Perché puntare sui piccoli agricoltori

I piccoli agricoltori sono tenuti in scarsa considerazione e a loro sono destinate le briciole dei finanziamenti destinati ad affrontare i cambiamenti climatici. Una grave miopia: i piccoli agricoltori rivitalizzano le economie rurali e hanno un ruolo decisivo nella tutela dei territori

piccoli agricoltori
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(Rinnovabili.it) – L’agricoltura è uno dei temi al centro della COP26, il vertice della Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e i piccoli agricoltori possono avere un ruolo chiave nel ridisegnare un futuro più sostenibile.

L’IFAD (International Fund for Agricultural Development) ritiene possibile trasformare le economie rurali e i sistemi alimentari per renderli più resilienti, sostenibili e inclusivi, ma nello stesso tempo più produttivi.

L’agricoltura è forse il settore produttivo che risente maggiormente dei cambiamenti climatici, con cui deve costantemente fare i conti in termini di danni alle colture, alle strutture produttive e quindi di reddito degli operatori dell’intera filiera. Gli effetti dei cambiamenti climatici incidono anche sui prezzi delle materie prime: quest’anno, ad esempio, il prezzo del grano è cresciuto di 10 volte, come evidenziato da Coldiretti e come ben sanno i consumatori.

Tuttavia, l’IFAD ha constatato che i piccoli agricoltori sono tenuti in scarsa considerazione: esaminando i dati del periodo 2017-2018, è stato loro destinato solo l’1,7% dei finanziamenti destinati ad affrontare i cambiamenti climatici. Una grave miopia: i piccoli agricoltori rivitalizzano le economie rurali e hanno un ruolo decisivo nella tutela dei territori.

Pertanto, secondo l’IFAD, dalla COP26 dovrebbe uscire un focus globale che riunisca adattamento ai cambiamenti climatici e finanziamenti ai piccoli agricoltori, e ha stilato sei punti che dovrebbero essere messi al centro della discussione.

1. I piccoli agricoltori sono i più vulnerabili ai cambiamenti climatici e sono meno in grado di far fronte ai suoi impatti

Come ha dimostrato inequivocabilmente il sesto Rapporto di valutazione dell’IPCC, (Intergovernmental Panel on Climate Change) molti degli impatti dei cambiamenti climatici sono irreversibili. È anche chiaro che questi effetti colpiscono più duramente i più poveri e vulnerabili.

Si tratta dei piccoli agricoltori, pastori, pescatori e trasformatori di alimenti rurali nei paesi in via di sviluppo, che non hanno reti di sicurezza per proteggerli da ripetuti shock.

2. Sono parti essenziali degli attuali sistemi alimentari nei Paesi in via di sviluppo

Sebbene milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo soffrano ancora la fame o non possano accedere a diete adeguatamente nutrienti, gran parte del cibo a cui possono accedere proviene da piccoli produttori.

Nei Paesi in via di sviluppo la sussistenza di quasi due miliardi di persone dipende da circa mezzo miliardo di piccole aziende agricole. Equivale a dire che questi piccoli agricoltori sono responsabili di circa l’80% del cibo prodotto nell’Africa sub-sahariana e in alcune parti dell’Asia.

È facile comprendere che se queste piccole aziende agricole non ricevono l’aiuto di cui hanno bisogno per adattarsi ai cambiamenti climatici, questi sistemi alimentari saranno in grave pericolo: la conseguenza sarà la fame per milioni di persone.

3. Saranno parte integrante dei futuri sistemi alimentari in grado di sradicare la fame e fornire diete nutrienti a tutti

Per garantire a tutti quantità sufficienti di cibo sicuro e nutriente, bisogna raddoppiare la produzione agricola entro il 2050, ridurre gli sprechi alimentari e rendere sostenibili ed efficienti le catene del valore.

I piccoli produttori che coltivano e trattano alimenti per i mercati locali e per gli abitanti delle zone rurali accorciano le catene di approvvigionamento e riducono gli sprechi. Normalmente i piccoli agricoltori producono alimenti diversi da quelli delle grandi aziende agricole industriali; pertanto, possono essere alla base di diete diversificate e più ricche dal punto di vista nutrizionale, elementi di grande importanza soprattutto nelle aree più povere del mondo, e combattere nello stesso tempo il degrado ambientale.

4. Sono i custodi degli ambienti naturali e spesso detengono conoscenze essenziali sulla produzione sostenibile

I piccoli agricoltori e le popolazioni indigene sono profondamente legati agli ambienti naturali in cui vivono e lavorano. Vogliono garantire il mantenimento della biodiversità e la gestione equa e sostenibile dell’acqua e della terra, e quindi conservare e gestire le risorse naturali combattendo il degrado ambientale.

Queste comunità possiedono anche un vasto – e sottovalutato – tesoro di conoscenze tradizionali sul loro territorio. Con il sostegno adeguato, possono usare le risorse naturali senza sfruttarle in modo non sostenibile.

5. Possono svolgere un ruolo nella mitigazione dei cambiamenti climatici

Un quinto dei terreni agricoli del mondo è costituito da piccole aziende agricole di meno di cinque ettari. Pertanto, i piccoli agricoltori e i produttori rurali hanno un ruolo importante da svolgere nella mitigazione e nell’adattamento ai cambiamenti climatici, nella protezione delle risorse naturali e nel ripristino degli ambienti degradati.

Adottando soluzioni basate sulla natura e pratiche agroecologiche attentamente progettate, i piccoli agricoltori possono ridurre i propri impatti e ripristinare gli ecosistemi.

6. La coesione e il dinamismo economico nelle comunità rurali hanno ampi benefici per la società

Se gli abitanti delle zone rurali non sono in grado di guadagnarsi da vivere, molti non avranno altra scelta che trovare lavoro o sicurezza nelle città o in altri Paesi indebolendo la vitalità delle comunità rurali. Generalmente i giovani sono i primi a partire, portando con sé entusiasmo e creatività: il fenomeno migratorio interrompe la coesione sociale e le economie locali sia dei punti di partenza che di arrivo.

Inoltre, quando i giovani sono privati di opportunità, diventano suscettibili alla radicalizzazione, quindi potenziale veicolo di disordini civili e conflitti. Al contrario, se le economie e le società rurali sono fiorenti e gli abitanti delle zone rurali possono contare su buoni mezzi di sussistenza e su un lavoro soddisfacente nei loro luoghi di origine, non hanno alcun incentivo ad andarsene.

Investire nella produzione rurale sostenibile – dall’agricoltura alla trasformazione alla commercializzazione – crea quei contesti economici che offrono ai giovani le opportunità di cui hanno disperatamente bisogno.

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