Cingolani, contro la siccità si parta da rete idrica e raccolta dell’acqua piovana

Gli interventi più necessari sono il potenziamento degli strumenti gestionali di bilancio idrico e gli investimenti in opere infrastrutturali, ha spiegato il ministro. Da realizzare attingendo anche a risorse del Pnrr

allarme siccità
Foto di tanertosun da Pixabay

Le priorità del MiTE illustrate ieri al question time del Senato

(Rinnovabili.it) – La scarsità d’acqua che sta lasciando assetato tutto il Nord Italia è una condizione estrema, ma non così eccezionale se guardiamo ai prossimi decenni invece che al passato. Per questo la risposta alla siccità, al di là delle misure di emergenza nel brevissimo periodo, passa per forza da “iniziative più strutturali”. Lo ha affermato ieri il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, durante un question time al Senato.

Nel giorno in cui il Piemonte – dove già un centinaio di Comuni sono serviti da autobotti – ha chiesto lo stato di calamità per l’agricoltura e la Lombardia lo stato di emergenza, il titolare del MiTE ha illustrato come intende muoversi il governo per fronteggiare la situazione.

Nell’immediato, si punta su un potenziamento del monitoraggio sulla scarsità idrica e su più raccordo tra gli enti interessati. “E’ costituito il Comitato di coordinamento nazionale degli Osservatori presso le Autorità di bacino, e stiamo costituendo un Tavolo politico istituzionale di alto profilo, per fare un quadro d’insieme delle misure a livello nazionale”, ha spiegato il ministro.

Gli interventi strutturali contro la siccità

Per Cingolani le iniziative strutturali più urgenti da prendere riguardano “il potenziamento degli strumenti gestionali di bilancio idrico” e “gli investimenti in opere infrastrutturali”, attingendo anche a risorse del Pnrr oltre a quelle stanziate col Piano nazionale degli interventi sul settore idrico. Obiettivo: migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento idrico di importanti aree urbane e la sicurezza e la resilienza delle reti.

“Due esempi sono un forte investimento per la riduzione delle perdite, che superano il 40% su 24.000 km di tubazioni, e un potenziamento della raccolta di acque piovane, creando un certo numero di bacini”, ha illustrato Cingolani. “C’è una incapacità endemica di raccolta dell’acqua piovana che dobbiamo risolvere. Basterebbe un quarto della piovosità nazionale per soddisfare il fabbisogno agricolo. Su questo stiamo intervenendo con i progetti del Pnrr”.

La rete idrica, per ora, non ha tempi di rinnovo compatibili con la condizione di siccità che attende il Belpaese nei prossimi anni e decenni. Il 60% della rete nazionale è stato posato oltre 30 anni fa e il 25% supera anche i 50 anni. Eppure il tasso di rinnovo è di 3,8 metri di condotte per ogni km di rete. Oltre a metterci un’eternità (circa 250 anni), l’intervento costerebbe parecchio. Utilitalia stima in 5 miliardi all’anno l’investimento per adeguare e mantenere la rete idrica nazionale. Ma l’Italia per ora spende quasi un terzo della media europea, circa 32 euro per abitante contro i 100 dell’UE.

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