Oceani senza ossigeno: -2% per colpa del riscaldamento globale

La tendenza è più accentuata nell’Artico, sulla costa occidentale dell’America centrale e meridionale e nell’oceano Indiano settentrionale. E le “zone morte” si possono espandere

Oceani senza ossigeno: -2% per colpa del riscaldamento globale

 

(Rinnovabili.it) – La quantità di ossigeno presente negli oceani è in declino a causa del riscaldamento globale. La tendenza è conosciuta da tempo, ma per la prima volta è stato pubblicato uno studio completo e globale, che mette insieme milioni di rilevazioni in tutto il Pianeta e restituisce un’immagine più precisa della situazione attuale.

Secondo i ricercatori del Geomar Helmholtz Centre for Ocean Research di Kiel, in Germania, gli oceani hanno perso ben il 2% dell’ossigeno tra il 1960 e il 2010. Una tendenza univoca, ma la cui distribuzione non è uguale per tutti i mari. A patire in modo maggiore sono soprattutto le acque dell’Artico, la costa occidentale dell’America centrale e meridionale, le zone settentrionali dell’oceano Indiano.

 

La causa di questa diminuzione, spiegano i ricercatori nello studio pubblicato sulla rivista Nature, è il riscaldamento globale. Più le acque sono calde, meno hanno la capacità di trattenere al loro interno i gas. E le temperature influenzano anche un secondo aspetto centrale: il processo di stratificazione degli oceani. Normalmente, l’ossigeno si dissolve nella parte superiore degli oceani e in seguito si distribuisce anche agli strati più bassi. Ma a causa dell’aumento delle temperature delle acque ciò non avviene più come in passato. Gli strati superficiali, più caldi e quindi meno densi, tendono a scendere con più lentezza. Così, le parti ricche di ossigeno rimangono in superficie.

Una dinamica che mette a rischio gli ecosistemi marini. Già oggi gli oceani presentano delle “zone morte”, cioè delle aree che contengono quantità molto basse di ossigeno che le rendono inadatte per la maggior parte delle specie marine, soprattutto a profondità mediane. Gli scienziati temono che un ulteriore declino dell’ossigeno le possa espandere. Inoltre, in quelle aree prosperano invece microorganismi che producono alcuni gas serra come gli ossidi di azoto: un loro aumento di numero contribuirebbe ad accelerare alcuni fattori responsabili del riscaldamento globale.