Il Belpaese non respira più, qualità dell’aria pessima nonostante la pandemia

I dati dell’Agenzia europea per l’ambiente rivelano che solo il 40% delle 323 città europee analizzate ha valori buoni sui PM2.5 nel biennio 2019-2020. L’Italia va male: poche eccellenze, male la pianura padana per il mix di concentrazione industriale e geografia

Qualità dell’aria: metà delle città europee va male sulle polveri sottili
Foto di tasukaran da Pixabay

Il monitoraggio EEA sulla qualità dell’aria in Europa

(Rinnovabili.it) – Solo 127 delle 323 città europee analizzate ha valori accettabili di polveri sottili. Più della metà dei centri urbani sfora i parametri consigliati dall’Organizzazione mondiale della sanità per i PM2.5. L’Italia non se la passa molto bene a qualità dell’aria. Tra le migliori c’è Sassari, che si posiziona al 14 posto assoluto. Fanalini di coda Vicenza e Cremona, rispettivamente a 320° e 322° posto, tra le peggiori di tutta Europa.

La fotografia scattata dall’EEA, l’Agenzia europea per l’ambiente, parla di un continente che fatica a ottenere miglioramenti sulla qualità dell’aria soprattutto nelle regioni storicamente più indietro. L’est Europa, dove si concentra un settore energetico particolarmente legato alle fossili (soprattutto carbone) e industrie pesanti non all’avanguardia, registra la concentrazione maggiore di città nella parte bassa della classifica.

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E come spesso accade, anche la pianura padana – un po’ per ragioni legate alla sua storia industriale, un po’ a causa della geografia infelice per la circolazione dell’aria – finisce regolarmente punita da questi monitoraggi. Monitoraggi che si basano su una rete di 400 stazioni di rilevamento sparse per tutto il continente e misurano i livelli di PM2.5 medi. In questo caso, si tratta di una media tra le rilevazioni del 2019 e quelle del 2020. I dati vengono poi ripartiti in categorie che fanno riferimento ai valori-soglia dell’Oms e dell’UE. La prima giudica buona la qualità dell’aria quando le polveri sottili sono inferiori a 10 µg/m3, mentre Bruxelles fissa il limite da non superare a 25 µg/m3.

L’aspetto che sottolinea l’EEA è che gli sforamenti e le scarse performance delle città europee si sono ripetuti anche con il lockdown di mezzo. La pandemia non ha influito positivamente sulla qualità dell’aria, al massimo è stata una breve oscillazione nella curva dell’inquinamento atmosferico. Il Covid-19 ha avuto invece effetti notevoli sui livelli di NOx, strettamente correlati al traffico veicolare. Mentre le polveri sottili derivano anche, ad esempio, dal riscaldamento domestico.

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Tutti i dati relativi alla qualità dell’aria delle città europee sono resi disponibili dall’EEA con una semplice mappa interattiva (disponibile qui). Commenta Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’EEA: “Sebbene la qualità dell’aria sia notevolmente migliorata negli ultimi anni, l’inquinamento atmosferico rimane ostinatamente elevato in molte città in tutta Europa. Questo visualizzatore della qualità dell’aria della città consente ai cittadini di vedere da soli in un modo facile da usare come sta andando la loro città rispetto ad altri sull’inquinamento atmosferico. Fornisce informazioni concrete e locali che possono responsabilizzare i cittadini nei confronti delle loro autorità locali per affrontare i problemi”.

Molte le città italiane inserite in classifica, circa 50. Di queste solo 6 sono catalogate con una buona qualità dell’aria: Sassari, Genova, Livorno, Salerno, Savona, Catanzaro. Tutte le altre sono nella seconda metà della classifica, dalla posizione 148° in giù. Nella parte più bassa della lista sono ben 9 quelle oltre la soglia dei 20 µg/m3 e quindi con qualità scarsa o molto scarsa: Milano, Treviso, Bergamo, Piacenza, Venezia, Pavia, Brescia, e le già citate Vicenza e Cremona.

Secondo dati EEA, l’inquinamento atmosferico causa quasi 500mila morti premature in tutta Europa. L’Italia è regolarmente tra i paesi con le performance peggiori, a partire da quelle relative ai livelli di PM2.5.

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