Taglio delle emissioni: in Parlamento Europeo spunta l’opzione 65%

L’eurodeputata Jytte Guteland, che guiderà il legislativo europeo nell’ambito dei negoziati sulla legge climatica, punta su un taglio delle emissioni al 65%.

Taglio delle emissioni
Credits: Lode Saidane/CAN Europe/WWF/Carbon Market Watch da flickr.com

Il Parlamento si prepara ai negoziati per il taglio delle emissioni entro il 2030

(Rinnovabili.it) – Il Parlamento Europeo si sta preparando per affrontare i colloqui sulla legge europea per il clima, tema su cui si voterà con buona probabilità il prossimo autunno. Sebbene all’interno delle istituzioni UE ci sia un generale consenso sulla necessità di portare il taglio 2030 delle emissioni dall’attuale 40% ad un range del 50-50%, i colloqui in seno al legislativo di Bruxelles riguarderanno quale dei due estremi di questa forbice otterrà il via libera.

A rendere i colloqui più ardui, però, è la proposta di aumentare il taglio delle emissioni al 65%. Infatti, secondo il rapporto sul divario delle emissioni delle Nazioni Unite, una riduzione delle emissioni del 65% entro il 2030 porterebbe l’azione dell’UE in materia di clima in linea con l’obiettivo dell’accordo di Parigi, limitando il riscaldamento globale a 1,5 ° C. L’ambiziosa proposta è appoggiata da Jytte Guteland, europarlamentare svedese che sta conducendo i colloqui sulla nuova legge UE sul clima per conto dei deputati.

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“Penso che sia importante in questi tempi presentare proposte in linea con ciò che il mondo scientifico ritiene sia necessario, ha sottolineato Guteland. Molti gruppi ambientalisti hanno applaudito di fronte a questa decisione, facendo perno sulla “grande lezione della crisi covid-19: i governi devono ascoltare la scienza e agire di conseguenza”, ha dichiarato Sebastian Mang, consulente Greenpeace per la politica climatica dell’UE.

Tuttavia, anche se la posizione di Guteland si aggiungerà alla discussione, è improbabile che un taglio delle emissioni del 65% ottenga il sostegno della maggioranza del Parlamento Europeo. Infatti, il Partito popolare europeo di centro destra (PPE), il più grande gruppo politico europeo, ha dichiarato di essere pronto a sostenere un obiettivo di emissione del 50% per il 2030, ma non andrebbe oltre senza un’analisi costi-benefici approfondita e impegni comparabili da parte di altri grandi inquinatori, come gli Stati Uniti e la Cina. Il compromesso, in questo caso, sarebbe inserire l’opzione del 55% a patto che si verifichino determinate condizioni.

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“Al fine di approvare un taglio delle emissioni del 55% abbiamo bisogno di una valutazione d’impatto e di una cooperazione internazionale precedenti, ha affermato in una dichiarazione pubblicata a marzo il PPE, quando la Commissione ha presentato la sua legge sul clima. Dal canto suo, Pascal Canfin, eurodeputato francese del gruppo Renew Europe e presidente dell’influente Commissione ambientale del Parlamento, crede che un obiettivo del 55% potrebbe avere una chance.

“Sappiamo che in Parlamento c’è una maggioranza per un taglio delle emissioni del 55%, ha dichiarato Canfin a Euroactiv, “non esiste una maggioranza al di sotto di quella percentuale perché non sarebbe basata sulla scienza. E non vi è alcuna maggioranza oltre il 55% perché sarebbe troppo veloce e troppo dirompente per i settori industriali interessati, ad esempio in paesi come la Polonia. Non a caso, un attore chiave nella definizione della posizione finale del Parlamento sarà proprio la fazione Renew Europe, sostenuta dal partito En Marche del presidente francese Emmanuel Macron.

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Tuttavia, Guteland ritiene di poter convincere i gruppi europarlamentari più influenti attraverso il report che presenterà al Parlamento e alla Commissione a giugno. L’accordo finale sul taglio delle emissioni entro il 2030 sarà raggiunto attraverso i negoziati tra il Parlamento (guidato da Guteland), gli Stati membri dell’UE e la Commissione.

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