‘La nostra Terra è malata’, per Papa Francesco crisi ambiente più complessa di quella sanitaria

Il Pontefice rivolgendosi al Corpo diplomatico dice le cose come stanno, e ricorda “l’indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali”. L’emergenza Covid-19 ci ha mostrato “il volto di un mondo malato anche nell’ambiente, nei processi economici e in quelli politici”. L’auspicio che la Cop26 a Glasgow consenta di trovare un’intesa efficace.

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di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – “Non è solo l’essere umano ad essere malato, lo è anche la nostra Terra. La pandemia ci ha mostrato ancora una volta quanto anch’essa sia fragile e bisognosa di cure”. Papa Francesco mette la crisi ambientale al centro del suo incontro con il Corpo diplomatico; dice le cose come stanno, e ricorda “l’indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali”. Per il Papa siamo di fronte a una crisi “molto più complessa e permanente” di quella sanitaria. Una crisi che – osserva – richiede soluzioni condivise di lungo periodo”.

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Fin dall’inizio è parso evidente che la pandemia avrebbe inciso notevolmente sullo stile di vita cui eravamo abituati – rileva il Bergoglio – facendo venire meno comodità e certezze consolidate. Essa ci ha messo in crisi, mostrandoci il volto di un mondo malato non solo a causa del virus, ma anche nell’ambiente, nei processi economici e in quelli politici, e più ancora nei rapporti umani. Ha messo in luce i rischi e le conseguenze di un modo di vivere dominato da egoismo e cultura dello scarto e ci ha posto davanti un’alternativa: continuare sulla strada finora percorsa o intraprendere un nuovo cammino”.

“Certamente vi sono profonde differenze tra la crisi sanitaria provocata dalla pandemia e la crisi ecologica causata da un indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali – mette in evidenza – quest’ultima ha una dimensione molto più complessa e permanente, e richiede soluzioni condivise di lungo periodo. In realtà, gli impatti, per esempio, dei cambiamenti climatici, siano essi diretti, quali gli eventi atmosferici estremi come alluvioni e siccità, oppure indiretti, come la malnutrizione o le malattie respiratorie, sono spesso gravidi di conseguenze che permangono per molto tempo”.

Poi Papa Francesco gli impatti dei cambiamenti climatici li mette sotto gli occhi, rendendoli concreti: “Penso per esempio alle ripercussioni sulle numerose piccole isole dell’Oceano Pacifico che rischiano gradualmente di scomparire. E’ una tragedia che causa non solo la distruzione di interi villaggi, ma costringe anche le comunità locali, e soprattutto le famiglie, a spostarsi continuamente, perdendo identità e cultura. Penso pure alle inondazioni nel sud-est asiatico, specialmente in Vietnam e nelle Filippine, che hanno provocato vittime e lasciato intere famiglie senza mezzi di sussistenza. Né si può tacere il progressivo riscaldamento della Terra, che ha causato devastanti incendi in Australia e in California. E anche in Africa i cambiamenti climatici, aggravati da interventi sconsiderati dell’uomo e ora anche dalla pandemia, sono causa di grave preoccupazione. Mi riferisco anzitutto all’insicurezza alimentare che nel corso dell’ultimo anno ha colpito particolarmente il Burkina Faso, il Mali e il Niger, con milioni di persone che soffrono la fame; come pure alla situazione in Sud Sudan, dove si corre il rischio di una carestia e dove peraltro persiste una grave emergenza umanitaria: oltre un milione di bambini ha carenze alimentari, mentre i corridoi umanitari sono spesso ostacolati e la presenza delle agenzie umanitarie nel territorio viene limitata”.

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Secondo Bergoglio “la risoluzione di queste crisi richiede una collaborazione internazionale per la cura della nostra Casa comune. Auspico pertanto che la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (la Cop26), prevista a Glasgow nel novembre prossimo, consenta di trovare un’intesa efficace per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico. È questo il tempo di agire, poiché possiamo già toccare con mano gli effetti di una protratta inazione”.

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