Le 5 aree delle buone pratiche dell’agrifood italiano

Per far fronte alle sfide delle nostre società e del nostro Pianeta, i molteplici attori del comparto agroalimentare italiano possono dare un contributo di rilievo, per i loro comportamenti e la capacità di cooperazione, anche in virtù della loro caratterizzazione mediterranea

agrifood italiano
via depositphotos.com


di Angelo Riccaboni

(Rinnovabili.it) – In un approfondito studio apparso in questi giorni su Nature Food, Crippa et al. sottolineano che i sistemi agroalimentari causano il 34% delle emissioni globali di gas serra.

Questo contributo conferma come i sistemi agroalimentari siano ormai al centro del dibattito globale in materia di sviluppo sostenibile, per le loro forti connessioni non solo con il cambiamento climatico ma anche con la perdita di biodiversità, la sicurezza alimentare, la malnutrizione, il benessere e la salute delle persone.

Per far fronte alle sfide delle nostre società e del nostro Pianeta, i molteplici attori del comparto agroalimentare italiano possono dare un contributo di rilievo, per i loro comportamenti e la capacità di cooperazione, anche in virtù della loro caratterizzazione mediterranea.

Il cibo è considerato parte della nostra cultura. L’attenzione alla qualità del cibo e la coerenza con la dieta mediterranea sono tratti che identificano il Paese nel mondo. Oltre a contribuire al benessere dei cittadini, il comparto è anche un’importante parte dell’economia. Alcune imprese sono icone internazionali della responsabilità sociale. Nelle campagne l’attenzione all’ambiente spesso è al centro delle attività dei produttori, attori di riferimento malgrado le loro minime dimensioni. 

Tali successi dimostrano che produzioni agroalimentari connesse al territorio, comportamenti responsabili da parte delle imprese, attenzione alle fasce marginali della popolazione e rapporti cooperativi fra produttori e consumatori sono possibili e sono convenienti per le nostre società e l’ambiente.

Ne sono chiaro esempio le molteplici produzioni di filiera corta, che vedono collaborare in maniera proficua i nostri imprenditori agricoli e le aziende di trasformazione. Le imprese agricole che basano il loro successo sul rispetto dei valori ambientali e costruiscono modalità innovative e cooperative di relazione con i consumatori, producendo scenari e contesti sociali di generale apprezzamento. Le imprese di trasformazione, spesso di proprietà familiare, che pongono particolare attenzione ai temi della responsabilità sociale e alla gestione sostenibile della filiera. L’attenzione fornita da produttori e consumatori alla qualità e al valore dei territori, che ha portato a far crescere un sistema delle indicazioni geografiche di grande rilevanza economica, ambientale e sociale.

Non si possono poi dimenticare le molteplici esperienze, frutto di logiche di cooperazione, che affrontano con efficacia il tema dello spreco alimentare e alleviano i problemi di povertà alimentare. 

I caratteri distintivi appena ricordati, peraltro, sono in continua evoluzione, per le capacità dei vari attori (produttori, trasformatori, larga distribuzione, ristoratori, istituzioni del terzo settore) di introdurre innovazioni tecnologiche, organizzative e sociali.

Esistono certamente anche in Italia delle criticità ambientali e sociali, talvolta anche gravi. Si pensi alla frammentazione talvolta esasperata degli attori economici, all’utilizzo eccessivo dei suoli, allo sfruttamento della manodopera, all’uso di pesticidi, all’acuirsi delle diseguaglianze sociali, alla diffusione, in alcuni contesti, di stili alimentari e di vita distanti dalla dieta mediterranea, alle difficoltà di accesso all’eco-sistema dell’innovazione.

Per affrontare tali criticità, occorre puntare con ancor maggior decisione sui punti di forza del sistema agroalimentare italiano inizialmente ricordati, valorizzando le esperienze più significative. Occorre, cioè, che i caratteri prima richiamati diventino riferimento ancor più ampio, e che siano condivisi con motivazione da tutte le attività di produzione e trasformazione.

E’ necessario, inoltre, un forte impegno nell’educazione alimentare, leva formidabile per consumatori e imprenditori più responsabili, oltre che investimenti pubblici nelle strutture a supporto del settore, ed in primis nella digitalizzazione, nella logistica e nella gestione delle risorse idriche.

In sintesi, le esperienze di maggior valore rilevabili in Italia fanno riferimento a 5 tematiche:

  • Cultura del cibo e diffusione della dieta mediterranea 
  • Le catene del valore corte, le relazioni produttori-trasformatori, l’alleanza produttori-consumatori, le indicazioni geografiche
  • La responsabilità sociale e ambientale delle imprese
  • La riduzione degli sprechi alimentari 
  • Le esperienze per alleviare la povertà alimentare

Il Food System Summit può essere un’ottima occasione per portare le buone pratiche del nostro Paese ad un’attenzione più ampia. Promuovendo tali esperienze, possibilmente in una prospettiva mediterranea, si valorizza un sistema agroalimentare che, pur con le sue criticità, può offrire al dibattito globale un modello utile a fronteggiare le questioni di sostenibilità ambientale, sociale ed economica che affliggono molteplici contesti.

Per questi motivi Santa Chiara Lab sta collaborando attivamente con Rinnovabili.it per organizzare il primo Agrifood Summit, un evento digitale che si terrà il 6 maggio 2021, e che avrà due obiettivi: raccogliere strategie, testimonianze e buone pratiche dai protagonisti del settore e contribuire al percorso di avvicinamento all’evento mondiale che si terrà a Roma il prossimo luglio in vista del Food System Summit di settembre a New York.

Angelo Riccaboni – Presidente del Santa Chiara lab, Università di Siena e della Fondazione PRIMA

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