Lavoro e agricoltura, allearsi contro l’illegalità

Uno studio di Confagricoltura Latina in collaborazione con il Censis e Unicredit ha messo in luce uno dei tanti problemi che l’agricoltura deve affrontare: il lavoro illegale. Dalle sfide legate al cambiamento climatico alle emergenze create dalla guerra in Ucraina, l’agricoltura deve impegnarsi per impedire qualunque forma di sfruttamento senza danneggiare l’economia di un comparto produttivo

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via depositphotos.com

Confagricoltura Latina ha avviato uno studio sul lavoro in agricoltura in collaborazione con il Censis e con il sostegno di Unicredit.

Lavoro agricolo e sfide complesse

Un tema complesso quello del lavoro nel settore agricolo, alle prese con numerose sfide (prime fra tutte quelle legate al cambiamento climatico) e con emergenze impreviste (la guerra in Ucraina sta generando gravissimi effetti a catena sulle economie mondiali e sta minando la sicurezza alimentare di intere aree geografiche).

In questo quadro, tuttavia, non va dimenticato il caporalato, che è un problema altrettanto grave.

«La qualità del lavoro in agricoltura è alle basi dell’impegno della nostra organizzazione. Ci siamo sempre battuti per cercare di contrastare caporalato, lavoro nero, fittizio nonché lo sfruttamento.

Siamo convinti che i nostri collaboratori siano un capitale umano fondamentale per le imprese e lo abbiamo dimostrato con i numerosi avvisi comuni firmati con i rappresentanti dei lavoratori e i contributi forniti alle politiche e alle procedure per il controllo dell’immigrazione», ha sottolineato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.

Il codice etico per gli associati

«Con la collaborazione del Censis abbiamo aggiunto un altro tassello indispensabile: quello dell’alleanza territoriale. Abbiamo intrapreso da tempo il percorso di trasparenza per la qualità del lavoro in agricoltura dotandoci di un codice etico che impone agli associati il rispetto delle norme sul lavoro, pena l’esclusione dalla base associativa.

In tal senso, il contratto collettivo di lavoro in agricoltura rappresenta da sempre un pilastro per Confagricoltura».

La collaborazione con il Censis fornisce un approccio scientifico per meglio approfondire i dati emersi dallo studio. Da qui si dovrà partire per capire meglio il lavoro in agricoltura e stroncare con fermezza il fenomeno dell’illegalità.

Un’operazione delicata, che deve impedire qualunque forma di sfruttamento senza danneggiare l’economia di un comparto produttivo che assume – in gran parte regolarmente, è bene sottolinearlo ­– circa un milione di lavoratori, un terzo dei quali sono stranieri.

Le cifre del territorio pontino

Luigi Niccolini, presidente di Confagricoltura Latina, ha esposto delle cifre che danno la dimensione della situazione del territorio pontino: «Il settore primario genera una ricchezza complessiva che si attesta su quasi 500 milioni di euro annui.

L’agricoltura conta oltre 12mila imprese che danno lavoro a circa 21mila persone metà delle quali, oltre 9mila, provengono da Paesi Terzi. Tutto questo sviluppa complessivamente circa 2 milioni e mezzo di giornate di lavoro a tempo determinato.

Ci muoviamo in un contesto in cui i numeri sono essenziali per valutare la situazione: nella nostra provincia i casi di caporalato deferiti all’autorità giudiziale rappresentano il 2,6% del totale nazionale.

Sono episodi gravissimi che vanno eradicati dal nostro settore, anche perché rischiano di penalizzare l’intero territorio ricco di eccellenze produttive e di imprese che investono.

Molte di queste svolgono anche attività sociale, supportando l’inserimento di persone che si realizzano sul piano professionale e in molti casi imprenditoriale».

Proposte concrete dal coordinamento tra le parti

Il 70% dei lavoratori agricoli della provincia di Latina è extracomunitario, proveniente per la maggior parte da India e Bangladesh.

Oltre a questo dato, il Censis ha rilevato anche che ogni anno gli immigrati inviano nel loro Paese dalla provincia pontina circa 1.300 euro a testa (dati 2019), una cifra che si avvicina a quelle di Roma (1.470) e Milano (1.420).

Frutto di questa collaborazione è anche la proposta di istituire un coordinamento tra associazioni datoriali, sindacati dei lavoratori e rappresentanti istituzionali per fare proposte concrete sull’esempio di alcune iniziative in corso come Radix (Alle radici del problema) – che ha l’obiettivo di contrastare il lavoro irregolare  e lo sfruttamento in agricoltura – e Laborat (acronimo di Latina: Agricoltura, Buona Occupazione e Rete Agricola Territoriale), che si occupa di inclusione sociale e lavorativa dei cittadini immigrati occupati nel settore agricolo.

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