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Tonno rosso, le conseguenze di un business senza regole

Il tonno rosso torna a popolare il Mediterraneo, ma il futuro della specie dipende anche dalle misure di conservazione. Si assiste a un’espansione senza regole della gestione degli impianti, senza norme ambientali né rispetto dei criteri di benessere animale che lascia mano libera agli illeciti delle organizzazioni criminali

Tonno rosso, le conseguenze di un business senza regole
Image by Ralph/Altrip/Germany from Pixabay

Un’espansione senza regole né trasparenza

Il tonno rosso stava cominciando a riprendersi, dopo anni di catture selvagge, ma ecco che si profila ancora una volta una gestione senza scrupoli che potrebbe danneggiare seriamente la specie.

Nel Mediterraneo sono aumentati gli esemplari di tonno rosso grazie ai limiti sulla pesca imposti dall’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (ICCAT) e alle campagne delle associazioni ambientaliste.

La corsa all’oro rosso

Oggi il tonno è “a rischio minimo” ma gli impianti di ingrasso intensivi stanno riconquistando terreno. È evidente, quindi, che il futuro della specie dipende anche dalle misure di conservazione.

L’aumento degli esemplari di tonno rosso sta scatenando una “corsa all’oro rosso” nei paesi del Mediterraeno. Ad esempio, FedAgriPesca vuole promuovere «una rotta italiana del tonno rosso» che muoverebbe «un business da 100 milioni di euro».

«Ciò significherebbe investire in una filiera interamente nazionale, che dovrebbe quindi comprendere anche un sistema di allevamenti ben sviluppato, per il momento assente nelle acque italiane», spiega Greenpeace.

Il business del tonno rosso fa gola alla criminalità

Quello che si sta muovendo con inquietante velocità sono gli interessi criminali, e non solo in Italia. Una maxi inchiesta in Spagna indaga reati che vanno dalla pesca illegale alla violazione delle norme che regolano la gestione degli impianti, passando per l’evasione fiscale tramite società offshore.

Attualmente si sta assistendo a un’espansione senza regole della gestione degli impianti, senza norme ambientali né rispetto dei criteri di benessere animale.

I risultati sono, ovviamente, negativi: danni agli habitat marini e la probabilità di un nuovo collasso della popolazione di tonno rosso.

Corsa all’oro rosso è il report dell’Unità Investigativa di Greenpeace Italia che denuncia le criticità della situazione attuale dove i finanziamenti europei legati a pesca e acquacoltura attirano molti allevatori con pochi scrupoli.

Interessi economici opachi

Gli interessi economici che ruotano intorno al business degli impianti intensivi per l’ingrasso del tonno rosso sono forti ma alquanto opachi. Greenpeace denuncia la mancanza di meccanismi di trasparenza e controllo nell’assegnazione dei finanziamenti europei per gli allevamenti ittici, esposti al rischio di truffe e irregolarità.

Ad esempio, Greenpeace ha scoperto che a ottobre 2024 a Battipaglia (Salerno) un’azienda ha ottenuto la concessione demaniale per costruire un impianto di ingrasso del tonno rosso a 7 Km dalla costa. Singolare, però, che non abbia né dipendenti né fatturato: in pratica, una scatola vuota.

Inoltre, afferma Greenpeace, «nel database ICCAT si trova traccia di tredici impianti italiani, ma solo in tre casi si conoscono le coordinate e solo per sei strutture viene annotata la capacità.

I quattro impianti più capienti dovrebbero contenere l’80% del tonno allevato in Italia ed essere di proprietà del Ministero dell’Agricoltura, ma non sono operativi e, con tutta probabilità, non esistono nemmeno».

Il mistero degli impianti del Ministero dell’Agricoltura

Greenpeace spiega in parole semplici un arcano che non ha avuto risposte adeguate alla richiesta di chiarimenti: «Questi quattro allevamenti del Ministero [di cui non si conoscono le coordinate] presentano delle capacità notevoli in termini di tonnellate.

In totale, il Ministero dell’Agricoltura figura come “owner” di impianti in grado di contenere annualmente 7.525 tonnellate di tonno rosso, l’80% del totale attribuito agli allevamenti italiani dalla lista ICCAT.

Per fare un confronto, all’Italia nel 2025 sono state assegnate, come quote di pesca del tonno rosso, 5.283 tonnellate, come riportato nel Decreto Tonno Rosso dell’anno in corso.

Se i quattro impianti “statali” fossero attivi e a pieno regime, non basterebbe tutto il tonno rosso pescato da imbarcazioni italiane a riempirli, anche perché non tutti gli esemplari catturati vengono destinati all’ingrasso. Per mantenere le strutture in funzione, il Ministero dovrebbe quindi importare tonni dall’estero».

Truffe e illeciti nel FEAMPA

Un altro punto critico è il Fondo europeo che sostiene pesca e agricoltura (FEAMPA), dove si segnalano errori e truffe. In Puglia, un gruppo di aziende ha ricevuto 1,4 milioni di euro di finanziamenti senza costruire gli impianti per cui li aveva richiesti.

È evidente la necessità di trasparenza e di regole chiare. Eppure dal 2006 – e quindi con la presenza di governi diversi – si rimanda l’adozione di un decreto che limiti gli impatti ambientali dell’acquacoltura.

Il report di Greenpeace sembra un legal thriller, dove si intrecciano nomi, interessi, società fantasma e fondi offshore in un sistema di illeciti che ha mano libera a causa del vuoto normativo. Pertanto, è lecito sospettare che questi impianti fantasma siano usati per giustificare virtualmente le spese di produzione.

Le richieste di Greenpeace per tutelare il tonno rosso

Greenpeace chiede trasparenza e accessibilità ai dati. Per l’Italia, «risultano lacunosi e imprecisi, tanto che ad oggi è impossibile elencare e localizzare con sicurezza gli allevamenti di tonno rosso attivi a livello nazionale.

Che il Ministero inserisca nel database ICCAT dati che non corrispondono al vero (e che la Commissione europea e l’ICCAT stesso consentano questo approccio) è preoccupante: quel database serve a far sapere a tutti dove si ingrassano i tonni, chi gestisce queste operazioni e di quanti esemplari si tratta».

Fondamentale che «gli obiettivi di sostenibilità legati alla costituzione delle organizzazioni di produttori e alla distribuzione dei fondi FEAMPA non rimangano solo su carta.

Servono regole e controlli capillari sulle organizzazioni di produttori italiane, per evitare l’accentramento di aiuti e risorse nelle mani di poche persone.

Occorre poi una maggiore vigilanza anche sull’attribuzione dei finanziamenti europei legati a pesca ed acquacoltura».

Per Greenpeace bisogna agire sulla gestione degli allevamenti e sul rispetto del benessere animale, tema su cui l’Italia è in ritardo e la normativa non è stata adottata o è perennemente in via di definizione.

Le aziende che presentano la domanda di concessione demaniale per costruire un nuovo impianto di ingrasso dovrebbero essere obbligate a fornire maggiori informazioni su tale progetto, dettagliando i metodi che intendono utilizzare e la capacità dell’impianto.

Infine, sarebbe opportuno sottoporre i nuovi impianti a una valutazione d’impatto ambientale considerando la specie allevata e i possibili effetti sugli ecosistemi.

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.