Clima: dal Giappone arrivano brutte notizie

La strada per Parigi è costellata di ostacoli. Anche le informazioni dal Giappone delineano un impegno sul clima scarso e ancora incerto

Clima dal Giappone arrivano brutte notizie-

 

(Rinnovabili.it) – Il Giappone presto renderà pubblici i suoi impegni sul clima, e non c’è da stare allegri. Il quadro si fa sempre più fosco, se è vero che le cifre nipponiche sembrano ben lontane da quelle – già poco ambiziose – fornite dalle altre nazioni. Il governo di Shinzo Abe prometterà, secondo un rapporto diffuso oggi, di ridurre le sue emissioni del 20% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2013. Pesa l’incertezza sulla politica energetica del post-Fukushima, con un Giappone orientato a tornare al nucleare ma senza dire in che termini. Il governo potrebbe annunciare il nuovo obiettivo al G7 di giugno in Germania.

Un altro rapporto di Kyodo News sostiene invece che il Paese fisserà un obiettivo «di almeno il 20% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005».

Il Giappone è uno dei pochi grandi inquinatori a non aver ancora dichiarato le proprie intenzioni in merito alla riduzione delle emissioni, rendendo più difficile un accordo alla COP21 di Parigi 2015.

 

Le ragioni del ritardo

Finora 33 Stati, tra cui USA e UE (secondo e terzo emettitore del pianeta), hanno presentato i loro obiettivi al segretario dell’ONU entro fine marzo. Gli Stati Uniti hanno promesso di ridurre le emissioni di gas serra del 26-28% rispetto ai livelli del 2005 entro il prossimo decennio, mentre l’Unione Europea ha detto che taglierà la CO2 del 40% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990). La Russia, quinto grande inquinatore, ha detto che potrebbe ridurre le emissioni fino al 30% rispetto ai livelli del 1990.

Nei precedenti round negoziali, Tokyo aveva promesso che avrebbe ridotto la sua produzione di gas serra del 25% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990. Ma questo obiettivo è stato rivisto al ribasso dopo Fukushima, con la promessa di tagliare del 3,8% la CO2 rispetto ai livelli del 2005.

Dopo il disastro atomico, le utilities sono tornate ai combustibili fossili per tappare il vuoto lasciato dallo switch-off degli impianti che fornivano più del 25% dell’energia elettrica al Giappone.

 

Clima dal Giappone arrivano brutte notizie

 

Quali promesse sul clima senza un mix energetico definito?

Oggi, il governo e gran parte del settore sono entusiasti per la riaccensione dei reattori. Diverse centrali stanno attrezzandosi per ripartire, forse già entro quest’anno. Ma la questione è politicamente pericolosa e l’amministrazione di Shinzo Abe ha finora tergiversato sul ruolo che il nucleare dovrebbe giocare nella generazione energetica del prossimo futuro. Così, senza conoscere il mix energetico esatto (quanta energia verrà da fonti rinnovabili, quanta da nucleare e quanta da combustibili fossili) fissare obiettivi realistici per la riduzione delle emissioni è del tutto impossibile.

«Se l’obiettivo indicato è vero, sarà difficile per il Giappone mantenere potere negoziale nei colloqui internazionali», ha detto Masako Konishi del WWF, aggiungendo che «il WWF ritiene che lo Stato potrebbe ridurre le emissioni di circa il 50% entro il 2030 rispetto ai livelli attuali».

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