I Balcani fatti a brandelli dall’idroelettrico

Investimenti esteri e privatizzazioni nel settore idroelettrico mettono in pericolo tratti di natura incontaminata e santuari di biodiversità nella fascia balcanica.

I Balcani fatti a brandelli dall’idroelettrico

 

(Rinnovabili.it) – Siamo abituati a leggere dello sfruttamento dei corsi d’acqua in India o in Amazzonia, ma poco sappiamo dei danni che l’idroelettrico può fare in Europa. A richiamare l’attenzione sulla situazione comunitaria è una nuova analisi di RiverWatch ed Euronatur, che mette in guardia dal potenziale distruttivo di 2.000 dighe che si progetta di costruire nei Balcani. La minaccia colpisce ecosistemi unici del sud est Europa, secondo il rapporto, che potrebbero essere completamente spazzati via insieme alle specie in via di estinzione come la lince dei Balcani.

Le istituzioni finanziarie occidentali hanno speso centinaia di milioni di dollari nella costruzione di dighe in questa regione, sostenendo l’energia idroelettrica come una fonte di energia verde capace di offrire ai Paesi poveri una via d’uscita da situazioni di scarsa sicurezza energetica. In realtà, la maggior parte dell’energia prodotta è spesso destinata all’esportazione, e agli Stati che ospitano le mega infrastrutture non restano che le macerie.

La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) è sul punto di ritirare un progetto da 65 milioni di euro, che intendeva piazzare una diga nel parco nazionale di Mavrovo, in Macedonia. A dissuadere l’istituto sono state le critiche degli ambientalisti, preoccupati per l’estinzione della lince.

 I Balcani fatti a brandelli dall’idroelettrico-

 

Tuttavia, restano in piedi altre migliaia di piani per la costruzione di impianti idroelettrici, che secondo Euronatur e RiverWatch portano con sé deforestazione, erosione del suolo e trasformazioni irrevocabili ai corsi d’acqua balcanici, un quarto dei quali scorre all’interno di parchi nazionali incontaminati e aree protette.

«In questo momento, nei Balcani, è in atto una corsa all’oro sui fiumi – spiega Ulrich Eichelmann, il direttore di RiverWatch, ONG con sede in Austria – A volte penso ai Paesi occidentali che sostengono finanziariamente il degrado ambientale: non hanno idea di quello che stanno distruggendo. Non c’è nulla in Europa che assomigli a questo sistema fluviale».

 

L’Albania è uno dei Paesi più esposti all’aggressione occidentale. Lo scorso anno, gli investimenti stranieri in estrazione e privatizzazioni in tutto il settore idroelettrico albanese valevano quasi il 10% del PIL.

RiverWatch dice di avere le prove di 435 dighe pianificate in Albania, 400 in Macedonia e altrettante in Bulgaria, 700 in Serbia, più di 100 a testa in Bosnia e Ungheria, 70 in Montenegro e più di 50 in Slovenia. Un quarto delle 646 centrali idroelettriche più grandi che RiverWatch ha esaminato si troverebbero all’interno di parchi nazionali, aree protette o siti ambientali targati Natura 2000, Emerald, Patrimonio Mondiale o altro ancora.

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