Nuovo piano tedesco per tagliare le emissioni

Il governo Merkel ha approvato ieri il nuovo piano per raggiungere gli obiettivi sulle emissioni stabiliti dal 20-20-20. Previsto un ulteriore taglio di 78 milioni di tonnellate

German wind farm

 

(Rinnovabili.it) – La Cop20 di Lima ha ricevuto ieri un ulteriore impulso, quando il governo tedesco ha approvato la nuova strategia per garantire il raggiungimento degli obiettivi 2020, che prevedono la riduzione delle emissioni di gas serra del 40 per cento.

Il Paese effettuerà alcuni dei tagli più drastici mai stabiliti da qualsiasi nazione industrializzata, e potrà permetterselo in gran parte grazie al suo investimento in energie rinnovabili. Tuttavia, correndo ai ripari con tale fretta, la Germania dimostra di essere in ritardo sulla tabella di marcia del 20-20-20. Il ritmo di riduzione delle emissioni si è arrestato negli ultimi anni, sollevando preoccupazioni sulla capacità di raggiungere il target. Si temeva addirittura che Berlino mancasse l’obiettivo dell’UE di 5-8 punti percentuali.

 

Per far fronte alle polemiche e mantenere le promesse, il governo Merkel ha deciso di tagliare ulteriori 78 milioni di tonnellate di emissioni entro il 2020. I settori che dovrebbero aiutare il Paese ad assolvere agli impegni sono l’edilizia, i trasporti, i rifiuti, l’agricoltura e l’energia.

«Questo è il pacchetto più completo di protezione del clima che il governo tedesco abbia mai presentato», ha detto il ministro dell’Ambiente Barbara Hendricks.

Le stime suggeriscono che il nuovo programma dovrebbe contribuire a mobilitare 40 miliardi di euro di investimenti entro il 2018.

 

In particolare, 1 miliardo l’anno di sovvenzioni andranno ai programmi di efficienza energetica nazionali, nel tentativo di ridurre le emissioni da 25 a 30 milioni di tonnellate, mentre uno sdoganamento dell’auto elettrica potrebbe ridurre le emissioni di ulteriori 10 milioni di tonnellate. Altri 3.6 milioni di tonnellate di CO2 verranno risparmiati dal settore agricolo. La nuova strategia prevede poi di tagliare 22 milioni di tonnellate dal settore energetico: ciò potrebbe significare la chiusura per otto centrali elettriche a carbone.

La mossa ha spinto i gruppi industriali a lanciare strali contro il governo, denunciando un calo di competitività per il Paese se entreranno in vigore le misure e un aumento dei costi energetici.

Anche verdi hanno criticato il pacchetto, accusando il governo di non aver preso un impegno abbastanza serio per chiudere gli impianti a carbone, e di non aver fornito proposte dettagliate per garantire il raggiungimento dei nuovi obiettivi.

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