Com’è andato il G20 di Napoli sul Clima?

Dagli incontri internazionali alle politiche interne: il ruolo dell’Italia nella transizione ecologica

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Foto di jalaya da Pixabay

 di Patty L’Abbate

(RInnovabili.it) – Ha visto protagonisti i ministri dell’ambiente e dell’energia dei paesi più grandi del mondo. La conferenza aveva come scopo quello di rilanciare e rafforzare gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi del 2015, soprattutto in vista del vertice delle Nazioni unite sul clima Cop26, che si terrà fra tre mesi. 

Molti hanno detto che l’accordo non è andato a buon fine. Ma è giusto ribadire che lo staff del Ministero della transizione Ecologica e lo stesso Ministro Cingolani sono riusciti a portare a casa 58 punti all’ordine del giorno su 60. E questo è un successo per l’Italia, come ha detto in un’intervista il Ministro Cingolani: “Aver convinto i Grandi ad affrontare insieme questi temi è stata una novità assoluta. Lo considero un successo della presidenza italiana, come d’altra parte ci è stato riconosciuto da tutte le delegazioni”. 

Certo non è un successo per quelle nazioni che come al solito si sono svincolate, lo hanno fatto anche ai Summit mondiali e alle scorse COP. Lo ricordo bene, in quanto ho partecipato con il ministro Sergio Costa, alle ultime due mentre l’Italia è stata sempre esemplare sui trattati internazionali. 

Tutti i Paesi hanno concordato che, soprattutto dopo la fase pandemica, la transizione energetica verso le energie rinnovabili è uno strumento per la crescita socio-economica inclusiva e veloce, la creazione di posti di lavoro, una transizione giusta che non lascia nessuno indietro. 

La comunità internazionale del G20 riconosce nella scienza un ruolo fondamentale, su cui la politica dovrà basarsi. E, soprattutto, viene riconosciuto uno stretto nesso tra clima ed energia e la necessità di ridurre le emissioni globali e migliorare l’adattamento al cambiamento climatico. 

Rimane centrale il ruolo dell’impegno finanziario da 100 miliardi, così come previsto dall’Accordo di Parigi, con l’impegno ad aumentare i contributi ogni anno fino al 2025. La transizione è necessaria e indispensabile, però deve essere giusta, e assicurare sostegno e solidarietà alle categorie e ai paesi più fragili. 

Unanimemente si riconosce il ruolo del cambiamento climatico nella perdita di biodiversità. I G20 riconoscono il ruolo chiave che pacchetti nazionali ben progettati per la ripresa svolgono nel guidare le azioni a breve termine e nel definire e supportare strategie a lungo termine per il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, facendo leva anche sulle opportunità offerte da tecnologie innovative e all’avanguardia.

Ieri, in aula è stato approvato il cosiddetto decreto semplificazioni. Che è collegato all’obiettivo di raggiungere una neutralità climatica. Il parlamento si è impegnato per introdurre norme più coerenti con la transizione ecologica, rispetto alla prima stesura del testo. 

Nonostante questo intenso lavoro, il testo ha ancora delle storture che non vanno nella direzione della tutela dell’ambiente, e che auspico si possa trovare rimedio nei prossimi provvedimenti. 

Non possiamo tollerare, noi tutti comunità, la possibilità di bruciare i rifiuti con autorizzazione semplificata negli inceneritori e in altri tipi di impianti o la libera circolazione del Combustibile solido prodotto dai rifiuti. 

Parliamo di economia circolare, anche nella strategia green new deal e nella missione 2 del PNRR, ma non ci sono adeguate semplificazioni per controllare e supportare le decine di nuovi prodotti che richiedono nuove tecnologie per poter procedere al loro riciclaggio. Non ci sono semplificazioni per migliorare le percentuali di raccolta differenziata e di riciclo, Mi aspettavo qualcosa sulla simbiosi industriale, invece, nell’allegato I bis, nell’elenco delle opere strategiche per il ‘Piano Nazionale Integrato Energia e Clima’ inseriamo ‘nuovi impianti per la produzione di energia’ da ‘residui e rifiuti’. 

Ma a cosa servono? Certo ho sempre sostenuto che non vi è un rendimento del 100% nel trasformare un rifiuto in risorsa e abbiamo sempre una parte di indifferenziato e inoltre, per etica non possiamo inviarlo all’estero ma dobbiamo esser noi stessi come paese a trattarlo. 

Dagli ultimi rapporti Ispra sulla gestione dei rifiuti l’Italia è al top europeo per riciclo e recupero di materia, i dati mostrano che c’è stata una riduzione del numero di impianti che bruciano rifiuti dell’11%. La tecnologia, la raccolta differenziata, la collaborazione dei cittadini, stanno riducendo la necessità di incenerire rifiuti. Allora perché costruirli? 

Una reazione di combustione produce CO2 gas serra, oltre a microinquinanti cancerogeni! Volgiamo la neutralità climatica nel 2050, e vogliamo aprire nuovi inceneritori. Non c’è coerenza, neanche con le priorità stabilite dalla commissione europea per i progetti del PNRR con il principio “do no significant harm”, non arrecare alcun danno significativo come ci dice anche il WWF.

Nonostante alcune storture sulle tematiche prima citate, il cosiddetto decreto Semplificazioni migliora altri settori, in quanto con un emendamento sui dragaggi sostenibili nei porti e bacini idrici, sarà possibile fissare piccoli impianti fotovoltaici anche su strutture diverse dagli edifici. Vi è all’interno del testo una norma che regola e frena l’eolico selvaggio, con un emendamento sul deposito cauzionale si regolarizza e migliora il recupero degli imballaggi. Sul PNRR ci sarà un maggior controllo sulla gestione dei fondi del recovery plan, valorizzando il ruolo dell’autorità anticorruzione. Inoltre, avendo stanziato 4,6 miliardi nel fondo di perequazione per colmare le differenze che ci sono nel paese si recupera in parte il divario infrastrutturale nel mezzogiorno. Le famiglie non si ritroveranno più in bolletta oneri che derivano da debiti non pagati da alcuni venditori, e che finora venivano coperti spalmandoli su tutti i cittadini. Milioni di euro finora caricati sui cosiddetti oneri generali di sistema ora diventano risparmio per le famiglie. 

Dobbiamo dotarci di una strategia più complessiva e organica di riforme strutturali che servono all’Italia, affinché la sfida della ripresa post pandemica sia reale e non rimanga lettera morta, dobbiamo procedere sulla strada della semplificazione rimanendo allo stesso tempo custodi del nostro ambiente. 

di Patty L’Abbate – Economista, Membro della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato

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