Imballaggi: la differenziata è un mezzo, non un fine

Il riciclo degli imballaggi funziona se la raccolta è fatta bene; oggi, in un’Italia a 3 velocità, la qualità è diventata l’obiettivo degli addetti ai lavori per migliorare la differenziata

Imballaggi: la differenziata è un mezzo, non un fine(Rinnovabili.it) – Puntare sulla qualità e non più solo sulla quantità. È questa la tendenza che il sistema che in Italia gestisce il recupero e il riciclo degli imballaggi sembra intenzionato a voler seguire. Messo in piedi dal Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI), il sistema riunisce al suo interno produttori e utilizzatori e ha scelto di collaborare con i Comuni, innescando benefici, anche indiretti, che hanno reso l’Italia un Paese piuttosto virtuoso cui guardare anche d’Oltralpe. Il punto d’arrivo sono i target stabiliti dalla Direttiva europea in materia, un obiettivo il cui raggiungimento non sembra essere stato compromesso nemmeno dalla crisi in atto: lo sviluppo della raccolta e del riciclo degli imballaggi ha alimentato di materiali l’intera filiera italiana e il mercato internazionale, diventando non solo un elemento fondamentale per la sostenibilità ambientale, ma anche una vera e propria leva economica, capace di creare valore per le imprese. Secondo i dati diffusi dal Consorzio, nel 2012 il recupero complessivo degli imballaggi (alluminio, acciaio, carta, legno, plastica e vetro) è stato del 75,3% (1,2 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente), mentre il riciclo è stato pari al 65,6% dell’immesso al consumo (1 punto percentuale in più rispetto al 2011). L’impiego di materie prime seconde nei processi produttivi ha consentito all’Italia di evitare importazioni per un valore pari a 6,5 miliardi di euro.

 

«Tra gli elementi che hanno reso il sistema italiano di gestione degli imballaggi un modello unico anche a livello europeo – ha spiegato nel corso di un’intervista per Rinnovabili.it il Direttore Generale del CONAI, Walter Facciotto – ci sono due principi fondamentali che il recepimento della Direttiva europea ha introdotto in Italia: quello del “chi inquina paga” e quello della “responsabilità condivisa”. I soggetti individuati dalla legge per il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero sono tutti responsabili e direttamente coinvolti, ognuno per la propria parte: il cittadino separa in casa i rifiuti, i Comuni organizzano la raccolta differenziata e il sistema consortile, del quale fanno parte i 6 consorzi di filiera (Ricrea, CiAL, Comieco, Coreve, Corepla e Rilegno) si organizza per riciclare ciò che viene raccolto. L’adesione al CONAI da parte delle imprese, poi, garantisce una responsabilità comune sul raggiungimento degli obiettivi: le imprese pagano un contributo ambientale su ogni tonnellata di imballaggio immesso sul territorio nazionale in funzione alla tipologia del materiale».

 

La raccolta e il riciclo degli imballaggi negli altri Paesi europei, invece, hanno avuto approcci diversi che poi hanno finito per allinearsi a quello seguito in Italia. Il principale sistema cui ha fatto riferimento la Direttiva europea sugli imballaggi, ci ha spiegato Facciotto, è stato quello tedesco: un sistema cosiddetto “duale” che prevedeva l’organizzazione diretta della raccolta e che nel tempo si è avvicinato al modello italiano, stipulando accordi con i gestori della raccolta urbana dei rifiuti.

Sul piano dei materiali raccolti, il Direttore del CONAI spiega quanto essi non sempre siano paragonabili tra loro:

 

«Gli obiettivi minimi di riciclo da raggiungere a livello nazionale – ha detto – sono diversi da materiale a materiale: 60% di raccolta e riciclo per carta e vetro, 50% per alluminio e acciaio, 26% per la plastica e 35% per il legno».

 

Quali potrebbero essere, invece, le criticità che il sistema dovrebbe superare? Per Facciotto si tratta di problemi strutturali che appartengono al nostro Paese e che riguardano, come questo, anche altri campi.

 

Il Direttore Generale del CONAI, Walter Facciotto«Secondo i dati dell’ISPRA – spiega – in termini di raccolta differenziata complessiva c’è di fatto un’Italia a 3 velocità, con un Nord che si attesta tra il 40% e il 50%, un Centro tra il 20% e il 25% e un Sud tra il 10% e il 15%. Se la raccolta differenziata complessiva è stata nel 2012 del 40%, significa che il 60% dei rifiuti è finito ancora in discarica. Gli imballaggi, tutto sommato, sono in una buona posizione complessiva: il nostro sistema ritira oltre 3.350.000 tonnellate di rifiuti di imballaggio di provenienza domestica e persegue precise politiche di intervento soprattutto nel Sud Italia, dove offriamo il nostro contributo ai Comuni, anche di tipo economico, per supportarli nello sviluppo di sistemi di raccolta differenziata efficienti ed efficaci. Oggi, 3 imballaggi su 4 di quelli immessi sul territorio nazionale sono avviati a riciclo, nel 1999 erano solo 1 su 4».

 

A chi è convinto che ai Comuni andrebbero riconosciuti i costi della differenziata, Facciotto risponde che la legge in realtà parla di riconoscimento di maggiori oneri, quelli cioè che i Comuni sostengono per raccogliere i rifiuti di imballaggio.

 

«La legge prevede che ANCI e CONAI possano stipulare un accordo quadro per regolare i rapporti fra i Comuni, che intendono conferire i rifiuti di imballaggio raccolti ai Consorzi di Filiera, e il sistema consortile, che si fa carico di avviarli a riciclo. Il primo accordo, quinquennale, è stato sottoscritto nel 2000 ed è ora in discussione il quarto rinnovo. Gli allegati tecnici all’accordo, uno per ogni materiale, oltre a prevedere gli aspetti tecnici legati ai conferimenti dei rifiuti stabiliscono i corrispettivi economici (i maggiori oneri) che i Consorzi riconoscono per il ritiro dei materiali. Fra gli impegni importanti previsti nell’accordo vigente è da sottolineare il ritiro su tutto il territorio nazionale dei rifiuti di imballaggio raccolti dai Comuni convenzionati con il sistema consortile, dalle Alpi a Lampedusa, indipendentemente dalle condizioni di mercato della materia prima. Il sistema è infatti sussidiario al mercato. L’adesione dei Comuni all’accordo quadro è tuttavia volontaria e non obbligatoria: se i Comuni, e alcuni lo hanno fatto soprattutto nel settore della carta e del cartone, ritengono di poter ottenere dei valori superiori ai corrispettivi riconosciuti dal sistema vendendo il materiale sul mercato, lo possono fare, decidendo di non convenzionarsi con il sistema consortile o, se già convenzionati, di uscire dall’accordo».

 

L’accordo volontario di cui parla Facciotto è quello che da 15 anni regola i rapporti tra il CONAI e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI). Scaduto nel 2013, l’accordo è in fase di negoziazione, soprattutto sui nuovi corrispettivi e sulle modalità operative che la filiera dovrà seguire, e il suo rinnovo è stato prorogato al 31 marzo 2014.

 

«Uno dei punti fondamentali – conclude – è quello della qualità del materiale, oltre al problema che sussiste in molte aree del Sud Italia, dove c’è anche un problema di quantità: è importante fare la raccolta differenziata, ma è altrettanto importante che essa sia fatta bene perché solo in questo modo è possibile avviare il materiale a un corretto riciclo. Se la raccolta è di scarsa qualità, infatti, cioè se i cittadini non separano correttamente i rifiuti di imballaggio e i Comuni non organizzano sistemi di raccolta efficienti ed efficaci, la parte di materiale che potrà essere avviata a riciclo sarà molto bassa. Sia noi che ANCI siamo convinti che si debbano fare passi in avanti in questa direzione e che si debbano incentivare quei comportamenti virtuosi capaci di puntare alla qualità del materiale. Il nostro compito è riciclare e la differenziata è un mezzo non un fine: se la raccolta non è sufficientemente qualitativa i materiali non si possono riciclare e la raccolta diventa quindi un’operazione inutile e inutilmente costosa».