Mercati all’ingrosso, perni della sicurezza alimentare

I mercati all’ingrosso sono il punto di incontro diretto tra domanda e offerta, e possono indirizzare il settore agroalimentare a intraprendere cambiamenti verso sistemi più resilienti, sostenibili, equi e sani nel rispetto delle singolarità regionali. Ancora una volta, l’innovazione si dimostra una preziosa alleata della sicurezza alimentare

 

Mercati all'ingrosso, perni della sicurezza alimentare
via depositphotos.com

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – La sicurezza alimentare è un diritto umano fondamentale. La pandemia ha messo in luce la fragilità del sistema agroalimentare allontanando ulteriormente l’obiettivo di porre fine alla fame e alla malnutrizione entro il 2030. Nell’ultimo anno le catene di approvvigionamento alimentare hanno subito interruzioni in tutto il mondo per una serie di concause determinate dalla pandemia: problemi logistici, carenza di forza lavoro, cambiamento della domanda. I mercati alimentari all’ingrosso hanno un ruolo fondamentale nell’equilibrio del sistema.

Punto d’incontro fra domanda e offerta

La World Union of Wholesale Markets (WUWM) è una rete internazionale di organizzazioni di prodotti e alimenti freschi che raggruppa i mercati all’ingrosso di prodotti alimentari di cui fanno parte grossisti e dettaglianti di tutto il mondo con l’obiettivo garantire la sicurezza alimentare e diete sane e accessibili a tutti, grazie a un sistema ben organizzato, sicuro e sostenibile.  WUWM opera in oltre 40 paesi in 5 continenti condividendo competenze, innovazione e servizi mettendo in collegamento gli attori del settore agroalimentare

La popolazione mondiale è in crescita mentre i cambiamenti climatici e il degrado del suolo mettono in pericolo la sicurezza alimentare. Nel 2050 la popolazione mondiale dovrebbe arrivare a circa 10 miliardi di persone, e si prevede che il 75% della popolazione vivrà nelle città; allo stesso tempo, il 70% dei terreni agricoli a livello globale subirà un degrado. Una situazione che porterà all’aumento dei prezzi dei generi alimentari a fronte di una crescente domanda di cibo. L’accesso a diete sane ed equilibrate sarà una sfida chiave nei prossimi decenni. Il nostro mondo è composto da un mosaico di sistemi alimentari, con culture che esprimono le proprie identità, con produzione, modelli di acquisto e alimentazione diversificate. Per ottenere l’accesso equo a prodotti freschi, sani, sostenibili e a diete equilibrate è fondamentale tenere conto delle singolarità regionali nel rispetto dell’ambiente, uno scenario in cui i mercati alimentari all’ingrosso giocano un ruolo determinante. 

L’esperienza recente ha reso chiara la necessità di una logistica più intelligente, di miglioramenti nella pianificazione urbana e di investimenti nelle infrastrutture: problemi da affrontare con un approccio sistemico globale a livello di istituzioni, politica, imprese e cittadini. I mercati all’ingrosso sono il punto di incontro diretto tra domanda e offerta, e possono indirizzare il settore agroalimentare a intraprendere cambiamenti verso sistemi più resilienti, sostenibili, equi e sani.  Per comprendere il peso che hanno i mercati all’ingrosso vediamo alcune cifre significative: ogni giorno 3 miliardi di consumatori acquistano prodotti freschi che provengono dai mercati all’ingrosso; il 90% dei prodotti in vendita nei piccoli mercati proviene da quelli all’ingrosso; ogni giorno i mercati all’ingrosso distribuiscono 200 milioni di tonnellate di prodotti freschi.

I mercati all’ingrosso nel mondo

Il peso dei mercati all’ingrosso varia a seconda dei continenti. L’Europa, ad esempio, ha una leadership indiscussa nei mercati all’ingrosso, ma è necessario promuovere politiche che rendano più facile scegliere diete sane e sostenibili e avviare campagne di sensibilizzazione per rendere le persone più consapevoli dei benefici di un’alimentazione sana. Perché il sistema sia veramente sostenibile, i mercati all’ingrosso dovrebbero fare maggiore uso di energia verde, investire in infrastrutture per limitare la perdita di cibo, migliorare la tracciabilità dei prodotti.

La sicurezza alimentare è una questione centrale in Africa, dove denutrizione e malnutrizione hanno ancora tassi altissimi. Rapido aumento dell’urbanizzazione, cambiamenti climatici, povertà e pandemia impongono con urgenza di passare da un approccio settoriale a uno sistemico per garantire un approvvigionamento alimentare resiliente e solido a lungo termine. Questioni che richiedono ai governi l’adozione di politiche integrate di pianificazione urbana, infrastrutturale e agricola. Proprio per la crescita dell’urbanizzazione i mercati all’ingrosso saranno fondamentali per strutturare l’approvvigionamento di cibi freschi, fondamentale tassello delle diete sane.

L’Asia-Pacifico è il continente più popolato del mondo: per garantire l’accessibilità a cibi sani per tutti deve migliorare contemporaneamente le sue infrastrutture. Le megalopoli hanno bisogno di potenziare i collegamenti con le aree di produzione alimentare, dominate da produttori medio-piccoli. L’innovazione tecnologica si dimostra ancora una volta in primo piano per garantire la sicurezza alimentare della popolazione. Un problema chiave è quello di perdite e rifiuti: alcuni paesi registrano oltre il 50% delle perdite alimentari, pertanto è indispensabile migliorare i servizi lungo la catena del valore alimentare, la tracciabilità (specie per gli alimenti deperibili) e la gestione dei rifiuti alimentari.

In America Latina manca un collegamento tra le diverse componenti del sistema alimentare. Sembra superfluo dire quanto sia necessario anche qui investire in infrastrutture di alta qualità per rafforzare la catena del valore e aumentare l’accesso a cibi sani e tracciati. I governi non hanno stabilito programmi e linee guida di politica alimentare che avrebbero un impatto sicuramente positivo, come la diffusione di informazioni nutrizionali nelle scuole – compresa l’adozione di menù scolastici equilibrati – e spiegare ai cittadini perché introdurre nelle diete frutta e verdura fresche. 

Sicurezza alimentare e innovazione

Si stima che ogni anno ci siano circa 600 milioni di casi di malattie di origine alimentare: garantire la sicurezza alimentare è una priorità per la salute pubblica che ha effetti economici. La sicurezza alimentare è un processo complesso che inizia nel campo e termina con il consumatore, includendo l’intera catena alimentare. I fattori di rischio cominciano con pratiche agricole inadeguate, scarsa igiene in qualsiasi passaggio della catena alimentare, mancanza di controlli preventivi durante la lavorazione e preparazione del cibo, uso scorretto di materiali chimici, materie prime contaminate e conservazione non corretta. Anche nei mercati all’ingrosso esistono diversi livelli di sicurezza alimentare, alcuni sono eccellenti altri lasciano a desiderare, sta di fatto che il loro ruolo è determinante. 

Nell’aprile 2021 il FAO Investment Centre – con il contributo di Banca Mondiale, Banca per la Ricostruzione e lo Sviluppo dell’Unione Europea, Banca e Fondo Asiatici per lo Sviluppo – ha avviato lo studio “Aggiornamento dei mercati alimentari all’ingrosso per la resilienza del sistema alimentare nel 21° secolo” su 35 mercati in oltre 30 Paesi per esaminare i diversi tipi di mercati, dalle strutture tradizionali a quelle più moderne, con particolare attenzione a un gruppo selezionato di professionisti nell’ambito dei mercati alimentari all’ingrosso. Dal 1964 il FAO Investment Centre ha aiutato i paesi in via di sviluppo e in transizione a investire nell’agricoltura e nello sviluppo rurale per migliorare la vita e i mezzi di sussistenza degli abitanti delle zone rurali: in concreto, ha contribuito a più di 2.300 progetti di investimento in 170 paesi lavorando con 30 partner internazionali. Solo nel 2020, il Centro ha incentivato i paesi a mobilitare 6,6 miliardi di dollari di investimenti pubblici nel settore agroalimentare.

Questi aiuti sono importantissimi per correggere gli squilibri del sistema agroalimentare. Le cifre parlano chiaro: nel mondo gli agricoltori producono cibo a sufficienza per sfamare 10 miliardi di persone. Nei paesi meno sviluppati, lo spreco è dovuto alla mancanza di infrastrutture e di conoscenze sulla conservazione del cibo fresco. Ad esempio, l’India perde il 30-40% dei prodotti perché non ci sono trasporti adeguati o celle frigorifere. Quasi 690 milioni di persone soffrono la fame, ovvero l’8,9% della popolazione mondiale, con un aumento di 10 milioni di persone in un anno e di quasi 60 milioni in cinque anni. Le diete sane sono insostenibili per molte persone, specialmente per i poveri, in ogni regione del mondo: secondo le stime più prudenti si tratta di più di 3 miliardi di persone. Se ne deduce che con il miglioramento delle infrastrutture e con adeguate innovazioni sconfiggere la fame nel mondo smetterebbe di essere una irrealizzabile utopia.

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