I ghiacci dell’Artico si sciolgono due volti più veloci

Un nuovo modello elaborato dall’University College di Londra riesce a quantificare meglio lo spessore del manto nevoso che ricopre la calotta, e quindi a calcolare con più precisione l’assottigliamento del ghiaccio

Ghiacci dell’Artico: la calotta si assottiglia a ritmo doppio
Foto di Matthias Wewering da Pixabay

Lo spessore dei ghiacci dell’Artico ha un’alta variabilità annuale

(Rinnovabili.it) – La calotta del Polo Nord si assottiglia due volte più veloce di quanto gli scienziati avevano calcolato finora. Un team di ricercatori dell’University College di Londra (UCL) è riuscito a stimare con molta più precisione lo spessore del manto di neve che ricopre i ghiacci dell’Artico usando un nuovo modello che tiene insieme i dati sulla nevosità, sulle temperature e sui movimenti dei ghiacci.

La nuova fotografia aggiorna finalmente quella, ormai sbiadita e resa assolutamente datata dal cambiamento climatico, che risaliva alle spedizioni sul campo compiute annualmente dall’Unione Sovietica fino al 1991. E mette in luce un circolo vizioso: il ghiaccio dell’Artico è più sottile a causa del riscaldamento globale, ma a sua volta il global warming al Polo è accentuato dallo spessore ridotto della calotta.

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“Lo spessore del ghiaccio marino è un indicatore sensibile della salute dell’Artico e, quando l’Artico si riscalda, il mondo si riscalda”, spiega al Guardian Robbie Mallett dell’University College London, primo autore dello studio. “Il ghiaccio più spesso agisce come una coperta isolante, impedendo all’oceano di riscaldare l’atmosfera in inverno e proteggendolo dal sole in estate. Il ghiaccio più sottile ha anche meno probabilità di sopravvivere durante lo scioglimento estivo dell’Artico”.

Una dinamica che può aprire nuovi orizzonti per lo sfruttamento della regione. Lo scorso febbraio per la prima volta una nave cargo ha compiuto la traversata completa del mare Artico durante l’inverno. E meno ghiaccio significa anche più possibilità di sfruttamento delle risorse minerarie e idrocarburiche. Ma altri dati emersi dallo studio sembrano frenare almeno in parte su queste possibilità. Lo spessore dei ghiacci, infatti, ha una variabilità molto più elevata di quanto si pensasse. Il processo di assottigliamento non è affatto graduale. Difficile quindi pianificare da un anno all’altro delle attività che richiedono continuità e prevedibilità.

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Julienne Stroeve dell’UCL, membro del team di ricerca, sottolinea che la variabilità si accompagna anche a delle incertezze nel modello impiegato. “Ci sono una serie di incertezze, ma crediamo che i nostri nuovi calcoli siano un importante passo avanti. Speriamo che questo lavoro possa essere utilizzato per migliorare i modelli climatici che prevedono gli effetti dei cambiamenti climatici a lungo termine nell’Artico, una regione che si sta riscaldando a un ritmo tre volte superiore a quello globale e il cui ghiaccio è essenziale per mantenere fresco il pianeta”.

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