Petrolio: Obama raddoppia le estrazioni nel Golfo del Messico

Il presidente USA propone l’apertura di una nuova zona di trivellazione per il petrolio nel Golfo del Messico. Il disastro BP è già un ricordo

Petrolio Obama raddoppia le estrazioni nel Golfo del Messico

 

(Rinnovabili.it) – Aveva appena finito di ridipingere la sua immagine di verde, vietando le trivellazioni in Alaska, che ha aperto un nuovo fronte di contrasto con l’ambientalismo. Barack Obama ha deciso infatti di raddoppiare le estrazioni di petrolio nell’Oceano Atlantico, al largo della costa orientale degli Stati Uniti. Proprio in quella zona – il Golfo del Messico – dove è ancora fresca la memoria del disastro ambientale causato dal collasso della piattaforma petrolifera Deep Water Horizon. Il processo BP è iniziato il 20 gennaio scorso, e la compagnia rischia 13.7 miliardi di multa.

Nonostante un contesto piuttosto burrascoso e una presa di posizione sulle trivellazioni in Artico, che aveva fatto ben sperare il mondo ambientalista, ieri il presidente americano ha avanzato la proposta che potrebbe avviare i primi impianti di perforazione al largo delle Outer Banks della Carolina e di altre destinazioni turistiche vicine alla Virginia e alla Georgia.

 

La costa del Pacifico, dove vi è una forte opposizione alle trivellazioni sia da parte dei governatori che del pubblico, rimarrebbe off-limits. Ad est, soprattutto nelle roccaforti repubblicane, invece, il piano di Obama trova terreno fertile.

«Continuiamo a tenere un approccio ‘all-of-the-above’ allo sviluppo interno di energia», ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca.

Il progetto prevede un’unica zona di estrazione del petrolio, che potrebbe estendersi dalla Chesapeake Bay in Virginia – passando per la North e la South Carolina – fin giù alla Georgia. Sarebbe la zona più ampia mai aperta alle trivelle. “Unica rassicurazione”: le compagnie petrolifere sarebbero costrette a rimanere 50 miglia al largo.

 

Sierra Weaver, un avvocato del Southern Environmental Law Center, ha detto che la proposta è inaccettabile, perché mette a rischio il turismo degli Stati costieri: «Stiamo parlando di Outer Banks. Stiamo parlando di Charleston. Stiamo parlando di spiagge incontaminate che le persone conoscono e amano, in cui si recano da generazioni con le loro famiglie», ha spiegato.

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