La guerra in Ucraina porterà i nuovi OGM in Europa?

Una lettera della commissaria cipriota alla sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, in risposta alle lamentele della commissione Agricoltura del parlamento UE, allude a uno scambio: dimezzeremo i pesticidi ma in compenso daremo il via libera ai nuovi organismi geneticamente modificati. Tutto in nome della sicurezza alimentare

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Nuova spinta verso il sì ai nuovi OGM in Europa

(Rinnovabili.it) – Non vi piacciono i prossimi tagli all’uso di pesticidi? Tranquilli, in cambio daremo il via libera ai nuovi OGM. Lo ha scritto la commissaria cipriota alla sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, in una lettera di risposta indirizzata alla commissione Agricoltura del parlamento UE, vista in esclusiva da Euractiv. Missiva che mostra quanto la guerra in Ucraina sia ancora usata per propagandare la narrazione di una crisi alimentare che starebbe aleggiando sull’Europa. E affossare definitivamente quanto di buono poteva derivare dalla strategia Farm to Fork.

È la guerra, bellezza

Partiamo dall’inizio: giugno 2022, la Commissione UE presenta le modifiche al regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi. La proposta è in linea con gli obiettivi originali del Green Deal e prevede di dimezzare l’uso di fitofarmaci nei campi entro il 2030. Un punto contestatissimo dalle associazioni di categoria. L’argomento? C’è la guerra in Ucraina, uno dei maggiori produttori mondiali di cereali, l’insicurezza alimentare è alle porte e senza pesticidi produrremo di meno.

In realtà le cose non stanno così, spiegava già qualche mese fa l’associazione Terra!. Un conto sono le esportazioni da Russia e Ucraina in Africa e Medio Oriente, un altro paio di maniche quelle verso l’Europa. Da noi solo il 19% del grano che compriamo da questi paesi è destinato al consumo umano, il resto è per la zootecnia. Nelle altre regioni citate, invece, un blocco delle esportazioni può portare davvero alla fame. In Europa, quindi, ci potrebbe al massimo essere qualche problema per gli allevamenti. Ma questi dati vengono ignorati dalle associazioni degli agricoltori, in Italia come in Europa, che chiedono senza mezzi termini meno vincoli ambientali e più terra da coltivare.

Richieste che l’UE ha accolto, se non proprio a braccia aperte, con grandissima disponibilità. Già il regolamento sui pesticidi prevedeva flessibilità per gli stati e agevolazioni per gli agricoltori che, secondo alcuni osservatori, mettono addirittura a rischio la possibilità di raggiungere il target fissato. Poi ci sono le eccezioni ad alcune regole PAC cruciali che beneficiano gli ecosistemi (quelle sotto il cappello “greening”). Tra cui coltivare anche sui terreni che dovrebbero essere lasciati a riposo – continuando a ricevere però il 100% delle sovvenzioni – e saltare la rotazione obbligatoria delle colture nei seminativi. E un sistema per tenere sotto controllo i prezzi dei pesticidi.

L’ok ai nuovi OGM? Come se fosse già sicuro

Non è evidentemente abbastanza. Nella lettera citata all’inizio, il presidente della commissione Agricoltura, Norbert Lins, lamentava ancora una volta che target così alti di riduzione dei fitofarmaci avrebbero danneggiato l’agricoltura europea in una congiuntura già sfavorevole dovuta alla guerra in Ucraina. Da Kyriakides arriva quindi un’ulteriore rassicurazione, che prefigura un’altra compensazione, per così dire. La maggiore produttività richiesta arriverà dall’ok all’uso di sementi geneticamente modificate con le New Breeding Techniques (NBTs).

Cioè i cosiddetti nuovi OGM, per i quali l’UE deve preparare però un nuovo quadro legislativo di riferimento, visto che quello attuale vieta gli OGM e la Corte di giustizia europea nel 2018 ha stabilito che anche i nuovi OGM ricadano sotto quel testo. Per i sostenitori di OGM ottenuti con nuove tecniche di editing, si tratta dell’unico modo per garantire raccolti più abbondanti e blindare la sicurezza alimentare del continente e non solo. Per i critici, prima di approvarli servirebbero studi sul loro impatto sulla salute e, in ogni caso, i nuovi OGM potrebbero essere dei cavalli di Troia per spalancare le porte del mercato europeo anche agli organismi geneticamente modificati ‘tradizionali’.

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