Po in secca, alla foce appena 100 m3/s e cuneo salino di 40 km

Nel 2006, l’anno peggiore di sempre, la portata del Grande Fiume a luglio era scesa a 237 m3/s. Questo mese, considerando le fluttuazioni, si attesterà a 170 m3/s, il 29% in meno.

Disastri climatici: alluvioni e siccità costano 225 mld alla finanza globale
Foto di S. Hermann & F. Richter da Pixabay

Aggiornamento ANBI sulla situazione del Po in secca e della siccità in Italia

(Rinnovabili.it) – La portata del Po in secca si sta avvicinando sempre di più alla soglia psicologica dei 100 metri cubi al secondo, alla stazione di rilevamento di Pontelagoscuro, l’ultima prima del delta all’altezza di Ferrara. “Nel Nord Italia è una condizione di siccità finora sconosciuta ed è evidente che non basterà qualche temporale a riportare in equilibrio il bilancio idrico” commenta Francesco Vincenzi, presidente ANBI.

Po in secca, portata in continuo calo

Finora il record di portata minima mensile risaliva al 2006, con 237 m3/s. Considerando le fluttuazioni delle scorse settimane, l’Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue stima che il dato finale per luglio 2022 si può attestare sui 170 m3/s. Il 29% in meno.

“In questa prospettiva è ancora più preoccupante che siano proprio Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte, le regioni che, nel 2021, hanno maggiormente consumato e cementificato suolo, sottraendolo all’agricoltura ed alla naturale funzione di ricarica delle falde, accentuando al contempo il rischio idrogeologico”, nota Vincenzi rifacendosi ai dati sul consumo di suolo in Italia appena pubblicati da Ispra.

Cuneo salino e riflettori sulle Marche

Due i punti che preoccupano di più in questa fase. Il primo è la continua risalita del cuneo salino. Con il Po in secca, l’alta marea facilita l’infiltrazione di acqua salata nel corso del fiume, anche per diversi chilometri. Con un danno ai prelievi dal fiume sia per scopi agricoli che civili. Al momento, il cuneo salino è risalito di circa 40 km dalla foce del Po di Goro durante l’alta marea. Un fenomeno che sta interessando già anche i tratti terminali di molti corsi d’acqua nel nord-est, ultimo registrato in ordine di tempo la Livenza in Veneto.

Il secondo punto critico è la situazione nelle Marche. In regione “riappare lo spettro della siccità estrema”, già registrata lo scorso anno. L’ANBI sottolinea che i volumi d’acqua disponibili negli invasi in una settimana si sono ridotti di quasi un milione e mezzo di m3, quindi “sotto la quota dei 41 milioni, inferiore a quella registrata nella stessa settimana del siccitoso 2017 (42,1 mln m3)”. A pesare sul deterioramento della situazione sono sia il caldo estremo, con un’anomalia termica locale spesso vicina ai 5°C, sia un deficit mensile pluviometrico “che si aggira intorno al 90% nelle province di Pesaro Urbino, Ancona ed Ascoli Piceno con il record di -98% nel comune di Fano”.

Articolo precedenteGli ecosistemi blue carbon non fanno così bene al clima come pensavamo
Articolo successivoAggiornata la lista degli animali in via di estinzione: c’è anche la farfalla monarca migratrice

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui