Water Work, progetto di paludicoltura sostenibile

In Gran Bretagna è in corso Water Works, una sperimentazione di paludicoltura attraverso la riumidificazione delle torbiere. Un progetto di grande interesse perché le torbiere immagazzinano due volte più carbonio delle foreste

paludicoltura
via depositphotos.com

(Rinnovabili.it) – L’agricoltura umida su larga scala, o paludicoltura, potrebbe essere una risposta per l’agricoltura sostenibile. Nella regione di Fens nel Cambridgeshire (Regno Unito) è in corso Water Works, una sperimentazione per migliorare le pratiche agricole sostenibili e sequestrare il carbonio attraverso la riumidificazione delle torbiere. Al progetto Water Works prendono parte il Great Fen Project del Wildlife Trust for Bedfordshire, Cambridgeshire and Northamptonshire, la University of East London, il Centre for Ecology & Hydrology e Cambridgeshire ACRE.

L’area in cui si svolge il progetto Water Works era originariamente un lago, prosciugato nel 1850 per renderlo coltivabile. È denominata “vasca da bagno della Gran Bretagna” perché il terreno agricolo circostante è quattro metri sotto il livello del mare; questo richiede un pompaggio periodico per asciugare il terreno e renderlo coltivabile con i sistemi di agricoltura tradizionali.

Nel sito l’erosione del suolo sta diventando un problema: le paludi perdono ogni anno 4,5 milioni di metri cubi di torba e viene rilasciata anidride carbonica nell’atmosfera. In sostanza, la torba è un deposito di carbonio nel suolo, i suoli di torba coltivati emettono carbonio. La sperimentazione Water Works per la paludicoltura intende invertire il meccanismo ripristinando la torba riumidificando il terreno: un progetto che UNEP, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, ritiene di grande interesse perché le torbiere immagazzinano due volte più carbonio delle foreste.

Torbiere e biodiversità

La torba è una risorsa limitata che sta scomparendo a causa dei sistemi di agricoltura “secca”, mentre potrebbe rappresentare una risorsa per sistemi di agricoltura sostenibile.

L’intento del progetto Water Works è anche diversificare il sistema alimentare locale introducendo la coltivazione di erbe specifiche per le zone umide come erba del bisonte, crescione, sedano selvatico e olmaria. I ricercatori di Water Works si aspettano un aumento della biodiversità, perché l’umidità attirerà di nuovo insetti e uccelli.

Le piante utili per filtrare l’acqua nella paludicoltura sono soprattutto canne, utilizzate nell’industria edilizia, e giunco che trova molti impieghi, come isolamento, bioenergia, produzione di bioetanolo, mangime per bestiame e imballaggi alimentari biodegradabili.

Arrivare alla paludicoltura, tuttavia, non sarà veloce né semplice. Occorre formare le comunità locali a prendere coscienza di temi come la conservazione del territorio, la mitigazione dei cambiamenti climatici e la sicurezza alimentare. Inoltre vanno sviluppati colture, macchinari, infrastrutture e mercati che credano nell’agricoltura umida. Servirà, infine, un’abile operazione di marketing: dietro alla paludicoltura c’è una storia fantastica.

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