La Shell a processo in UK per disastro ambientale nel delta del Niger

Lo ha deciso la Corte suprema inglese. Shell è responsabile, non può scaricare tutto sulla sua controllata locale. Una decisione che fa da precedente dove è in vigore la common law, quindi anche per Canada, Australia e Nuova Zelanda

Disastro ambientale: il greggio nigeriano trascina Shell in tribunale
Foto di Julius Silver da Pixabay

La causa per disastro ambientale intentata da oltre 40mila agricoltori e pescatori nigeriani

(Rinnovabili.it) – La Shell se la dovrà vedere con 42.500 agricoltori e pescatori nigeriani. In un’aula di un tribunale inglese. La major del petrolio è sotto accusa per anni e anni di disastro ambientale nel delta del fiume Niger, a causa delle fuoriuscite di greggio nell’area.

Lo ha deciso la Corte suprema di Londra ribaltando il parere precedente, della Corte d’appello. Una scelta che è stata accolta dagli avvocati dell’accusa come un momento storico per la responsabilità delle compagnie multinazionali. Lo studio legale Leigh Day, che rappresenta le 2 comunità nigeriane, Ogale e Bille, da cui provengono gli oltre 40mila promotori del processo, è riuscito a convincere la corte che la Shell deve rispondere dei fallimenti ambientali della sua controllata (l’SPDC, la filiale nigeriana della compagnia) perché la società è registrata a Londra.

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“Comunità sempre più impoverite stanno cercando di obbligare potenti attori aziendali a dar conto delle loro azioni e questo processo aumenterà significativamente la loro capacità di farlo”, ha commentato Daniel Leader, avvocato del team di Leigh Day. “La common law del Regno Unito viene utilizzata anche in paesi come Canada, Australia e Nuova Zelanda, quindi questo è un precedente molto utile”.

Le comunità di Ogale e Bille accusano Shell di essere responsabile dell’inquinamento ambientale causato dalle protratte fuoriuscite di petrolio sul loro territorio. Inquinamento che tocca anche le fonti di acqua potabile delle due comunità, oltre a danneggiare gli ecosistemi sulle cui risorse si basano le loro attività economiche. Chiedono una bonifica ambientale completa e delle compensazioni.

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La compagnia petrolifera non ha mai cercato di negare né l’inquinamento né l’impatto sulle due comunità. Shell, invece, ha seguito un’altra linea: non siamo noi quelli da trascinare in tribunale bensì la SPDC, che è legalmente registrata in Nigeria. Linea che la Corte suprema di Londra ha smontato pezzo per pezzo.

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