Rise St James: la giustizia ambientale vince il Premio Goldman 2021

Sharon Lavigne ha iniziato a riscrivere la storia del “Vicolo del cancro”, come è chiamata l’area tra New Orleans e Baton Rouge per l’inquinamento portato dall’industria petrolchimica. La storia di Rise St James e di come 10 persone in un soggiorno possono fermare un colosso cinese della chimica

Premio Goldman 2021: Sharon Lavigne, la giustizia ambientale vince in Louisiana
credits: Goldman Environmental Prize

Il Premio Goldman 2021 all’attivista che si batte contro il razzismo ambientale in Louisiana

(Rinnovabili.it) – Il riscatto del “Vicolo del cancro”, come è chiamata l’area alla foce del Mississippi tra New Orleans e Baton Rouge. La lotta contro i colossi del petrolchimico. La vittoria contro un impianto per la produzione di plastica da 1,25 miliardi di dollari. La difesa delle comunità afroamericane che si devono districare tra tassi di tumori più alti del normale e un razzismo ambientale sistemico. Sono gli ingredienti che hanno portato l’attivista Sharon Lavigne alla vittoria del Premio Goldman 2021, il “Nobel dell’ecologia”, insieme ad altre 5 attiviste da ogni regione del mondo.

La strada verso il Premio Goldman 2021

Rise St James, c’è stampato sulla maglietta gialla con cui Sharon Lavigne si è fatta fotografare per il Premio Goldman 2021. St James Parish è la sua comunità, attorniata da 200 impianti della filiera del petrolchimico condensati lungo 80 km di fiume. Gialla come la pioggia tossica che bagna quel pezzo di Louisiana dopo le notti in cui le aziende rilasciano sostanze chimiche in atmosfera.

St James ha tra le più alte concentrazioni di sostanze chimiche tossiche nel paese, con tassi di cancro 50 volte superiori alla media nazionale, secondo le statistiche dell’EPA, l’agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti.

Ma questo non impedisce a nuovi impianti di ricevere i permessi. Nel novembre 2018 è la volta dell’azienda chimica cinese Wanhua. L’impianto avrebbe prodotto centinaia di tonnellate di diisocianato di metilene difenile, una sostanza che serve per produrre schiume. Ma è nota per colpire la funzione respiratoria negli esseri umani e causa tumori nei ratti. In più la fabbrica di materie plastiche avrebbe rilasciato in aria monossido di carbonio, composti organici volatili, formaldeide, benzene e altri inquinanti tossici nell’ambiente. Tutto questo a poca distanza dai quartieri residenziali, tutti low-income e a maggioranza afro-americana. E con 10 anni di esenzione dalle tasse garantiti. Inizia qui la strada di Lavigne verso il Goldman Prize 2021.

Rise St James

Sharon Lavigne è figlia d’arte. Ha fatto l’insegnante per tutta la vita e poi, a 68 anni, è tornata a fare quello che faceva la madre: l’attivista per i diritti della sua comunità. Nasce così Rise St James, un’organizzazione ambientalista – a sfondo religioso – partita da una riunione tra 10 persone in un soggiorno e ora gestisce uno staff e 20 volontari.

Il motore è la parrocchia, dove Lavigne ha iniziato a spiegare i rischi del nuovo impianto. Un attivismo civico su scala locale che l’ha portata a parlare con ciascun membro della comunità. E poi con i politici locali, chiedendo una moratoria sui nuovi impianti. Di fronte al no è passata a organizzare manifestazioni pubbliche e a intessere legami con altre coalizioni per la giustizia ambientale come Louisiana Bucket Brigade e 350.org.

A settembre 2019, appena un anno dopo aver ricevuto tutti i permessi, la Wanhua ha ritirato la sua domanda di utilizzo del suolo per la fabbrica. Stop definitivo e ufficiale all’impianto di manifattura plastica. La pressione della campagna sollevata da Lavigne ha avuto la meglio.

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