I batteri sopravvivono più a lungo sui rifiuti di plastica

Uno studio dell’Università di Stirling ha mostrato come i batteri nocivi si attacchino ai rifiuti di plastica abbandonati sulle spiagge e così sopravvivono più a lungo, al punto da rappresentare un rischio per la salute umana.

rifiuti di plastica
Foto di Hamsterfreund da Pixabay

(Rinnovabili.t) – Un volume di rifiuti “scioccante”, questo il commento del team di scienziati che ha scoperto la capacità dei batteri nocivi di legarsi ai rifiuti di plastica abbandonati sulle spiagge. Il gruppo, afferente all’Università di Stirling, ha elaborato uno studio che mostra come gran parte della plastica abbandonata sulle spiagge rappresenti “serbatoi concentrati” di batteri fecali come l’escherichia coli. I batteri sarebbero infatti in grado di legarsi alla plastica e, tramite essa, sopravvivere a lungo, rappresentando un pericolo per la salute umana.

I batteri prosperano sulle spiagge invase dai rifiuti

Dalle salviettine umidificate ai bastoncini cotonati, su dieci spiagge scozzesi il team di ricercatori ha riscontrato una elevata quantità di rifiuti. Non solo, gli scienziati hanno infatti scoperto che i batteri fecali sopravvivono e prosperano legati alla plastica abbandonata, mettendo a rischio la salute umana.

Lo studio ha preso in considerazione dieci spiagge lungo l’estuario del Firth of Forth, considerando anche spiagge balneari come Abderdour Silver Sands e Portobello. La prima delle scoperte del gruppo è stata una quantità molto elevata di rifiuti abbandonati. Il professor Richard Quilliam, a capo del team che ha condotto la ricerca, ha commentato: “Ci aspettavamo di raccogliere un paio di salviettine umidificate, ma il team è tornato con borse piene.”

Gli scienziati hanno scoperto che una particolare specie di batteri, i vibrioni, ha colonizzato le salviettine. Si tratta di un batterio naturale di cui alcuni ceppi possono causare problemi gastrici più o meno gravi, come il colera. I batteri legati ai residui di plastica di salviettine e bastoncini di cotone mostravano inoltre una forte resistenza agli antibiotici. Lo studio è stato finanziato con una sovvenzione di 1,85 milioni di sterline dal Natural Environment Research Council (NERC) all’interno di un progetto più ampio, “Plastic Vectors”, che sta indagando proprio la capacità della plastica dispersa nell’ambiente di trasportare virus e batteri, e il conseguente impatto sulla salute umana.

Articolo precedentePolizza assicurativa professionisti, niente obbligo per i bonus diversi dal Superbonus
Articolo successivoIl tallone d’Achille dei mini-reattori nucleari? Le scorie

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui