Il Canada vuole una tassa sulle emissioni, i big del petrolio si indignano

Il premier Justin Trudeau propone una tassa di 50 dollari canadesi per tonnellata di emissioni nel 2022, ma ha già incontrato una feroce opposizione

Il Canada vuole una tassa sulle emissioni, i big del petrolio si indignano

 

(Rinnovabili.it) – Per rispettare gli impegni sul clima presi con l’Accordo di Parigi, che ratificherà a giorni, il Canada prova a introdurre una tassa sulle emissioni. La proposta è stata avanzata ieri dal premier Justin Trudeau, eletto lo scorso novembre anche grazie alla promessa di prendere misure concrete in difesa dell’ambiente. Immediata la reazione di alcune delle province più ricche di idrocarburi, che hanno minacciato di fare ricorso contro la decisione del governo.

Il piano delineato da Trudeau prevede che a partire dal 2018 le autorità centrali del Canada fissino un prezzo minimo sulle emissioni di CO2: per inquinare bisognerà sborsare circa 10 dollari canadesi a tonnellata. L’importo dovrebbe salire a scaglioni annuali di 10 dollari, fino ad assestarsi intorno ai 50 dollari a tonnellata nel 2022. Ma le 10 province che formano il Canada – e che sono tradizionalmente allergiche alle imposizioni legislative da parte delle autorità federali, specie in materia energetica – hanno a disposizione altre due possibilità. Infatti la tassa sulle emissioni prospettata entrerà in vigore soltanto se le amministrazioni locali non prenderanno altri provvedimenti: una carbon tax oppure un mercato con il meccanismo del cap-and-trade.

 

Il Canada vuole una tassa sulle emissioni, i big del petrolio si indignanoIl piano del governo è un passo in avanti per contenere le emissioni di CO2, ma secondo gli osservatori è un passo troppo piccolo per incidere realmente. Anche con questi meccanismi, infatti, il Canada difficilmente riuscirà a rispettare gli impegni presi a Parigi, soprattutto a causa del boom delle emissioni nel settore energetico avvenute negli ultimi anni.

Bisogna poi vedere se Trudeau avrà la forza necessaria per imporre questa nuova tassa. Le 10 province si sono immediatamente ribellate. Brad Wall, premier della provincia di Saskatchewanuna delle più flagellate dalle fuoriuscite di petrolio, con centinaia e centinaia di disastri ambientali negli ultimi decenni – ha accusato Trudeau niente meno che di “tradimento”, minacciando di ricorrere per vie legali contro la tassa.

Altre province tentano di strappare un accordo il più vantaggioso possibile: in cambio della nuova tassa, l’Alberta – ricchissima di sabbie bituminose – chiede l’appoggio del governo a nuove infrastrutture energetiche per trasportare gli idrocarburi. Un maxi progetto (molto controverso) della Kinder Morgan per collegare l’Alberta ai porti del Pacifico sarà discusso a Ottawa il 19 dicembre.

1 commento

  1. A prescindere dal fatto che il ragionamento “se paghi, puoi inquinare” è sbagliato alla radice, è ovvio che i petrolieri remino contro, ma calza a pennello il pensiero espresso da Guy McPherson: “Se pensate veramente che l’economia sia più importante dell’ambiente, provate a trattenere il fiato mentre contate i soldi.”

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