Le ong del Brasile chiedono aiuto all’ONU per sfidare Bolsonaro

160 ong e molti politici di opposizione chiedono al palazzo di Vetro di condannare Bolsonaro per aver infiltrato degli agenti segreti alla COP25 di Madrid per intimidire gli attivisti

Bolsonaro
Credits: Casa Rosada via Wikimedia Creative Commons Attribution 2.5

Appello alle Nazioni Unite per frenare lo strapotere di Bolsonaro

(Rinnovabili.it) – Le Nazioni Unite devono condannare il Brasile per aver infiltrato le sue spie tra la delegazione mandata alla COP25 di Madrid. Lo chiedono a gran voce gli attivisti ambientali brasiliani, per nulla intimoriti dalle pratiche di controllo e intimidazione portate avanti dal presidente Jair Bolsonaro e dal suo governo a forte trazione militare.

Oltre 160 ong del paese sudamericano, appoggiate anche da deputati e senatori federali dell’opposizione, hanno affermato che il governo brasiliano ha “violato la sicurezza e l’incolumità dei delegati all’interno delle sedi delle Nazioni Unite” e ha compromesso la loro privacy e la libertà di pensiero e di parola. la denuncia al Palazzo di Vetro è corale perché se tollerato, quanto successo alla COP l’anno scorso potrebbe costituire “un terribile precedente”.

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A metà ottobre è emerso che almeno 4 membri del team negoziale brasiliano erano dei servizi segreti (Abin). Decisione di Bolsonaro, che li ha voluti per controllare il resto della delegazione e per intimidire gli attivisti. Soprattutto su un tema molto sensibile per il presidente di estrema destra populista: le sue politiche sull’Amazzonia. Bolsonaro spinge per lo sfruttamento delle risorse della foresta a discapito delle comunità indigene e della tutela dell’ambiente. “Dettagli” che avrebbero il disdicevole problema di frenare lo sviluppo dell’economia nazionale.

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Tanto importanti, le politiche sull’Amazzonia, da spingere oggi il vicepresidente brasiliano, Hamilton Mourao, a difendere a spada tratta le politiche ambientali del Brasile. Sostenendo che il paese sta lavorando per proteggere la foresta pluviale amazzonica. E che nulla cambierà anche se il candidato democratico Joe Biden vincerà le elezioni presidenziali statunitensi che si stanno svolgendo in questi giorni.

“Abbiamo spento più di 7.500 incendi boschivi – ha detto Murao oggi ai giornalisti – Vorrei mostrare risultati migliori, non siamo ancora riusciti, ma persisteremo”. Una difesa risibile a fronte dei dati ufficiali pubblicati in questi giorni dall’agenzia spaziale brasiliana che monitora l’Amazzonia. I primi 10 mesi del 2020 hanno visto un aumento del 25% degli incendi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E il mese di ottobre che si è appena concluso ha registrato un record negativo per gli incendi in Amazzonia: sono stati 17.326, cioè il doppio di ottobre 2019.

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