Paideia Campus, la biodiversità si impara facendo

Paideia Campus compie un anno. Il polo internazionale dedicato alla formazione, alla ricerca e all’innovazione nell’agrifood ha trovato nella collaborazione con il Comune di Pollica un centro di sperimentazione per individuare nuove modalità di connessione fra territori e persone. Una sintesi tra locale e globale per incidere sul futuro sostenibile del Pianeta

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – Il primo compleanno del Paideia Campus di Pollica (in provincia di Salerno) coincide con la Giornata mondiale della biodiversità.

Connettere innovazione e agrifood alle nostre radici

Non è un caso, come spiega Sara Roversi, presidente del Future Food Institute: «Il nome indica la strategia che abbiamo voluto adottare. Il Paideia Campus è la casa dove connettere il mondo dell’innovazione e dell’agrifood con quelle che sono le nostre radici più profonde, che ci insegnano che forse dobbiamo riguardare un po’ alle nostre spalle, a chi ci ha preceduto».

Paideia Campus è frutto della collaborazione tra Comune di Pollica, Centro Studi Dieta Mediterranea “Angelo Vassallo” e Future Food Institute. Questo progetto ha trasformato Pollica in un laboratorio sperimentale di innovazione per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente.

2500 anni fa gli abitanti del Cilento adottarono uno stile di vita che metteva al centro l’equilibrio tra l’uomo e la natura, oggi sta a noi ricreare questo equilibrio.

Il perno di questo stile di vita sano lo ritroviamo nella Dieta Mediterranea, nata proprio in Cilento dagli studi di Ancel Keys che individuò l’olio d’oliva tra i suoi prodotti caratterizzanti.  

La Dieta Mediterranea è uno degli stili di vita più sostenibili e più sani, al punto che nel 2010 l’Unesco l’ha inserita nell’elenco dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità.

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Paideia Campus, polo internazionale di formazione

Il nostro futuro dipende dalle azioni di oggi; l’azione del Paideia Campus dimostra che possiamo costruirlo partendo dalla storia di questo territorio.

La Campania è una regione meravigliosa, che ha voglia di valorizzare le sue risorse e il suo paesaggio, e Pollica si sta impegnando a fare da apripista.

Il Paideia Campus è il polo internazionale dedicato alla formazione, alla ricerca e all’innovazione secondo i principi di quella ecologia integrale che ha nella Dieta Mediterranea un’applicazione concreta in chiave di sostenibilità e biodiversità.

«In questi giorni stiamo ospitando grandi esponenti del mondo del food un po’ da tutta Europa. Si parla di innovazione, di misure strategiche dell’agricoltura e del ruolo dell’Europa.

Soprattutto diamo voce ai giovani, alle start up, alle scuole che formano le professionalità dell’agrifood, gli istituti agrari, alberghieri, i professionisti del turismo e coloro che si occupano di sport», sottolinea Sara Roversi.

Una nuova identità

«Pollica non è più soltanto un’attrazione turistica, ma anche un luogo di sviluppo dell’innovazione. Ragazzi che vengono al Castello di Pollica da tutto il mondo per seguire laboratori, progetti e hackathon, l’Agrifood Week e la Commissione Europea che ha scommesso su Pollica confermano che il messaggio di Pollica è quello giusto: un luogo accogliente, di bellezza, ma anche di innovazione.

Dove c’è innovazione c’è anche rigenerazione di prodotti, di servizi. Il racconto di Pollica funziona, qui assistiamo alla sintesi tra il locale e il globale, lo spunto più interessante per una nuova identità» dichiara Valeria Fascione, assessore a Ricerca, Innovazione e Startup della Regione Campania.

L’approccio olistico del Paideia Campus abbraccia tutto quello che riguarda la fruizione sostenibile dei territori, dei borghi e delle aree interne italiane.

Partendo dalla Campania e da Pollica, capitale della Dieta Mediterranea, il Paideia Campus genera una grande connessione di progetti, attività e innovazioni che vogliono incidere sul futuro sostenibile del Pianeta.

Pollica 2050, modello replicabile

Pollica è il perno di questo grande progetto di innovazione sostenibile. Il sindaco Stefano Pisani ne spiega gli obiettivi, ponendo l’accento su quello che deve diventare un modello replicabile di valorizzazione dei territori e della vita delle comunità, quindi delle persone: «A Pollica ci siamo dati un tempo molto lungo, non a caso il progetto si chiama Pollica 2050 per illustrare cosa immaginiamo che sia la realtà di Pollica nel 2050.

L’Italia è fatta da due pezzi: le aree metropolitane e i territori che hanno perso pezzi, quelli marginali, che però hanno mantenuto risorse che sono dormienti, rimaste sconosciute o che abbiamo perso nel tempo.

Abbiamo preso un impegno: creare un modello che potesse essere studiato, prototipato e magari trasferito anche da altri. Il modello è Pollica 2050. Agiamo lavorando sul principale asset di tutto il mondo, dei piccoli e grandi paesi: le persone.

Ricostruire i paesi per creare il nuovo Paese

Stiamo mettendo in campo le strategie utili per trovare un modo per proteggere la biodiversità, tornare a produrre cibo in modo sostenibile, trovare nuovi modi per produrre energia alternativa, dare servizi ai cittadini.

Abbiamo messo insieme una serie di pezzi di un puzzle più grande, che è Pollica 2050, ovvero partire dall’utilizzo delle risorse che abbiamo a disposizione attraverso la formazione delle nuove generazioni e attraverso il trasferimento di competenze, conoscenze, cultura, dai vecchi ai giovani.

Abbiamo fatto in modo che questo individuasse nuove soluzioni per vecchi problemi e per avere finalmente qualcosa che ancora non è successo in Italia e nel mondo: ricostruire i paesi, i punti da connettere per creare il nuovo Paese».

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