Emissioni di metano: il carbone è il primo colpevole?

Secondo una nuova ricerca, le emissioni di metano da miniera (sommate a quelle da miniera abbandonata) potrebbero ammontare a circa 114 milioni di tonnellate l’anno.

Emissioni di metano
Credits: Mark Agnor da 123rf.com

Uno studio stima con maggiore accuratezza le emissioni di metano dell’industria carbonifera

(Rinnovabili.it) – Secondo un articolo pubblicato su Cleaner Production, le emissioni di metano dalle miniere di carbone potrebbero essere più del doppio rispetto alle precedenti stime. L’articolo, infatti, suggerisce che l’estrazione del carbone potrebbe effettivamente contribuire più di quanto si pensi ai livelli di gas serra nell’atmosfera, con le emissioni destinate a crescere considerevolmente nei prossimi anni. Le emissioni di metano, infatti, potrebbero essere ancora maggiori quanto più si tiene conto dell’impatto delle vecchie miniere di carbone, che continuano a rilasciare metano per molto tempo anche dopo essere state abbandonate.

Ad oggi, però, i tentativi di contenere le emissioni di metano dalle miniere sono stati limitati. Gli autori dello studio, ricercatori del l Pacific Northwest National Laboratory (USA), affermano infatti che vi sono notevoli lacune nei dati disponibili e i loro risultati si basano sui report delle uniche nazioni per le quali erano disponibili informazioni sufficienti (nello specifico, USA e Ucraina). Tuttavia, i risultati emersi suggeriscono che le emissioni di metano dall’industria dei combustibili fossili sono state “gravemente sottovalutate”.

Il metano è prodotto da fonti naturali (es. zone umide) e attività umane, come l’agricoltura e la produzione di combustibili fossili. Sebbene vi sia una considerevole incertezza nel quantificare con precisione il contributo dei combustibili fossili, alcuni studi hanno suggerito che la produzione di petrolio e gas sia la principale fonte. Il carbone, che rilascia il 75% in più di CO2 rispetto al gas per unità di energia, è stato relativamente trascurato rispetto alla produzione di metano.

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Nel recente World Energy Outlook, report dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), si è tentato di quantificare le cosiddette CMM, emissioni di metano da miniera, stabilendo una cifra totale globale di 40 milioni di tonnellate ogni anno dalle miniere di carbone operative. L’IEA, però, afferma che le nazioni con miniere di carbone più profonde e una minore supervisione normativa hanno però livelli di emissioni più elevati, con la Cina che determina di gran lunga il maggior contributo. In questi casi, inoltre, è molto più difficile riuscire a stimare la produzione di emissioni di metano.

Infatti, lo studio apparso su Cleaner Production afferma che le CMM nel 2020 potrebbero essere addirittura equivalenti a 92 milioni di tonnellate di metano. Ma non solo. Poiché questa cifra, già di per sé esorbitante, non tiene in conto le emissioni provenienti dai vecchi siti minerari abbandonati, le AMM. Nel considerare anche queste ultime, le emissioni di metano nel 2020 salirebbero a 114 milioni di tonnellate.  

Per arrivare a queste stime, i ricercatori hanno sviluppato un nuovo modello per il calcolo delle emissioni di metano. Il calcolo consiste nel moltiplicare la produzione di carbone (le tonnellate di carbone prodotto) per il fattore di emissione (la quantità in m3 di metano rilasciata per ogni tonnellata di carbone estratto). Tuttavia, bisogna comprendere in che modo determinare il fattore di emissione. Alcuni studi tengono conto solo del metano contenuto nel carbone estratto, senza considerare quello che fuoriesce dalle giunture circostanti. Quindi, per avere stime più realistiche sulle emissioni di metano, occorre stabilire un coefficiente del fattore di emissione che tenga conto di più variabili.

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Il team del Pacific Northwest National Laboratory ha quindi basato il coefficiente di emissioni su un set di dati molto più dettagliati, provenienti da miniere di carbone statunitensi e ucraine (le uniche con quel tipo di dati disponibili). Tuttavia, permangono molte incertezze dovute al tipo di carbone e alla profondità delle miniere. Tutto ciò, infatti, può variare molto da un paese all’altro. Per tale ragione, secondo gli scienziati, i livelli di CMM e AMM rilevati potrebbero essere di circa 1/3 più altri o più passi del loro valore stimato.

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