni non solo economici, quante vite abbiamo perso a causa degli squilibri climatici?

A tutto questo possiamo mettere un freno a patto di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. È vero che la transizione energetica e dei sistemi agroalimentari non saranno un pranzo di gala per nessuno e che occorrerà accompagnare le comunità più povere in questo percorso inevitabile, ma pensiamo quanto costano gli effetti del cambiamento climatico – che è come su un treno lanciato a folle velocità verso un burrone – e cominciamo a ragionare da un’altra prospettiva.

La Global Commission on Adaptation stima che investire 1,8 trilioni di dollari in agricoltura sostenibile e tecnologie per il clima frutterebbe 7,1 trilioni di dollari in costi risparmiati e in benefici sociali e ambientali.

Serve un’azione a 360 gradi

Senza la partecipazione di tutti a frenare quel treno, nel burrone finiremo tutti insieme visto che la Terra è una sola. L’Europa sicuramente sta facendo passi importanti, e l’Italia è una sorta di “capoclasse”, anche se molti non lo sanno. Ma non basta, se non c’è un impegno forte da parte dei Paesi grandi inquinatori, come la Cina, fonte di oltre un quarto dei gas serra prodotti a livello globale.

La Cina ne è consapevole. Il presidente Xi Jinping ha dichiarato che la Cina raggiungerà la neutralità carbonica entro il 2060, un obiettivo ambizioso che si potrà raggiungere solo con un’azione a 360 gradi: non solo ridurre le emissioni del sistema energetico ma anche del sistema agroalimentare.

Come riporta l’IFAD, oggi le emissioni delle attività agricole rappresentano circa il 70% delle emissioni dei sistemi agroalimentari cinesi, stando alle cifre del China and Global Food Policy Report 2021. Numeri imponenti che potrebbero facilmente diminuire migliorando le tecnologie agricole e la produzione zootecnica e riducendo l’uso di fertilizzanti e pesticidi chimici.

Obiettivi possibili

Il Rapporto stima che adottando pratiche sostenibili e correggendo i modelli dietetici (oggi i cinesi consumano enormi quantità di carne) la Cina potrebbe ridurre le sue emissioni di quasi il 50% entro il 2060.

Se consideriamo il potenziale di assorbimento di carbonio delle foreste, delle zone umide, delle praterie e dei terreni agricoli, secondo il Rapporto, si potrebbero quasi compensare le emissioni di gas serra dei sistemi agroalimentari entro il 2060.

L’IFAD sostiene da tempo la Cina in questo percorso green. In molte province ha sostenuto programmi per recuperare gli ecosistemi degradati con ripristino dei pascoli e la riforestazione a contrasto della desertificazione.

Investimenti coraggiosi

Abbattere le emissioni al 2050 è un obiettivo molto sfidante per i sistemi agroalimentari perché entrano in gioco molti fattori diversi, ma non è impossibile. Nei secoli l’agricoltura ha accompagnato i cambiamenti dell’umanità e ha raggiunto livelli impensabili di produttività, oggi può avere ancora un ruolo determinante per vincere la battaglia ambientale.

Uno studio di McKinsey (Agriculture and climate change – Reducing emissions through improved farming practices) evidenzia quanto sia importante investire nella riforestazione e nelle innovazioni tecnologiche che rendono le pratiche agricole più sostenibili: le emissioni totali globali potrebbero scendere del 20% se si investisse nella sostenibilità in agricoltura. La via indicata non lascia spazio a dubbi.

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