La Polonia blinda la lignite della miniera di Turow

Continuare le operazioni presso il sito minerario costerà 500mila euro al giorno. Ieri la multa dalla Corte di Giustizia europea per il mancato stop. La disputa con la Repubblica Ceca sull’impatto ambientale e sulla salute della miniera si riaccende

Carbone: Praga denuncia la Polonia per la miniera di Turow a lignite
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Dalla miniera di Turow l’8% del fabbisogno polacco di elettricità

(Rinnovabili.it) – La miniera di Turow non chiude. Anche se ieri è arrivata la seconda condanna dalla Corte di giustizia europea dopo l’avviso di maggio. E proseguire le operazioni costerà 500mila euro al giorno di multa da pagare direttamente alla Commissione UE. Lo ha annunciato il governo polacco, ormai deciso a non cedere nulla nella disputa sulla miniera di lignite al confine con la Repubblica Ceca.

La campanella dell’ultimo round tra Varsavia e Praga è suonata dopo la decisione della Polonia di estendere la durata di vita della miniera di Turow fino al 2044. La lignite di Turow alimenta principalmente una vicina centrale elettrica che, da sola, produce circa l’8% del fabbisogno di elettricità del paese. Ma si trova a ridosso del confine e il suo impatto su ambiente e salute non conosce frontiere.

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Secondo Praga, il sito minerario della Bassa Slesia inquinerebbe le falde acquifere della regione ceca di Liberec, appena oltre confine. Inoltre, avrebbe altri impatti negativi sull’ambiente soprattutto sulle città di Frydlant e Hradek. Per questo aveva chiesto che la valutazione d’impatto ambientale incorporasse le sue osservazioni.

La Polonia ha fatto orecchie da mercante e si è beccata la reprimenda di Bruxelles. Per la Commissione UE, Varsavia ha violato la direttiva sulla valutazione dell’impatto ambientale, che richiede sia la consultazione transfrontaliera sia il rispetto del principio di cooperazione sancito dal trattato fondativo dell’Unione. Poi la mossa ceca di trascinare l’inquinante vicino di fronte al massimo tribunale europeo con sede in Lussemburgo.

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Da Varsavia arriva solo una nota stizzita. “La multa citata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea è sproporzionata alla situazione e non è giustificata dai fatti”, sostiene il governo sottolineando che “mina il processo in corso per raggiungere un accordo amichevole” con la Repubblica Ceca. Processo che, in realtà, è già naufragato lo scorso giugno vista l’irremovibilità polacca.

D’altronde la Polonia ha fissato (con gran fatica) una data per l’abbandono definitivo del carbone: il lontanissimo 2049. E non intende anticipare nulla. Di pochi mesi fa l’annuncio che la centrale a carbone di Bełchatów sarà spenta tra il 2030 e il 2036. È l’impianto più inquinante d’Europa e con i suoi 5GW copre circa il 20% del fabbisogno elettrico polacco.

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