Big Oil addio: fondo danese ritira gli investimenti per ragioni climatiche

L’annuncio del MP Pension, uno dei principali fonti d’investimento in Danimarca: i modelli di business delle compagnie petrolifere colpevoli di incompatibilità con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

trivella big oil
Credo PxHere

Non solo ragioni ambientali: l’abbandono delle Big Oil si spiega anche (e soprattutto) con gli scarsi ritorni economici previsti nel futuro

 

(Rinnovabili.it) – La Danimarca ritira il sostegno finanziario ad alcune delle principali compagnie Big Oil: uno dei maggiori fondi danesi, MP Pension, ha annunciato che venderà le azioni di 10 delle grandi compagnie petrolifere responsabili di perseguire business non in linea con il raggiungimento degli obiettivi fissati con l’Accordo di Parigi.

 

Nello specifico, MP Pension si dovrebbe disfare delle proprie partecipazioni in ExxonMobil, BP, Chevron, PetroChina, Rosneft, Royal Dutch Shell, Sinopec, Total, Petrobras ed Equinor, per un totale di 644 milioni di corone danesi (poco più di 86 milioni di euro).

 

“Il disinvestimento avviene perché MP sostiene che i modelli di business a lungo termine di queste compagnie sono incompatibili con gli obiettivi climatici fissati nell’Accordo di Parigi”, si legge nel comunicato diffuso martedì dal fondo danese che gestisce un patrimonio finanziario di circa 20 miliardi di euro.

 

Secondo quanto riportato dai portavoce del fondo, alcune delle compagnie petrolifere in questione avrebbero comunque compiuto dei passi avanti in termini di sostenibilità (nello specifico, MP Pension menziona BP, Royal Dutch Shell, Total ed Equinor): piccoli spostamenti che non alterano però la scelta dei vertici del fondo, decisi ad abbandonare il settore non solo per questioni etiche e ambientaliste, ma anche per lungimiranza economica.

 

“Non pensiamo che nei prossimi anni questo settore possa offrire ritorni alla pari con il resto del mercato – ha spiegato Anders Schelde, investment manager di MP Pension – La domanda di petrolio diminuirà e ci sarà un’accelerazione della transizione verde”.

 

Una scelta che segue a pochi mesi di distanza quella del Fondo sovrano norvegese (uno dei maggiori fondi istituzionali d’investimento al mondo, con un asset finanziario di oltre mille miliardi di dollari) che aveva annunciato lo scorso marzo di voler ritirare tutti i propri investimenti in società quotate nel settore petrolifero (anche se, dopo alcuni mesi di trattative, l’esclusione è stata limitata ai titoli di società impegnate esclusivamente nell’esplorazione e produzione di petrolio).

 

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