Il peso dei cambiamenti climatici, oltre 11mila disastri e 3.600 mld di danni in 50 anni

L’ultimo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) punta sulla questione dei sistemi di allerta precoce quando ancora oggi una persona su tre non è adeguatamente coperta. “Mentre il Covid-19 ha generato una grande crisi sanitaria ed economica internazionale dalla quale ci vorranno anni per riprendersi è fondamentale ricordare che i cambiamenti climatici continueranno a rappresentare una minaccia crescente per le vite umane, gli ecosistemi, le economie e le società per i secoli a venire”

cambiamenti climatici
Foto di Hermann Traub da Pixabay

di Tommaso Tetro

(rinnovabili.it) – Oltre 11mila disastri a causa di eventi meteorologici, 2 milioni di morti, e 3.600 miliardi di dollari di danni economici. In tre passaggi questo è il peso dei cambiamenti climatici negli ultimi 50 anni, secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) ‘State of climate services 2020’.

Il nuovo rapporto sullo stato del clima – messo a punto da 16 agenzie internazionali e istituzioni finanziarie, e diffuso in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio di catastrofi – racconta di come il numero medio di morti per ogni disastro sia diminuito di un terzo in mezzo secolo e di come il numero quello dei disastri sia invece aumentato di cinque volte; con una crescita di sette volte delle perdite economiche.

Gli eventi meteorologici estremi sono infatti aumentati in frequenza, intensità e gravità a causa dei cambiamenti climatici. Non solo. A essere maggiormente colpite sono le comunità più vulnerabili. Mentre ancora oggi una persona su tre non è adeguatamente coperta dai sistemi di allerta. Cosa invece su cui i governi dovrebbero: i sistemi di allerta precoce sono efficaci e rafforzano la resilienza dei Paesi di fronte a molteplici rischi meteorologici, climatici e idrici.

State of climate services

Per quasi il 90% dei Paesi meno sviluppati e dei piccoli Stati insulari i sistemi di allarme rapido sono una priorità assoluta; il punto è che la maggior parte di loro non dispone di capacità e investimenti finanziari. Dal 1970 i piccoli stati insulari hanno perso 153 miliardi di dollari a causa dei pericoli legati alle condizioni meteo e climatiche; oltre 10 volte il valore del Pil medio, che è di 13,7 miliardi di dollari.

Le difficoltà più grandi sono in Africa, dove soltanto 44mila persone su 100mila sono coperte da allarmi precoci, e questo nei Paesi in cui i dati sono disponibili. Inoltre le reti di osservazione meteorologiche sono spesso inadeguate, in particolare in tutta l’Africa dove nel 2019 soltanto il 26% delle stazioni ha soddisfatto i requisiti.

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E’ necessario passare alla previsione basata sull’impatto, cioè riuscire a capire non tanto come sarà il tempo ma cosa farà, così da consentire alle persone di adeguarsi. “I sistemi di allarme rapido – ha osservato il segretario generale dell’organizzazione, Petteri Taalas – costituiscono un prerequisito per un’efficace riduzione del rischio di catastrofi e per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Essere preparati e in grado di reagire al momento giusto, nel posto giusto, può salvare molte vite e proteggere i mezzi di sussistenza delle comunità di tutto il mondo”. Sono state 1,4 milioni le persone morte nei Paesi meno sviluppati a causa dei pericoli meteorologici e climatici. Secondo i dati forniti da 138 membri dell’Organizzazione meteorologica mondiale soltanto il 40% di loro dispone di sistemi di allarme rapido; tradotto significa anche che a livello globale in media una persona su tre non è ancora coperta da questi sistemi. Oggi soltanto 75 membri, pari al 39%, hanno indicato di fornire un servizio di previsione basato sull’impatto.

A livello globale quasi 110 milioni di persone sono state aiutate dal sistema umanitario internazionale per via di inondazioni, siccità, e incendi nel 2018. E una stima per niente piacevole fa presente che entro il 2030 questo numero potrebbe aumentare di quasi il 50%. Il prezzo che pagheremmo sarebbe caro: circa 20 miliardi di dollari all’anno. 

Il rapporto offre anche sei raccomandazioni per una strategia in grado di migliorare i sistemi di allerta precoce in tutto il Pianeta. Tra queste, investimenti per colmare le lacune in particolare nei Paesi meno sviluppati, concentrarsi sul passaggio dall’arrivo delle informazioni alle azioni, garantire un finanziamento sostenibile del sistema di osservazione, monitorare i flussi finanziari per la comprensione, sviluppare maggiore coerenza nella valutazione e nell’efficacia dei sistemi di allerta, eliminare le differenze e le mancanze dei dati.

“Mentre il Covid-19 ha generato una grande crisi sanitaria ed economica internazionale dalla quale ci vorranno anni per riprendersi – ha detto ancora Taalas – è fondamentale ricordare che i cambiamenti climatici continueranno a rappresentare una minaccia crescente per le vite umane, gli ecosistemi, le economie e le società per i secoli a venire. La ripresa è un’opportunità – ha concluso Taalas – per andare avanti lungo un percorso più sostenibile verso la resilienza e l’adattamento alla luce dei cambiamenti climatici”.

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