Azione climatica, la denuncia degli attivisti portoghesi farà la storia?

Il caso è approdato alla Corte dei diritti umani di Strasburgo a settembre. I giudici gli hanno riservato una corsia preferenziale. A febbraio attesa la risposta degli Stati

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Credits: NiklasPntk da Pixabay

33 paesi querelati per un’azione climatica troppo lenta

(Rinnovabili.it) – La Corte europea dei diritti umani chiama a rapporto 33 Stati  europei per l’azione climatica. Lo fa accogliendo una querela presentata nel 2017 da alcuni giovani attivisti portoghesi. Era l’estate in cui le foreste del Portogallo sono andate in fiamme e i termometri hanno registrato la stagione più calda degli ultimi 90 anni nel paese. Adesso i paesi querelati – tutti e 27 i membri dell’Ue più Uk, Norvegia, Svizzera, Turchia e Ucraina – hanno tempo fino al 23 febbraio per rispondere alla corte di Strasburgo.

E sono obbligati per legge a farlo. In più, se non saranno abbastanza convincenti, i giudici daranno ragione agli attivisti e li condanneranno ad accelerare la loro azione climatica. Ha un peso reale questo caso, influirà sulle politiche climatiche dei 33 paesi? Gli avvocati che supportano gli attivisti portoghesi (e anche osservatori indipendenti) dicono di sì.

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Perché i paesi saranno legalmente obbligati a compiere passi più ambiziosi in materia di clima. Ma non solo. Dovranno anche farsi carico del contributo alle emissioni prodotte fuori dai loro confini nazionali attraverso il commercio, la deforestazione e le operazioni delle industrie estrattive. Non solo le attività statali, ma anche quelle delle multinazionali con sede nelle loro giurisdizioni.

La portata del caso, quindi, potrebbe davvero segnare un cambio di passo sia nell’azione climatica di questi paesi, sia nella pressione che la società civile è in grado di esercitare sui governi di tutto il mondo. Infatti, la corte di Strasburgo emette sentenze che non di rado vengono assunte a standard globali nelle materie trattate.

“Non è esagerato affermare che questo potrebbe essere il caso più importante mai trattato dalla Corte europea dei diritti umani”, ha detto Marc Willers, che rappresenta i querelanti. La Corte, dal canto suo, ha appena dimostrato di prendere il caso molto sul serio. E’ stato depositato solo 2 mesi fa ma il suo iter procede su binari preferenziali.

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