Ucraina e clima ridisegnano la mappa dell’insicurezza alimentare globale

Secondo il rapporto “Hunger Hotspots” preparato da Fao e Wfp, l’onda lunga dell’invasione russa dell’Ucraina, insieme a recrudescenza di conflitti locali e impatto del climate change, allarga la platea di paesi dove la crisi del cibo è destinata a peggiorare entro la fine dell’estate, spingendo milioni di persone sull’orlo della carestia

Insicurezza alimentare: gli “hunger hotspot” globali secondo Fao e Wfp
Foto di chiplanay da Pixabay

Afghanistan, Somalia e Kenya tra i paesi a maggior rischio insicurezza alimentare

(Rinnovabili.it) – La crisi del cibo peggiorerà nei prossimi mesi in 20 paesi già ad alto rischio insicurezza alimentare. Dei veri e propri “hunger hotspot”, come li definiscono Fao e Wfp in un rapporto appena pubblicato, dove l’onda della guerra in Ucraina non fa che esacerbare situazioni in bilico a causa di conflitti, shock climatici e l’impatto del Covid-19.

“La violenza organizzata e i conflitti rimangono i fattori principali della fame acuta, con tendenze chiave che indicano che i livelli di conflitto e la violenza contro i civili hanno continuato ad aumentare nel 2022”, si legge nel rapporto. “Inoltre, le condizioni climatiche estreme come le tempeste tropicali, le inondazioni e la siccità rimangono fattori critici in alcune regioni”.

Condizioni a cui si sovrappone l’invasione russa dell’Ucraina e il blocco delle esportazioni di alcuni alimenti di base: “Le perturbazioni del settore agricolo ucraino e le esportazioni limitate riducono l’offerta alimentare globale, aumentano ulteriormente i prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiale e, infine, fanno salire i livelli già elevati dell’inflazione interna dei prezzi dei prodotti alimentari”, scrivono Fao e Wfp.

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Quali sono i paesi più a rischio? Da adesso fino a settembre, le aree con un rischio di insicurezza alimentare classificato a livello “catastrofe” sono continuano a essere Etiopia, Nigeria, Sud Sudan e Yemen, già in questa lista nei mesi passati. Ma ci sono 2 nuovi ingressi, l’Afghanistan – dove la food security peggiorerà del 60% rispetto al 2021 – e la Somalia. Qui la variabilità climatica gioca la sua parte: “I ricorrenti eventi di La Niña dalla fine del 2020 hanno avuto un impatto sulle attività agricole, causando perdite di raccolti e di bestiame in molte parti del mondo, tra cui l’Afghanistan e l’Africa orientale”.

Tra i paesi con livelli di rischio classificati come “acuto” troviamo invece il Congo Kinshasa, Haiti, il Sahel, il Sudan e la Siria, a cui si aggiunge il Kenya. Nel paese africano il deficit di pioggia tocca il 60%, così come nell’intera regione del Corno d’Africa, e la mancanza di piogge dovrebbe prolungarsi finoa fine giugno. “Si tratterebbe di una quarta siccità consecutiva senza precedenti in alcune aree dalla fine del 2020, che potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione della sicurezza alimentare, in particolare nelle terre aride e semi-aride del Kenya”, si legge nel rapporto.

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