Misure anti Covid-19 e ambiente: diminuisce lo smog, cresce la plastica

Le restrizioni imposte per combattere la diffusione della malattia hanno determinato in Europa un miglioramento della qualità dell’aria e una diminuzione dei gas serra. Effetti temporanei controbilanciati in parte da un’aumento della plastica usa getta

Misure anti Covid-19
Foto di Fabrizio_65 da Pixabay

Pubblicato il briefing dell’AEA sugli effetti ambientali delle misure anti COVID-19

(Rinnovabili.it) – La pandemia del nuovo coronavirus sta avendo un significativo impatto un sulla vita delle persone a livello mondiale. E mentre il pianeta è ancora nel vivo della battaglia, c’è chi mette insieme tutte le informazioni disponibili sugli effetti ambientali a breve termine delle misure anti COVID-19. Parliamo dell’Agenzia Ambientale Europea (AEA) che, in un nuovo briefing, cerca di capire cosa si possa apprendere da questi effetti; e come le nozioni acquisite possano contribuire a plasmare il futuro.

Oggi sappiamo che esiste uno stretto legame degrado ambientale e diffusione del Sars-CoV-2 (così come di altre zoonosi). Ma al di là delle cause del COVID-19, in molti paesi, le misure di blocco hanno fornito un veloce assaggio di come la natura risponda ad un minor disturbo umano, sia in contesti rurali che urbani. Basti pensare ai primi mesi di lockdown, quando nei porti del Mediterraneo sono stati avvistati alcuni squali e, vicino alle coste, delfini e capodogli.

Le misure anti COVID-19 stanno avendo un impatto diretto anche sull’uso di energia e sulle emissioni effetto serra. Le attuali previsioni della Commissione Europea stimano per il 2020 una contrazione del PIL comunitario del 7,6% e una riduzione senza precedenti del carbonio rilasciato in atmosfera rispetto al 2019. Ma, sottolinea l’AEA, “saremo in grado di quantificare completamente la sua entità solo dopo il 2020”.

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Uno degli effetti a breve termine più evidenti delle misure anti COVID-19 è stato il notevole miglioramento della qualità dell’aria. Basta guardare al diossido di azoto (NO2), un inquinante secondario legato ai veicoli, che svolge un ruolo fondamentale nella formazione dello smog fotochimico. La concentrazione di NO2 è diminuita del 61% in Spagna, del 52% in Francia e del 48% in Italia. Anche le concentrazioni di PM10 sono diminuite in tutta Europa in questo periodo, ma i cali appaiono pronunciate. Nel contempo anche l’inquinamento acustico è diminuito in modo significativo.

Non tutti gli effetti sull’ambiente si sono dimostrati, per così dire, “positivi”. La pandemia ha causato cambiamenti significativi nella produzione e nel consumo di plastica così come nei rifiuti associati. Come era naturale aspettarsi, ha portato ad un improvviso aumento della domanda globale di dispositivi di protezione individuale (DPI), come maschere, guanti, camici, disinfettanti per le mani in bottiglia, ecc. In Italia, in soli 8 mesi, abbiamo prodotto 300mila tonnellate di rifiuti sanitari, contando solo mascherine e guanti (dati commissione Ecomafie).

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La plastica monouso è cresciuta anche attraverso i nuovi servizi di asporto che hanno sostituito la ristorazione classica e l’impennata di acquisti on line. “Mentre i prodotti in usa e getta hanno svolto un ruolo importante nella prevenzione della diffusione del COVID-19 a breve termine – scrive l’AEA – l’aumento della domanda di questi articoli potrebbe mettere alla prova gli sforzi dell’UE per frenare l’inquinamento da plastica e passare a un sistema più sostenibile e circolare”.

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