Dissesto idrogeologico: in Italia a rischio 7mln di persone

Frane, alluvioni e inondazioni minacciano la società, l’economia e la cultura. Il pericolo del dissesto idrogeologico è figlio della fragilità politica del Paese

Dissesto idrogeologico in Italia a rischio 7 milioni di persone 3

 

(Rinnovabili.it) – Il dissesto idrogeologico è una spada di Damocle per 7 milioni di persone in Italia, il 12% della popolazione. Di questi, più di un milione abita in zone a pericolosità da frana e quasi 6 milioni in zone alluvionabili. Preoccupante dunque, per non dire tragica, la fotografia dell’ISPRA scattata con il rapporto 2016 “Dissesto idrogeologico in Italia”, presentato oggi a Roma.

Il dossier, che contiene l’analisi dei dati relativi al 2015, «fornisce una conoscenza completa e attuale sulla pericolosità da frana, idraulica e di erosione costiera», spiega l’Istituto in una nota. La rappresentazione grafica e le cifre si trovano on line sulla piattaforma governativa #italiasicura (http://mappa.italiasicura.gov.it) e sul geoportale ISPRA (http://www.geoviewer.isprambiente.it).

 

Il dissesto idrogeologico nel nostro Paese

In totale, sono 7.145 i Comuni italiani a rischio frane e/o alluvioni: l’88% del totale. In 7 regioni, addirittura, il 100% dei Comuni è soggetto a rischio idrogeologico. Si tratta di Valle D’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. «A queste – riporta l’ISPRA – si aggiungono Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%. Sono, invece, 51 le province con il 100% dei comuni a rischio per frane e inondazioni. I livelli elevati di pericolosità da frana e quelli medi per la pericolosità idraulica, riguardano il 15,8% del territorio nazionale, per una superficie complessiva di 47.747 km quadrati».

 

Un problema economico…

Il problema del dissesto idrogeologico viene preso in esame anche sotto l’aspetto economico: quasi 80 mila imprese sul territorio nazionale (l’1,7% del totale) sorge in aree ad elevata o molto elevata pericolosità di frana. Un disastro potrebbe coinvolgere più di 200 mila lavoratori. Il rischio maggiore per le imprese è in Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte. Se si scende di scala, considerando anche il pericolo di inondazione nello scenario medio, le aziende minacciate diventano 576 mila, per oltre 2 milioni di addetti. Le regioni a maggior rischio di allagamenti sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia.

 

Dissesto idrogeologico in Italia a rischio 7 milioni di persone

 

…culturale…

L’Italia, non va dimenticato, è considerato un tempio della cultura europea e mondiale. Ma proprio per questo sono tantissimi i beni culturali architettonici, i monumenti e i siti archeologici potenzialmente soggetti a fenomeni franosi (34.651). «Le regioni con il numero più alto di beni a rischio nello scenario medio – dettaglia l’ISPRA – sono Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. Tra i comuni, spiccano le città d’arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa. Roma si aggiunge, invece, se consideriamo lo scenario a scarsa probabilità di accadimento».

 

…e politico

Dissesto idrogeologico in Italia a rischio 7 milioni di persone 5Perché siamo arrivati a questo punto? L’Italia è sempre stata così fragile? La domanda è mal posta. Le stime del pericolo sono infatti connesse ai potenziali impatti umani del dissesto idrogeologico. È pertanto la crescita degli insediamenti antropici il principale indiziato per l’aumento dei pericoli. Ma si tratta di un fenomeno con radici molto in là nel tempo: addirittura nel secondo dopoguerra. Dagli anni ’50 è si è registrato «un considerevole aumento degli elementi esposti e quindi del rischio – chiarisce il rapporto ISPRA – Attualmente, nelle aree classificate a più elevata pericolosità da frana si trovano 476 km2 di superfici artificiali, pari al 2,7% del totale, mentre oltre 2.000 km2 (11,5%) ricadono nello scenario di pericolosità idraulica media».

Ecco che il tema del dissesto, in questo quadro, assume una portata sociale e politica niente affatto trascurabile. L’espansione a macchia d’olio delle aree antropizzate a danno dell’ambiente e dell’ecosistema, insieme alla scarsa pianificazione politica a livello nazionale e locale, sono ingredienti di una ricetta che negli anni a venire sarà sempre più esplosiva.

Articolo precedenteIl fotovoltaico in silicio cristallino batte un nuovo record
Articolo successivoBioedilizia, se l’ecomattone cresce come il corallo

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui