Riscaldamento globale: a rischio anche le acque profonde degli oceani

Secondo la University of Queenlsand, entro la fine del secolo i fondali oceanici potrebbero subire profonde trasformazioni dovute all’innalzamento delle temperature.

Acque profonde
Credits: Mya J da Pixabay

Una ricerca mette in luce le conseguenze del climate change sulle acque profonde dei fondali oceanici

(Rinnovabili.it) – Una ricerca condotta dall’Università del Queensland esamina il modo in cui i fondali oceanici rispondono ai cambiamenti climatici. Così come accade per le acque di superficie, anche le acque profonde si riscaldano, sebbene ad un ritmo più lento. Tuttavia, questa non è una buona notizia.

Usando una metrica nota come velocità climatica, che definisce la velocità e la possibile direzione verso cui una specie può cambiare a causa del riscaldamento oceanico, è stato elaborato un modello previsionale tenendo conto di quanto accaduto negli ultimi 50 anni e mettendolo in relazione con 11 possibili scenari climatici.

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“Questo ci ha permesso di confrontare la velocità del clima in quattro diverse aree di acque profonde, valutando in quali di queste zone le diverse specie potrebbero vedere modificata la loro distribuzione in risposta ai cambiamenti climatici”, ha sottolineato Isaac Brito-Morales, ricercatore.  

In questo modo, l’analisi ha mostrato che la velocità climatica è attualmente due volte più veloce in superficie, a causa del maggiore impatto dei raggi solari, e di conseguenza le specie che vivono più in profondità hanno meno probabilità di essere a rischio.

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“Tuttavia, entro la fine del secolo, supponendo che avremo un futuro ad alte emissioni, non vi sarà solo un riscaldamento della superficie, ma il calore penetrerà nelle acque profonde, ha affermato Brito-Morales. Nello specifico, ad una profondità tra 200 e 1000 metri, la ricerca ha mostrato che le velocità climatiche potrebbero aumentare di 11 volte la velocità attuale.

Ma non solo la velocità del clima si sta muovendo diversamente a seconda della profondità dell’oceano, ma anche in diverse direzioni, rappresentando un’enorme sfida per la individuazione delle aree protette. Tuttavia, anche se il calo delle emissioni climalteranti dovesse essere drastico già da domani, a causa delle immense dimensioni e profondità dell’oceano il riscaldamento assorbito finora dalla superficie si mescolerebbe comunque alle acque profonde.

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Secondo i ricercatori, questo significa agire con urgenza per alleviare le minacce generate dall’uomo alla vita in acque profonde, tra cui anche l’estrazione dai fondali marini e la pesca in acque profonde. “Il modo migliore per farlo”, conclude Brito-Morales, “è dichiarare nuove, grandi aree protette nell’oceano profondo, in cui la vita oceanica sia gestita rigorosamente”.

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