Semi rivestiti di pesticidi: spesso ci sono ma non si vedono

La mancanza di informazioni sull’uso dei trattamenti attraverso semi-pesticidi potrebbe significare che una parte consistente dell’uso di antiparassitari non viene acquisito nei set di dati esistenti che monitorano l’uso di queste sostanze.

Una ricerca mette in luce la mancanza di monitoraggio sull’uso dei semi rivestiti di pesticidi

(Rinnovabili.it) – I semi rivestiti di pesticidi sono sempre più utilizzati in agricoltura, sebbene alcuni di essi siano altamente tossici sia per i parassiti, sia per gli insetti benefici. La loro presenza, però, pare essere fortemente sottostimata, soprattutto perché molti agricoltori non hanno consapevolezza e controllo di quali siano i pesticidi presenti nelle loro sementi. Questa mancanza di dati, però, può notevolmente complicare gli sforzi per valutare le diverse strategie di gestione dei parassiti nelle colture, mettendo anche a rischio la salute e l’ambiente.

L’assenza di dati certi sui semi rivestiti di pesticidi è stata messa in luce da uno studio condotto dalla Pennsylvania University. “Analizzando i dati esistenti sull’uso del trattamento delle sementi, abbiamo scoperto che molti agricoltori non sapevano quali fitofarmaci fossero presenti nei loro semi o presumevano erroneamente che i trattamenti delle sementi non includessero determinati pesticidi”, ha affermato Paul Esker, professore di Epidemiologia e patologia delle colture. “Questa mancanza di conoscenza, però, potrebbe portare a un uso eccessivo di pesticidi, che a sua volta potrebbe danneggiare l’ambiente e la salute degli agricoltori.

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Il team di ricercatori ha analizzato innanzitutto i dati di Kynetec, una società di marketing e ricerca che detiene uno dei set di dati più completi sull’uso dei pesticidi negli Stati Uniti (raccolti dal 2004 al 2014). Attraverso l’analisi del database, i ricercatori hanno scoperto che l’uso dei trattamenti attraverso le sementi è cresciuto negli USA negli ultimi dieci anni, in particolare per la produzione di mais e soia. Nel periodo 2012-2014, il 90% delle coltivazioni di mais e il 76% delle coltivazioni di soia derivavano da semi rivestiti di pesticidi. Fra gli insetticidi applicati ai semi, i neonicotinoidi rappresentavano circa l’80%.

In un secondo momento, i ricercatori della Pennsylvania University hanno analizzato le risposte degli agricoltori alle domande sul tema. Sebbene il 98% degli agricoltori sia stato in grado di fornire i nomi dei pesticidi applicati sul campo per le colture di cotone, mais, grano o soia, solo l’84% dei coltivatori di cotone, il 65% dei coltivatori di mais, il 62% dei coltivatori di soia, il 57% dei coltivatori di grano invernale e il 43% dei coltivatori di grano primaverile sono stati in grado di fornire il nome del prodotto per il trattamento delle sementi. Il resto non ha risposto alla domanda del sondaggio o ha specificato di non saperlo.

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Uno dei risultati più importanti di questo studio, pubblicato su BioScience, è che la mancanza di informazioni sull’uso dei trattamenti attraverso semi-pesticidi potrebbe significare che una parte consistente dell’uso di antiparassitari non viene proprio acquisito nei set di dati esistenti che monitorano l’uso di queste sostanze. Non a caso, confrontando i dati raccolti da Kynetec durante il periodo 2004-2014 con quelli raccolti nel 2015 (quando Kynetec ha smesso di offrire informazioni sui semi-pesticidi), il team ha riscontrato un calo significativo nell’uso di sostanze note per essere usate nelle sementi.

“La rimozione dei dati sulle sementi fa sembrare che l’uso di clothianidin, ad esempio, diminuisca da oltre 1,5 milioni di kg/anno nel 2014 a meno di 1/10 di milione di kg/anno nel 2015”, ha dichiarato Esker, “ma non siamo sicuri che questo sia davvero accaduto”. Per risolvere queste incertezze, si potrebbe trarre vantaggio da una migliore etichettatura dei semi trattati con pesticidi e dalla pubblicazione di informazioni sui principi attivi. “La mancanza di conoscenza da parte degli agricoltori sui pesticidi applicati alle sementi è un esempio del perché è importante mantenere un forte sistema di conoscenza in grado di fornire informazioni aggiornate sui diversi ‘semi-pesticidi‘, su cosa fanno questi trattamenti e cosa mostrano i dati empirici”, ha concluso Esker.

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