L’inquinamento luminoso è arrivato a creare danni sistemici alla natura

Uno studio dell’università di Exeter ha passato in rassegna 126 pubblicazioni scientifiche sull’argomento, mappandone gli effetti. E va trattato come tutti gli altri tipi di inquinamento

inquinamento luminoso
Credits: Pexels da Pixabay

Microbi, invertebrati, animali e piante: tutti sono colpiti dagli effetti dell’inquinamento luminoso

(Rinnovabili.it) – I livello di inquinamento luminoso creati dall’uomo sono tali che creano dei danni a livello sistemico sul mondo naturale. Per questa ragione, questo tipo di inquinamento dovrebbe essere trattato dalla politica esattamente come tutti gli altri. Sono i risultati a cui è approdato un team di ricercatori dell’università di Exeter dopo aver passato in rassegna 126 studi scientifici già pubblicati che esplorano aspetti specifici legati a questo problema.

Dalla ricerca pubblicata sulla rivista Nature Ecology and Evolution emerge una vasta gamma di impatti dell’inquinamento luminoso sulla fauna selvatica, ma anche sulla flora. Impatti che spaziano dall’interferenza con i livelli ormonali degli animali alle modificazioni dei loro cicli riproduttivi, dai cambiamenti delle loro attività quotidiane fino alla vulnerabilità ai predatori.

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Rientrano tra gli effetti dell’inquinamento luminoso, ad esempio, un’attività ridotta da parte degli impollinatori e alberi che germogliano in anticipo nelle fasi iniziali della primavera. Ma anche le peripezie delle tartarughe marine, che vagano erroneamente nell’entroterra, attirate dalle luci degli hotel, in cerca del sole dell’alba.

E questo tipo di inquinamento è un problema che tocca tutti i tipi di specie animali, sia quelle diurne che quelle notturne. In particolare, sottolineano i ricercatori, dalla rassegna di studi scientifici emergono disturbi trasversali nei modelli di comportamento. I roditori, ad esempio, che si nutrono principalmente di notte, se esposti ad eccessivo inquinamento luminoso tendono ad essere attivi per un periodo più breve. Gli uccelli, invece, iniziano a cantare prima e a cercare nutrimento in anticipo.

In tutte le specie animali esaminate, poi, gli studiosi hanno riscontrato livelli ridotti di melatonina, un ormone che regola i cicli del sonno, a causa della luce artificiale presente anche durante la notte.

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“Ciò che spicca dalla ricerca è quanto siano pervasivi questi effetti. Sono stati trovati ovunque: microbi, invertebrati, animali e piante – commenta l’autore principale dello studio, Kevin Gaston – Dobbiamo iniziare a pensare all’illuminazione nel modo in cui pensiamo ad altre grandi pressioni sistemiche, come il cambiamento climatico”.

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