Ambiente e cambiamento climatico, i numeri del Rapporto Italia 2020

L’indagine evidenzia alcune delle principali differenze a livello di percezione e intenzioni da parte degli italiani. La maggior parte si dice preoccupata per la situazione climatica, ma non tutti sono disposti a fare qualcosa per migliorarla

Rapporto Italia
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Rapporto Italia 2020: la crisi climatica preoccupa la maggior parte degli italiani, ma non tutti adottano atteggiamenti utili a contrastarla

(Rinnovabili.it) – Giunto ormai alla sua 32° edizione, il Rapporto Italia 2020 di Eurispes affronta ed indaga alcuni dei temi ritenuti dall’Istituto “rappresentativi della attualità politica, economica e sociale del nostro Paese”. 

Dal caporalato alla tratta degli esseri umani, dall’agricoltura 4.0 alle energie rinnovabili “condivise”, il documento prende in esame diversi temi di stretta attualità, compreso ovviamente quello dei cambiamenti climatici e della crisi ambientale.

Anche in questo casto – evidenzia il rapporto – le differenze generazionali, sociali e di genere non sono di poco conto. A “smuovere” il cambiamento risultano essere i giovani  di età compresa tra i 18 e i 24 anni (indicati nel documento come “generazione Greta”), decisamente più attivi in questo senso rispetto agli anziani, considerati invece più “pigri ed egoisti”. Discorso analogo per sesso e titolo di studio: le donne risultano essere più preoccupate rispetto agli uomini, così come i laureati rispetto a diplomati e, in generale, a chi possiede un titolo di studio inferiore.

 

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Dal Rapporto Italia emergono significative differenze anche in riferimento a ciò che generalmente – rimanendo all’interno della macro tematica ambientale – viene percepito come il problema più serio. Nel dettaglio, più di un quarto degli italiani (26,6%) considera il riscaldamento globale il problema più serio relativo all’ambiente. Seguono: gestione dei rifiuti (20,7%), inquinamento atmosferico (16,4%), dissesto idrogeologico (11,3%) e problema energetico (11,2%).

 

Questa la “percezione” della situazione attuale. Ma in quanti, concretamente, sono disposti a cambiare le proprie abitudini di vita? In questo caso, pur con significative differenze, il rapporto evidenzia una tendenza migliorativa rispetto al passato.  Stando ai dati raccolti, più di un terzo degli italiani (34,7%) s’è detto infatti disposto a ridurre i consumi quotidiani per limitare il riscaldamento terrestre (nel 2018 erano il 23%,); un altro terzo (33,2%) crede possa servire se lo fanno in tanti tutti i giorni (41,1% nel 2018,) ed un altro terzo (32,1%) si divide tra chi crede sia un problema troppo grande da risolvere attraverso i comportamenti dei singoli (17%; nel 2018 erano il 20,2%), chi è poco disposto a cambiare le proprie abitudini (9,7%; nel 2018 erano il 10,1%) e chi crede non serva a niente (5,4%; nel 2018 il 5,6%).

 

Il Rapporto Italia chiarisce anche le pratiche che i cittadini si dicono disposti ad adottare (o che già hanno adottato) per limitare i rischi connessi al cambiamento climatico e alla crisi ambientale. Complice ovviamente la questione economica, per ridurre i consumi (e quindi il peso delle bollette) molti italiani si sono detti per esempio disposti a utilizzare lampadine a basso consumo (79,4%), a usare meno i condizionatori d’aria d’estate (71%),  a consumare meno acqua quando ci si lava (70,1%) e ad istallare pannelli fotovoltaici per la propria casa (63,2%).

Migliorano le pratiche anche a livello di acquisti, gestione dei rifiuti e spostamenti. In particolare, il 74% dei cittadini risulta disposto ad acquistare prodotti privi di imballaggio in plastica, il 13% compra più spesso abbigliamento green e un quarto delle donne preferisce cosmetici naturali. L’88% si impegna a fare la raccolta differenziata in modo corretto, il 72% a ridurre l’uso dell’automobile privata e 59% disposto a rinunciare il più possibile ai viaggi in aereo. 

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