Clima: l’Australia mette la testa sotto la sabbia

Sabato arriva il G20 a Brisbane. Dopo l’accordo USA-Cina sulle emissioni, l’Australia è l’unico Paese a non aver ancora messo in agenda la questione clima

Clima l’Australia mette la testa sotto la sabbia

 

(Rinnovabili.it) – Quando si dice “mettere la testa sotto la sabbia”. È quello che fa il governo australiano, il quale non pare affatto intenzionato a mettere il tema del cambiamento climatico nell’agenda del G20 che si terrà questo weekend a Brisbane. Ed è anche quello che hanno voluto ricordare all’esecutivo circa 400 persone sulla spiaggia Bondi Beach di Sidney, con una protesta scenograficamente originale. I manifestanti hanno scavato ciascuno la propria buca nella sabbia, infilandoci poi la testa dentro, a simboleggiare l’atteggiamento dell’esecutivo di fronte alla questione del clima, che ormai è entrata (con tutti i limiti del caso) nelle agende di qualsiasi Paese sviluppato. Lo struzzo, infatti, si dice che nasconda la testa nella sabbia nell’inutile tentativo di evitare una minaccia.

 

Il fallimento del governo guidato da Tony Abbott sullo sviluppo delle fonti alternative, oggi è ancora più percepibile presso l’opinione pubblica. L’Australia è rimasto praticamente l’unico tra i Paesi sviluppati a difendere pubblicamente i combustibili fossili. Con l’accordo USA-Cina, anche le due più grandi potenze inquinanti del mondo hanno dato un segno di voler cambiare registro. Ma Canberra non sembra intenzionata a recedere dalle proprie posizioni, strettamente connesse alla linea di pensiero dell’industria del carbone. È anche vero che i sussidi alle fonti di energia tradizionali li danno tutti, e in quantità doppie rispetto agli investimenti che poi in effetti le compagnie mettono in atto. Perciò il valore del patto Pechino-Washington potrebbe anche lasciare il tempo che trova. Tuttavia, in Australia queste sfumature non si notano, se è vero che per Pat Norman, attivista che ha condotto la protesta a Bondi Beach, ha detto al megafono: «Obama è a bordo, Xi Jinping è a bordo, tutti ormai sono a bordo eccetto un uomo: Tony Abbott».

 

Il premier australiano ha definito la scienza climatica «crap» nel 2009, sostenendo che il carbone è «un bene per l’umanità». L’Australia ha rifiutato a luglio una tassa sulle emissioni di gas serra, unico Stato a fare retromarcia sul climate change.

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