#NoFakeFood, stop all’agropirateria

L’Italia piace molto all’estero: circa 1 prodotto falso su 6 negli Stati Uniti utilizzata l’aggettivo Italian o richiami all’Italia. L’agroalimentare può contribuire al rilancio della nostra economia, ma dobbiamo tutelarlo combattendo l’agropirateria

agropirateria
Via depositphotos.com

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – Difendiamo il Made in Italy e mangiamo italiano, ma che sia veramente italiano. Ogni anno, a livello internazionale, l’Italia perde 60 miliardi di euro a causa dell’agropirateria. «La battaglia che si sta conducendo in Europa per la tracciabilità dei prodotti agroalimentari non è solo per tutelare il Made in Italy, ma i prodotti di tutti i Paesi: bisogna fare un gioco di squadra in difesa della qualità», ha detto Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde, aprendo l’incontro “#NoFakeFood. Stop agropirateria: difesa del made in Italy e del patrimonio agroalimentare da contraffazioni e Italian sounding”, promosso da Fondazione UniVerde, ASACERT – Assessment & Certification e Coldiretti con il patrocinio dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la partnership di Parmigiano Reggiano e Campagna Amica.

Purtroppo non è facile, specie all’estero, scovare le tante contraffazioni del cibo italiano, primo fra tutti il Parmesan cheese. «Dalla collaborazione con Coldiretti un anno fa abbiamo sviluppato l’app ITA0039, una tecnologia in grado di migliorare l’attività di monitoraggio (abbiamo certificato circa 60 ristoranti in varie parti del mondo) e premiare l’attività dei ristoranti che rispettano le regole» ha spiegato Fabrizio Capaccioli, managing director di ASACERT. Un ispettore ha controllato cucine, dispense e provenienza dei materiali presenti nei ristoranti, certificando che usavano prodotti 100% italiani. Sempre con Coldiretti è stato fatto un accordo per mettere i piccoli produttori in contatto con i ristoratori in tutto il mondo. Grazie alla blockchain è possibile riconoscere il ristorante certificato e produttori che lo riforniscono, in una sorta di classifica trasparente della qualità. Il facile utilizzo dell’app semplifica il coinvolgimento l’utente finale che può segnalare i prodotti fake che trova sugli scaffali: la lettura dei codici sulle etichette dà la certezza del vero Made in Italy. 

Secondo Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, «l’agroalimentare può contribuire al rilancio della nostra economia, come accadde anche nel 2008». Con questo obiettivo, Coldiretti sta lavorando con l’ICE a incrementare la presenza dei prodotti italiani sui mercati esteri, perché «più esportiamo vero italiano più togliamo spazio ai prodotti fake». È anche un modo per dare valore alle imprese agricole dove si possono creare molti posti di lavoro. Per ostacolare l’agropirateria bisogna tracciare più possibile, afferma Prandini sottolineando l’importante funzione dell’Agenzia delle Dogane: indaga sui prodotti che arrivano in Italia da altri paesi per sapere dove sono distribuiti e se sono etichettati come italiani. Non mancano i controlli sulle contraffazioni interne, che vanno combattute per stroncare un mercato non trasparente per quanto riguarda la trasformazione e la commercializzazione. Prandini tiene a ricordare che «proprio perché dà maggiore trasparenza a tutte le filiere, la legge Caselli è utile ai consumatori: chi ha comportamenti trasparenti non teme l’inasprimento delle pene per chi aggira le leggi e inganna i consumatori». 

Enorme la mole di controlli e di lavoro svolto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, come illustrato dal direttore generale Marcello Minenna. Sono state sequestrate 10mila tonnellate di merce di ogni genere: tessuti, farmaci, elettrodomestici, ecc. L’Agenzia ha laboratori chimici che verificano l’origine e le caratteristiche chimiche e organolettiche delle merci sequestrate. Lavoro che sarebbe impossibile senza sinergie e tecnologie come gli scanner per rilevare i contenuti dei container, l’intelligence nel sistema doganale di controllo, le dogane interconnesse. Parlando di pandemia, ad esempio, sono stati verificati 3mld di mascherine non CE: quasi mezzo milione sono state sequestrate perché erano addirittura tossiche. I controlli sulle piattaforme e-commerce hanno evidenziato la vendita di finti vaccini antiCovid-19. Il controllo è stretto anche sugli alimenti per contrastare l’agropirateria: sono stati scoperti pomodori spagnoli che invece erano cinesi e pure tossici, pesce mediterraneo che proveniva da un fiume cinese contaminato. L’Agenzia delle Dogane ha chiesto al governo di approvare la sua certificazione di origine a supporto del sistema Italia: il bollino verde di qualità doganale alle nostre esportazioni garantirà che un nostro prodotto agricolo ha produzione e trasformazione di filiera interamente italiana, ovvero che è stato verificato all’origine come non contraffatto.

«La tutela del brand e della provenienza è una nostra priorità, l’agroalimentare è uno dei maggiori settori dell’export nazionale» ha sottolineato Carlo Ferro, presidente dell’ICE. Sicuramente c’è una scarsa educazione dei consumatori e dei vari operatori, serve un cambio culturale affinché non sembri più normale offrire un prodotto ingannevole ed esporlo in bella vista sugli scaffali. Il consumatore estero deve essere meglio informato sulle peculiarità e qualità del prodotto italiano; se da un lato bisogna facilitare la presenza di prodotti originali nel mondo, bisogna anche offrire al consumatore la capacità immediata per leggere il tracciamento di filiera con il QR code. Nel mercato USA è venduto un quarto dell’Italian sounding: qui l’ICE ha fatto campagne di sensibilizzazione e di promozione, poi ci si scontra con la speculazione che mette il dazio sul prodotto originale e non sul fake. L’e-commerce è un importante canale di distribuzione dei prodotti italiani nel mondo, e per questo sono in corso molti accordi con vari paesi che possono aprire opportunità interessanti per le nostre imprese, ma anche qui l’attenzione deve essere massima.

Il Parmigiano Reggiano è uno dei prodotti alimentari italiani tra i più contraffatti. Alberto Pecorari, responsabile dei Servizi istituzionali del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, porta alcune cifre: «Ogni anno vengono prodotte 3.750.000 forme che genera un giro d’affari di 1,6 mld, vi lavorano 50.000 persone, l’export supera il 40%». Si capisce bene perché la tutela sia strategica. La contraffazione del marchio con l’utilizzo dell’immagine della forma crea un danno enorme, perché il Parmigiano Reggiano viene automaticamente associato al fake: tra le varie follie è stato trovato perfino il “Parmegano, vegan parmesan”. L’Italia piace molto all’estero: non a caso, circa 1 fake su 6 negli Stati Uniti ha utilizzato l’aggettivo Italian o richiami all’Italia. Così il consumatore associa il Parmesan a un prodotto fatto in Italia, e magari proprio a Parma. La tutela del nome si conferma fondamentale: finora il Consorzio ha ottenuto importanti sentenze in Russia e Cina, e ha fatto opposizione contro la Kraft che voleva registrare il termine Parmesan. Questo ultimo caso deve farci riflettere: siamo portati a pensare che il fake sia opera di fabbricanti secondari che si arricchiscono con truffe al limite del ridicolo (ma ugualmente dannosissime), la Kraft è un’importante multinazionale che ritiene normale appropriarsi di un marchio altrui al punto di volerlo registrare (quindi chiedendo una base legale).

È facile intuire perché il mercato dell’agroalimentare sia molto appetibile per la criminalità, come ha messo in evidenza Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico della Fondazione Osservatorio Agromafie. Gli imprenditori onesti sono la maggioranza e vanno tutelati dall’agropirateria, ma per far questo occorre aggiornare il sistema normativo vigente, che è obsoleto e inadeguato a combattere il malaffare. Carabinieri e Guardia di Finanza sono in prima fila nel controllo delle attività illegali: sofisticazione, contraffazione, ingannevole utilizzo dell’origine geografica. L’agropirateria crea un forte danno all’economia nazionale, altera la concorrenza, inganna il consumatore e alimenta le attività criminose.

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