In Italia la crisi climatica fa più paura dei costi della transizione

Il sondaggio di università di Siena e IAI fa il punto sul rapporto degli italiani con l’emergenza climatica. Quasi metà degli intervistati ritiene che la tutela dell’ambiente prevalga sulla ragion economica, solo una minoranza la pensa al contrario. Il dato non varia a seconda dell’età, e cambia poco anche a seconda dell’orientamento politico

Crisi climatica: la priorità numero 1 per gli italiani
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La lotta alla crisi climatica non è di destra né di sinistra

(Rinnovabili.it) – In questi anni molti sondaggi hanno provato a scattare la fotografia del rapporto degli italiani con la crisi climatica. C’erano lavori che si soffermavano sul cambiamento climatico come minaccia percepita e altri che indagavano che peso nel dibattito politico potrebbe avere il clima nel prossimo futuro. Mettendo insieme i risultati abbiamo un collage con tanti buchi. A colmare molti di quelli più importanti ci pensa una nuova rilevazione condotta dall’università di Siena insieme all’Istituto Affari Internazionali.

La crisi climatica fa più paura dei costi della transizione

Meglio pagare di più oggi che subire una crisi climatica devastante domani. La pensa così una buona fetta degli italiani che hanno partecipato a questa indagine demoscopica realizzata tra il 2 e il 10 settembre scorsi. Il dibattito sul caro bollette è arrivato subito dopo e quindi sfugge a questa rilevazione (sarebbe interessante verificare se l’aumento di luce e gas ha fatto cambiare idea, e a quanti). Ad ogni modo, sintetizza Margherita Bianchi dello IAI, “posti di fronte al trade-off tra tutela dell’ambiente e crescita economica, il 48% degli italiani privilegia la lotta al cambiamento climatico rispetto alla crescita economica”.

Insomma, quasi metà degli italiani sarebbe d’accordo con l’IPCC e molti politici che sottolineano l’aspetto più difficile da esibire nel dibattito pubblico sulla crisi climatica: a quanto ammontano i costi dell’inazione. “La questione è quanto mai attuale”, continua Bianchi. “Storicamente la crescita del Pil è stata associata all’aumento delle emissioni di gas serra, e cambiare rotta alla velocità necessaria non è certo banale. I vantaggi ambientali, sociali ed economici di un’azione tempestiva però superano di gran lunga i costi iniziali”.

La lotta alla crisi climatica è di destra o di sinistra

Lo pensano 48 italiani su 100. Non la maggioranza ma comunque una quota ragguardevole. Il sondaggio scava un po’ più a fondo e fornisce i dati scorporati per intenzioni di voto. Emerge così che i più convinti della necessità di agire subito contro l’emergenza del cambiamento climatico per non doversi sobbarcare costi inauditi in un secondo tempo sono gli elettori del Pd (54%), seguiti a ruota da quelli del M5S (53%).

Chi vota centro-destra è più tiepido e in generale ha posizioni più sfumate. Sono 39 su 100 gli elettori di FdI che pensano che dovremmo fare tutto il possibile per combattere il cambiamento climatico, quota che scende al 34% tra chi vota Lega e FI. Per questi due partiti, la maggioranza dei votanti è per una posizione neutrale (rispettivamente, 41 e 37%). Esistono differenze tra partiti e campi politici, ma il sondaggio ci rivela un altro aspetto che è bene evidenziare perché nient’affatto scontato: in tutti i casi, chi pensa che bisogna invece massimizzare la crescita economica è la minoranza degli elettori, con forbici che vanno dal 30% del partito di Giorgia Meloni al 15% del Pd.

Più che il coronavirus, potè il cambiamento climatico

Crisi climatica che resta in cima alle preoccupazioni degli italiani anche nel bel mezzo della pandemia. L’emergenza climatica è percepita come la principale minaccia alla sicurezza nazionale dall’89% degli intervistati, prima ancora delle pandemie, che occupano il secondo posto in graduatoria con l’85%. Un balzo in avanti di 5 punti percentuali avvenuto tutto nell’ultimo anno. Più distanziati, gli attacchi cyber e i flussi migratori verso l’Europa.

Il sondaggio è utile anche a sfatare un mito che è abbastanza ben radicato: il clima non è un problema solo per i più giovani. “Non vi sono differenze sostanziali tra i vari gruppi di età né tra i vari elettorati”, si legge nel rapporto. “L’emergenza climatica è uniformemente percepita come la principale minaccia da una larga maggioranza indipendentemente dall’età e dall’orientamento politico”. Sia tra chi ha 18-34 anni, sia tra gli over 55, la crisi climatica è la massima priorità per 89 intervistati su 100. Nella fascia di età mediana la percentuale scende appena di un punto, all’88%.

lm

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