Oli alimentari, buttarli nel lavandino inquina le acque

Gettare nel lavandino gli oli alimentari esausti inquina gravemente le acque, e la maggior parte arriva dalle utenze domestiche

Photo by Pixzolo Photography on Unsplash

(Rinnovabili.it) – Gli oli alimentari esausti buttati nel lavandino sono gravemente inquinanti. È quanto emerge dallo studio di CNR-IRSA – l’Istituto di Ricerca Sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche – in collaborazione con Utilitalia, la federazione che riunisce  le aziende speciali che operano nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas.

La ricerca è stata promossa da RenOils, il consorzio che si occupa della raccolta di oli e grassi vegetali e animali alimentari esausti in Italia e ne garantisce la corretta gestione per salvaguardare l’ambiente.

Lo smaltimento scorretto inquina le acque

I risultati dello studio rivelano che oli di frittura, avanzi dei barattoli di sottoli, scarti alimentari unti troppo spesso vengono gettati nel lavandino e inquinano le acque, anziché essere smaltiti in maniera corretta.

I consorzi come RenOils raccolgono ogni anno più di 80mila tonnellate di oli alimentari esausti. Eppure i dati della ricerca sono ancora allarmanti.

Dopo aver analizzato gli impianti di depurazione delle acque, i ricercatori vi hanno trovato un quantitativo di oli quasi equivalente – ovvero tra le 60mila e le 70mila tonnellate ­– perché non vengono smaltiti correttamente.

Leggi anche Allarme CONOE per l’uso illecito di olio vegetale esausto

Favorire una pratica semplice ma virtuosa

Per dare un’idea della dimensione del problema, i ricercatori fanno notare che è come se ogni cittadino italiano usasse un litro di olio l’anno e ne gettasse via la metà con l’acqua sporca.

Anche se è un quantitativo inferiore a quello che si stimava, è comunque tanto. Vorremmo dire che è anche troppo.

Spiega Ennio Fano, presidente di Renoils: «La ricerca conferma che è fondamentale potenziare la raccolta differenziata di oli esausti presso le utenze domestiche, in modo da favorire una pratica semplice ma estremamente virtuosa.

Il nostro consorzio è già attivo in modo capillare su tutto il territorio nazionale e il comparto della ristorazione è servito in modo efficiente.

Lavoreremo con enti locali e aziende di igiene urbana per gestire anche l’olio esausto prodotto dalle famiglie italiane».

La quasi totalità degli oli alimentari proviene dalle utenze domestiche

È proprio dalle utenze domestiche che arriva la quasi totalità degli oli alimentari; il sistema della ristorazione, infatti, è quasi interamente collegato al servizio di raccolta degli oli esausti, come sottolinea Giuseppe Mininni, il ricercatore del CNR che ha coordinato lo studio.

Leggi anche “La pace dell’olio”, una storia di generazioni e rigenerazioni

La ricerca ha esaminato 40 impianti di depurazione in 6 diverse regioni. Nel periodo tra agosto 2019 e luglio 2020 sono stati ripetuti i campionamenti per tre volte.

Nelle acque trattate da questi impianti erano presenti tracce di grassi animali e vegetali di circa 5-10mg/litro. I dati riferiti dalla letteratura scientifica rilevano che il valore italiano è sensibilmente inferiore a quello degli Stati Uniti, il solo Paese oggetto di ricerca. Se c’è chi fa peggio, nelle nostre case dobbiamo impegnarci a fare ancora meglio.

Articolo precedenteLe 100 case stampate in 3D del Texas diventano realtà grazie a ICON e BIG
Articolo successivoDecreto Aiuti Quater, proroga bonus energia e novità per il superbonus 2023

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui